giovedì 21 luglio 2016

A cosa serve la cultura?

Nomatembo Tanbo e Benedetto Migliaccio 
di Filomena Baratto

Vico Equense - Sant’Agata sui due Golfi, pomeriggio al bar ospite del Presidente della Pro Loco Donato Iaccarino e Maria Cacace, assessore alla Pubblica Istruzione di Massalubrense, davanti a un caffè a parlare di libri e di cultura con dovute considerazioni. Ci si chiede come coinvolgere le persone alla cultura, al confronto, all’ascolto. Il discorso chiama in causa la scuola e poi i figli, il rapporto tra genitori e figli, fatto di monosillabi, incontri fugaci, tecnologia che prende il posto del faccia a faccia. Quanto conta la cultura? Veloci risposte buttate giù con il caffè e un sole a far capolino tra le foglie degli alberi. Intorno a noi tante persone ai tavoli, turisti per la maggior parte. Pomeriggio interessante per la discussione anche se di breve respiro e con tante risposte non proprio soddisfacenti. Mentre si parla, la mia mente fa riferimento a una figura che quest’anno ce l’ha messa tutta per risvegliare gli animi alla cultura e mi riferisco all’ex Sindaco di Vico Equense, Benedetto Migliaccio, che in poco più di un anno è riuscito a dare a Vico una ventata d’aria fresca con i suoi progetti. Indirettamente ho risposto a quello che mi chiedevo, cioè che la cultura vuole esempi, di persone che conoscano il valore profondo delle cose, che si emozionino per l’ascolto di una sinfonia o restino estasiati davanti a una tela, a cui luccichino gli occhi solo a parlarne. Ha lasciato una traccia, un’orma indelebile di progetti portati a termine presi come impegno per tutto il suo mandato. Non che gli altri siano stati da meno, ma in lui è stato un modus vivendi, uno stile che lo ha contraddistinto, una passione che lo ha portato ad agire in tal senso.
 
A cominciare dalla sua Ordinanza sul “Decoro”, quel “complesso di valori e atteggiamenti ritenuti confacenti a una vita dignitosa, riservata, corretta, quel chiarire che Vico è una città turistica e ha un’immagine da preservare. Persona di cultura e di spessore ha poi posto la questione del colore da ridare alla SS.Annunziata con tutto lo strascico di incomprensioni nate, per finire con il concerto nell’ex Cattedrale investendo anche il Rotary Club di Sorrento. E poi ancora ha coinvolto persone per creare un Conservatorio della Cultura Mediterranea nella SS.Trinità e Paradiso, progetto alquanto ambizioso, che non ha dato i risultati attesi, ma sicuramente ha creato uno spiraglio per sfruttare al meglio il complesso architettonico. Difficile dimenticare questa amministrazione Migliaccio dopo il successo della Festa della Pizza, idea geniale acclamata da tutti cittadini e abitanti dei comuni viciniori. E ancora come dimenticare il museo Asturi, un impegno che ha richiesto cura e collaborazione tra le parti per dare lustro all’artista vicano che meritava il giusto posto e la dovuta considerazione nella sua città. Sono tanti piccoli passi fatti di volontà prima ancora che di ordinanze. L’ex Sindaco ha lasciato un segno forte, trasmettendo il valore della cultura. Ricordo ancora la gente assiepata davanti alla chiesa giù alla spiaggia di Vico per la proiezione del film girato nel borgo di Massaquano. Sono momenti di condivisione molto importanti che rendono il senso di appartenenza, di festa, di ritrovarsi ed esserci. E poi manifestazioni a cui non è mai mancato con grande senso di responsabilità, dovere e piacere al di là del protocollo. Ha ospitato le scolaresche di Allauch, città della Francia con cui Vico ha creato un gemellaggio così come la delegazione al seguito dell’ambasciatore del Sudafrica Nomatembo Tambo e tante altre iniziative portate a termine. La politica è anche cultura e non solo sbrigare faccende, sarebbe riduttivo un politico “spicciafaccende” usando un termine napoletano, o solo un amministratore di denaro. La depressione giunge quando tutti fanno la fatidica domanda da un milione di dollari: “Ma come si fa a parlare di cultura quando servono strutture, mezzi, soldi, mica fa mangiare la cultura? La risposta è lunga e articolata, ma cerco di rispondere dicendo che prima di ogni impegno c’è la conoscenza, posta alla base di ogni nostra azione, situazione imprescindibile per essere un buon amministratore. Non si è amministratori di denaro, come si vorrebbe ridurre il compito della politica, ma amministratori di intenti, di idee, di complessive situazioni che vanno dipanate con metodo, ingegno, doti che non nascono dal niente ma analizzando, provando, considerando, attività che derivano da letture, ascolti, visioni di film, confronti che si possono avere solo attraverso la cultura. Lo “spicciafaccende” risolve faccende e basta, mentre il sapere sviluppa la nostra intelligenza, amplia i nostri orizzonti e la cultura è un ventaglio che si apre all’occorrenza. E’ conoscenza e ci permette di crescere facendoci pensare con la nostra testa e non aggregandoci agli altri come un gregge, cultura per non cadere nelle fauci dell’ignoranza e lasciarci guidare da chi pensa per noi, per non credere che amministrare sia mettere a punto strategie di profitto talvolta personali, ma cultura come espansione di pensiero e di azioni volte al benessere della comunità dove ogni bene va moltiplicato e conservato. La cultura è libertà di esprimersi e farlo nelle condizioni migliori. Tutti i problemi si risolvono meglio se li sappiamo affrontare con l’approccio giusto. Tra la strada da asfaltare e un museo da allestire preferiamo la prima, ma mentre la strada va asfaltata infinite volte, il museo è per sempre, mentre il traffico richiede continue strategie, un festival resta nella memoria, mentre un appalto si ripete continuamente, un concerto ti darà emozioni indimenticabili. La cultura è come un salvadanaio, dove metti dentro conoscenza che sembra non ti serva ma poi verrà il momento che potrai combattere solo con il sapere alla mano. Questo non significa dare priorità alla cultura e mettere in secondo piano tutto il resto, solo metterla al passo con tutte le altre iniziative e non come fanalino di coda o addirittura dimenticarsene. Un anno di cultura di cui non se ne può più fare a meno e questo è il vantaggio della cultura, che conosce solo il moltiplicare, il crescere, il valorizzare, il condividere, l’informare. Di tutto questo non si può non tener conto e spiace vedere che persone capaci tornino a casa invece di far parte ancora di un team. L’amministrazione Migliaccio sarà ricordata sicuramente per l’aspetto culturale anche dalla nuova amministrazione a cui vanno i migliori auguri per un ottimo lavoro in ogni ambito, compresa la cultura.

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