venerdì 21 agosto 2015

Il depuratore da solo non risolve il problema

Punta Gradelle
di Salvatore Guida

Vico Equense - In relazione a quanto si sta discutendo in questi giorni circa l’inquinamento marino e il depuratore di Punta Gradelle, mi permetto di offrire un contributo, spero significativo per fare chiarezza su alcuni punti, forte dell’esperienza ultraventennale acquisita negli impianti di depurazione. Voglio subito specificare una cosa per i non addetti: un depuratore non è un serbatoio o un contenitore in cui si immette acqua sporca senza limiti e la si ritrova pulita all’uscita. L’impianto di depurazione è un lineare processo biologico (coadiuvato da apparecchiature elettromeccaniche) che consente, in linea con i dati progettuali, il trattamento di un definito quantitativo di metri cubi di acque nere caratterizzate da un definito valore di carico inquinante (BOD). Un parametro universalmente riconosciuto per determinare la dimensione di un depuratore è “il numero di Abitanti Equivalenti”. Il depuratore di punta Gradelle, definito “Costiera Sorrentina e Capri”, è di 100.000 ab/eq. (dati riferiti al 1986 quando fu elaborato dalla Cassa per il Mezzogiorno il PS3 – Progetto Speciale per il disinquinamento del golfo di Napoli). Il procedimento di chiarificazione, meccanico-biologico produce fango. Nel nostro caso con una “gestione oculata”, trattandosi di liquami in ingresso provenienti prevalentemente da civili abitazioni o alberghi, si può ottenere un ottimo risultato e l’acqua pulita al 95%. Con l’installazione di 2-3 apparecchiature (BOC- Torbidimetro) si può monitorare in continuo l’acqua in uscita. I fanghi prodotti, come altri paesi europei fanno da anni, opportunamente trattati possono diventare concime per vivai, giardini e orti.
 
Negli grossi impianti siamo stati i primi a produrre biogas (Digestione anaerobica) e successivamente energia elettrica. Passiamo adesso agli altri problemi, alcuni già evidenziati sul blog da autorevoli commentatori, da risolvere possibilmente prima della messa in esercizio del depuratore. Poiché è impossibile immettere l’acqua di pioggia nel depuratore, la prima cosa da fare è separare la fogna bianca dalla nera. Per quanto riguarda lo sfioro idraulico (certamente più di uno) bisogna esaminare la mappe della rete fognaria. Sarebbe altresì utile realizzare un sistema di telecontrollo di tutte le stazioni di sollevamento a pompe dislocate da Vico a Massalubrense. Le imprese industriali e zootecniche devono scaricare nei termini di legge; il trattamento del letame può portare un tornaconto economico (invece di ammucchiarlo e aspettare la pioggia che lo porti a mare). Fare un censimento degli scarichi (su questo punto, purtroppo, si sono fin qui arenati tutti gli enti finora creati allo scopo (Casmez, Sogesid, Castalia, Arpac, ATO, Comuni, ecc). Per gli addetti ai lavori, qualora ne avessero bisogno, resto a disposizione per qualsiasi tipo di consulenza e/o consiglio per il montaggio, collaudo e gestione (ovviamente gratis, perché amo la mia terra e perché sono pagato dallo Stato, dopo essermi guadagnato la pensione nei grossi impianti di Cuma (1.200.000 Ab/Eq.) e Regi lagni (930.000 Ab/Eq.).

1 commento:

Giuseppe Guidone ha detto...

Sicuramente si tratta di in inizio e non di una soluzione definitiva ma e' gia' qualcosa e siamo gia' troppo in ritardo per poterci permettere altri stop!