lunedì 10 luglio 2017

In ricordo del dottor Bruno Ercolano

di Filomena Baratto

Vico Equense - Ci sono medici che non valgono granchè sul piano umano, poi ci sono quelli che ci sono umanamente ma non sono bravi medici. E poi ci sono quelli come lui: un misto di umanità e bravura. Il ginecologo deve avere grande sensibilità e tatto, consapevole che, comunque si muova, va a profanare un tempio, quello della donna. Non è semplice parlare a un’altra persona della propria sfera privata, per quanto si tratti di salute, raccontargli di un mondo che la stessa donna a volte non ama svelare nemmeno a se stessa. Chi si occupa di questo lavoro deve amare molto sia la vita che la donna. Ne ho conosciuti diversi. Alcuni da radiare dall’albo dei medici per l’arroganza e la superbia con cui trattano la donna in sala parto, mancandole di rispetto e con un fare misogino. Con le mie orecchie ho sentito parole sprezzanti nei confronti di partorienti poco collaborative rasentando atteggiamenti di cattiveria pura. Se in quei momenti avessi potuto, li avrei bastonati come bestie, tanta l’avversione provata mentre mi trovavo in sala travaglio e potevo ascoltare chi mi precedeva in sala parto. Alcuni scommettono sul nascituro, senza cura per la madre, che oltretutto sta facendo uno sforzo. Altri ti lasciano come carne di macello sul tavolo mentre parlano di fatti personali o ancora peggio raccontano barzellette mentre soffri. Uomini senza cuore che dovrebbero avere cura delle donne e invece sono di un’indifferenza unica. Immagino il loro cinismo nella vita. Ci sono anche ginecologhe da dover radiare dall’albo che, invece di comprenderti di più, in quanto donne, assumono atteggiamenti di freddezza e non si accorgono di essere proprio come te.
 
Ma lui era diverso. Pacato, tranquillo, infondeva una grande fiducia, dava consigli, aveva tatto e trattava le donne con un fare paterno, come se dal suo muoversi dipendesse la sicurezza della paziente. Comprendeva le paure di una donna in gravidanza, dava ascolto e risalto a tutto quello che gli si chiedeva o gli si faceva presente. Aveva un modo di tranquillizzare su tutto, tono scherzoso e bonario che non significava incompetenza. Sapeva coniugare stato d’animo e situazione medica della partoriente. Sapere di non trovare più il suo sorriso, il suo rimprovero, o il suo essere scrupoloso, farà perdere un po’ di fiducia in molte sue pazienti. Era gentile, cortese, sapeva coccolare a suo modo la donna di turno. Dava l’impressione che a partorire fosse lui e che la paziente collaborasse. Non la lasciava mai sola, non si stancava di ammonirla né di seguirla. La sigaretta attutiva lo stress delle sue giornate piene che affrontava con aria gioviale e sorridente. Ogni medico avrà fatto i suoi errori e sono convinta che anche lui avrà avuto i suoi, ma era una persona unica, sempre disponibile, consapevole di avere tra le mani la vita. E chissà che tanta generosità non gli nascesse da quelle vite che seguiva per nove mesi e poi le metteva nelle mani delle loro mamme come trofei al termine della gravidanza. Ora non ci sarà più dietro a quella scrivania, con la sigaretta in mano, il sorriso sornione a farmi tante domande mentre compila la cartella. Eppure è passata una vita da quando ci siamo conosciuti per la prima volta. Adesso ci si sente un po’ orfane a sapere che non c’è più quella parola buona, quel prendersi cura e trovare il suo viso sempre disteso e pronto a prendere in mano la situazione. Non perché non ci siano altri ginecologici e tanti anche bravi e scrupolosi come lui, ma la storia è fatta anche di persone uniche e lui lo era. Un uomo dolce, una persona semplice, che amava la vita e, quando se la trovava tra le mani, nella sua posizione privilegiata a raccoglierla per primo alla fine del travaglio. Le sue notti insonni, il correre di mattina presto in clinica, aspettare il travaglio, rassicurare, tornare a casa stanco ma felice, era il suo rituale con ogni paziente. Nemmeno lo si poteva ingannare sulla cura, come quando nascondevo le pillole sotto il cuscino al settimo mese di gravidanza invece di curarmi la bronchite, per la paura di trasmettere al bambino gli effetti collaterali dei medicinali. Niente, se ne accorgeva e finivo per fare quello che diceva. Sembrava mia madre! La donna, nell’arco di tempo della sua esistenza vede il suo fisico cambiare continuamente e soprattutto in riferimento alla sfera sessuale, un aspetto di cui nessun uomo tiene conto. Ma se ci si ferma a capire quello che ci capita, a cominciare dal menarca e poi la dismenorrea, la gravidanza, gli anticoncezionali, la menopausa, la prevenzione, è un continuo cambiare nel corpo e nella mente. E’ dura essere donne. Tutto in noi passa attraverso il fisico, mappa della nostra vita e che affidiamo proprio al ginecologo, un po’ confessore di una sfera privata. Il dottor Ercolano, pur nella fredda consapevolezza medica, rispettava la donna. Mi auguro che in giro ce ne siano tanti altri come lui cui affidarsi e che sappiano infondere fiducia alle donne di ogni età. Non basta essere bravi medici, ci vuole molto di più. E la fiducia va conquistata un po’ per volta. Saranno molte le donne a fare i conti con questa scomparsa. Ma la ginecologia non è solo gravidanza, che rappresenta un momento naturale. Il ginecologo si prende cura del grembo della donna nell’arco di tempo che va dalla prima mestruazione sino alla fine della fertilità. Dovrebbe essere il responsabile del nostro benessere, visto che senza quest’apparato si chiude il capitolo amore in tutti i sensi. E se il ginecologo prende in cura l’amore della donna, ci dovrebbero essere solo ginecologi amorevoli. Bisognerebbe prendere esempio da persone che hanno esercitato non solo un lavoro, ma compiuto tante missioni delicate. Bisogna avere un modello a cui rifarsi, per non perdere l’eredità di medici bravi, e che non resti solo un ricordo nelle tante donne che hanno avuto la fortuna di conoscerlo. E discutere poi anche di quel giuramento di Ippocrate che vuole quella del medico una vita regolare, attento ai bisogni dei pazienti, rettitudine e segreto professionale, diffusione del proprio sapere, e consapevolezza di non essere immortali ma avere anche dei limiti. La medicina non è un potere, come molto spesso vuole assurgere oggi, ma un servizio di cui talvolta ci si dimentica. Intanto incontrare persone come lui che ti fanno amare la vita, a cominciare da te stessa, è una fortuna. Di lui si avranno due ricordi indelebili: amore per la vita e interesse sociale come benessere da offrire a quei pargoli che tirava fuori e di cui sentiva tutta la responsabilità di dargli un mondo migliore.

1 commento:

Petito Ripandelli ha detto...

apprendo con dolore la scomparsa di un amico, ho condiviso la sua fraterna amicizia fino all'eta' di18anni essendomi trasferito a torino nell'anno 1961,, ciao amico mio,tito rpandelli