mercoledì 26 ottobre 2011

Depuratore, la Regione non paga. Si fermano i lavori a Punta Gradelle

Un'opera considerata strategica per la pulizia del mare dell’intera costiera sorrentina

Fonte: Fabrizio Geremicca da il Corriere del Mezzogiorno

Vico Equense - La Regione Campania non paga, si fermano i lavori per la realizzazione del depuratore di Punta Gradelle, opera considerata strategica per la pulizia del mare dell’intera costiera sorrentina. Chi si affacci al cantiere, in via Murrano, la strada che conduce dalla statale sorrentina alla Marina di Seiano, nel Comune di Vico Equense, trova un cancello chiuso ed il deserto. All’esterno, beffardo, il cartello che indica la conclusione prevista dei lavori: ottobre 2011. Cioè, ora. Ben che vada, invece, l’opera sarà pronta nella primavera del 2013. Sempre che, naturalmente, si ricominci a lavorare. Tutt’altro che scontato perché, riferisce un ingegnere nella sede della Punta Gradelle scarl, il quartier generale delle imprese impegnate nell’opera, «avanziamo crediti per circa due milioni e mezzo e la Regione non paga più da maggio. Da quanto ci ha detto Palazzo Santa Lucia, complice lo sforamento del patto di stabilità, non arriveranno finanziamenti fino a febbraio o marzo. Poiché le banche sono sempre più restie ad anticipare liquidità, non è escluso che il cantiere resti bloccato per mesi». Con un’aggravante non di poco conto. L’unica realizzazione quasi ultimata del progetto varato anni fa da Sogesid è un viadotto che taglia a metà il vallone di Seiano. «Strada di servizio», recita un cartello. Un mostro di cemento che ha provocato l’abbattimento di centinaia di agrumi ed ulivi, giustificato dalla presunta necessità di evacuare dal cantiere del depuratore i materiali di scavo e poi, dall’impianto in attività, i fanghi prodotti. Un’opera inutile, perché c’è già una strada, utilizzata abitualmente da camion ed autobus, che conduce dalla Marina di Seiano alla statale. Un’opera che ha assorbito milioni e che è stata infine bloccata, per alcuni rilievi della Soprintendenza e per perizie in corso disposte dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata.


Ma torniamo al depuratore che non c’è. I lavori iniziano nel 2007. Ente appaltante il commissariato regionale di governo, all’epoca guidato da Antonio Bassolino. Progetto della Sogesid, società in house del Ministero dell’Ambiente. L’idea è ambiziosa: un depuratore moderno, adeguato alle normative europee, da realizzare nella roccia, con un impatto ambientale contenuto. Un impianto che dovrebbe ripulire gran parte delle acque reflue della costiera sorrentina, comprese quelle che attualmente una condotta sottomarina gestita dalla Gori porta al largo tra Vico Equense e Meta di Sorrento. Appalto da poco meno di 41 milioni di euro, aggiudicato ad un’associazione temporanea di imprese. Ne fanno parte: Consorzio Ravennate, Siba, Sidi, Cogeis, S.i.m.m., Idi srl. Lo scavo nella roccia è affidato ad Angelo Intini spa, controllata attualmente da Enrico Intini, l’imprenditore che compare nelle intercettazioni della Procura di Bari relative agli appalti Finmeccanica. Quelle dell’inchiesta che coinvolge anche Giampaolo Tarantini. Intini subappalta per 560.000 euro a Società internazionale gallerie. Quest’ultima è proprietà di Rosanna e Massimiliano Insigne, i figli dell’ex consigliere regionale arrestato nel 2006, perché accusato di contiguità col clan dei Casalesi, ed assolto nel 2007. Il 30 aprile 2009 la Società internazionale gallerie, che si occupa dello scavo nella roccia, è raggiunta da una interdittiva antimafia, perché la Prefettura ravvisa elementi che lasciano presagire tentativi di condizionamento mafioso. Si interrompono all’inizio dell’estate di due anni fa, dunque, i lavori relativi al tunnel del depuratore di Punta Gradella. Riprendono nell’autunno del 2009. Lo scorso anno parte anche la realizzazione del viadotto – mostro che è giustificato nel progetto come strada al servizio del depuratore ma che, a differenza di quest’ultimo, procede spedito, fino all’inizio dell’estate scorsa, quando scoppia lo scandalo. La Procura della Repubblica di Torre Annunziata accende i riflettori su quel nastro di cemento; la Soprintendenza finalmente si muove, sia pure solo per chiedere qualche modifica che rispetti il progetto inizialmente approvato. Quanto al depuratore, variante dopo variante, la spesa prevista è già lievitata ben oltre i 41 milioni di euro inizialmente previsti. “Effettivamente c’è un problema di cassa”, dice l’assessore all’ambiente della giunta regionale, Giovanni Romano. “Il settore del ciclo integrato delle acque ha avuto assegnato un tetto di spesa, in sede di programmazione finanziaria 2011, più basso rispetto alle esigenze. Di qui i problemi, che non riguardano solo Punta Gradelle, ma coinvolgono anche altre opere in corso di realizzazione, in particolare i depuratori di Ischia, di Castellammare di Stabia, il collettore di Cuma. Per quello di Gragnano siamo riusciti invece a pagare proprio oggi(25 ottobre) l’impresa”. Conclude ritornando a Punta Gradelle:”Abbiamo avuto già vari incontri con le imprese. Siamo pronti a riconoscere il credito e non dispero di ottenere, in una delle prossime sedute di giunta, un aumento del tetto di spesa del ciclo integrato delle acque”. Intanto, però, lavori fermi e cantiere deserto.

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