giovedì 5 dicembre 2019

Giornate di cinema, Marco D'Amore ritira il premio “Pietro Coccia”

di Claudia Esposito 

Sorrento – E' andata al regista esordiente Marco D'Amore la prima edizione del premio “Pietro Coccia” attribuito nel corso della cerimonia di consegna dei Biglietti d'oro ieri sera all'Hilton Sorrento Palace. Il riconoscimento intitolato alla memoria del famoso fotoreporter morto lo scorso giugno è stato attribuito per la regia de “L'immortale” che racconta l'infanzia e la formazione di Ciro Di Marzio, il personaggio interpretato dallo stesso D'Amore nella serie “Gomorra” che lo ha reso celebre a livello internazionale. “Mi sono sempre sentito autore – ha raccontato Marco alla stampa – e la scelta di realizzare questo film è stata molto meditata. Il personaggio aveva dato tutto e non aveva più nulla da raccontare a meno che non fosse successo qualcosa di nuovo e dirompente. Abbiamo cambiato soggetto 5 volte e ci abbiamo messo 3 anni. Alla fine però posso ritenermi soddisfatto in termini di risultato”. Il film rappresenta quindi una sorta di prequel rispetto alla serie tv che ha fatto tanto discutere anche per il modo crudo di rappresentare la violenza. “Io vivo quotidianamente il quartiere e un attore, se è ricettivo, deve trasfondere queste esperienze nel suo lavoro – continua Marco -. Le storie che raccontiamo inseguono la realtà e non ci inventiamo nulla. In pochi sanno che tante battute vengono dalle intercettazioni”. “L'immortale” esce oggi nella sale ma è stato proiettato ieri sera in anteprima per il pubblico delle Giornate di cinema. E guai a pensare che si tratti di una copia della fiction tv. “Chi ritiene che il film sia una puntata di “Gomorra” – puntualizza l'attore casertano – non capisce nulla né di cinema né di tv perché la tecnica è completamente diversa. In tv si è usato molto la camera a spalla e niente flashback, che invece sono una parte importante di questo film”. Ma quanto sono simili Marco e Ciro? “Io non sono affatto impermeabile e spietato come il mio personaggio della serie – spiega Marco -. Tutt'altro. Ad un certo punto mi sono chiesto Ciro Di Marzio come sarebbe stato da bambino, non poteva essere sempre stato così. Ecco che quindi nel film abbiamo aggiunto il calore al crime. Da adulto Ciro ha represso la sua carica emotiva che da bambino esce invece dirompente”. Dalle emozioni del bimbo scampato miracolosamente al terremoto del 1980 alla violenza del crudele assassino interpretato nella serie tv che ha fatto molto discutere proprio per la crudezza di tante scene. “”Gomorra” però ha avuto anche il pregio e la potenza di sbattere in faccia la violenza e di farne provare disgusto” conclude D'Amore.

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