venerdì 20 marzo 2020

Pandemia. Dopo quasi tre mesi manca ancora un piano nazionale di gestione del rischio

Raffaele Lauro
di Raffaele Lauro   

Sorrento - Continuiamo a pubblicare le riflessioni propositive dello scrittore Raffaele Lauro, riguardanti il Piano Nazionale di Gestione del Rischio, non ancora varato dal Governo Conte, su due temi specifici dello stesso: le Linee Guida Nazionali, onde evitare l’anarchia istituzionale in atto, tra Stato e Regioni, e l’anarchia comunicazionale, persino tra ministri e ministri. Il senatore Lauro, pur avendo coordinato nel suo lungo percorso istituzionale diversi comitati di crisi, si avvale della consulenza tecnica di esperti del rischio, come Raffaele Attardi e Génseric Cantournet. Seguirà un terzo intervento sugli emendamenti al decreto economico per la salvaguardia delle piccole e medie imprese, in crisi di liquidità, con particolare riferimento alla ristorazione, al comparto alberghiero, al commercio e alle piccole fabbriche, sulla base dei dati elaborati dal Centro Studi Unimpresa.  
1) L’ANARCHIA ISTITUZIONALE STATO/REGIONI
Sono trascorsi quasi tre mesi dall’inizio della tragedia italiana del coronavirus, interpretata magistralmente dal premier Conte e dai ministri del suo Governo. Con grande successo nel gradimento, nei sondaggi e negli elogi che piovono dall’estero, propagandati dai telegiornali del servizio pubblico, da parte dell’OMS e dei governi europei, che si sono svegliati anch’essi tardi, ancora più tardi di noi, e che stanno seguendo il “modello Italia”.
 
Non esiste limite alla stupidità umana! Speriamo non con i nostri risultati devastanti. Avrebbero fatto meglio a seguire il “modello Wuhan”! I fatti: non è stato ancora redatto un Piano Nazionale di Gestione del Rischio, neppure una parte fondamentale dello stesso, come le Linee Guida Nazionali per evitare l’anarchia istituzionale, tra Stato e Regioni. Si deve provvedere al più presto, prima che l’Italia raggiunga il record di morti per coronavirus al mondo, persino più alto della Cina. Con buona pace di quelle anime belle, che accusano di “disfattismo” e di “astio” chi avverte il dovere, avendo ricoperto responsabilità istituzionali, di fare proposte adeguate per tentare di riparare agli errori di chi malauguratamente ci governa. Si comincia, finalmente, a diffondere l’obiettivo di separare lo sporco dal pulito, cioè creare strutture sanitarie separate per la diagnosi e cura del Covid-19. Questo per disporre di risorse più idonee per fronteggiare la crisi. Si continua a procedere, tuttavia, in ordine sparso: ogni Regione adotta provvedimenti separati e qualcuna ancora non fa niente. Si corre così il rischio di fare esplodere altre e più gravi contraddizioni. Sono necessarie, quindi, da subito, delle Linee Guida Nazionali, altrimenti la difesa del territorio sarà incompleta e usciremo da questa crisi con differenze ancora più marcate fra le varie regioni, tra Nord, Centro e Sud del paese. Ci vogliono le stesse direttive per realizzate strutture e gestire le risorse disponibili, cioè le persone, le attrezzature, i materiali di supporto, le procedure da seguire e le comunicazioni. Disporre di linee guida nazionali non significherà limitare o mortificare l’autonomia delle Regioni e dei Comuni, dove il rischio va gestito tenendo conto delle esigenze locali, ognuno diversa dall’altra, ma entro un quadro nazionale di riferimento, al fine di rispettare, da parte di tutti, i requisiti minimi ineludibili. Tra le linee guida alcune risultano essenziali per orientare i team di gestione del rischio, regionali e locali, come: -  scegliere i componenti dei team locali di gestione del rischio, garantendo la presenza di tutte le professionalità necessarie e stabilendo criteri minimi di qualifica, in quanto ogni decisione difficile va valutata in modo appropriato e condiviso; -  raccogliere in maniera sistematica tutte le disposizioni che arrivano dal governo e dalla regione, elaborandole in modo che si possano applicare nella forma più semplice e chiara; -   inventariare tutto ciò che c’è a livello regionale e comunale, cercando di utilizzarlo al meglio per mitigare i rischi; -   gestire le azioni di mitigazione a livello locale come il controllo degli accessi, l’individuazione di aree critiche, l’invio degli allert, la spesa a casa per chi non può muoversi, la raccolta sangue, la raccolta rifiuti e le pulizie straordinarie; -  trasformare ciò che si sta già facendo in procedure, per conservare la memoria di quello che sta accadendo e migliorare così la risposta alle emergenze in futuro, che non andranno più sottovalutate; -  formare i dirigenti locali per essere pronti a gestire le emergenze nei limiti di ciò che compete rispettivamente alle Regioni e agli Enti Locali; -   fornire supporto al Comitato Operativo Comunale (COC), laddove necessario; -  garantire un sistema di comunicazione efficiente a livello locale per raccogliere e gestire le esigenze rappresentate dalle comunità amministrate, al fine non solo di comunicare gli allert, ma raccogliere le segnalazioni che arrivano dai cittadini, dando loro risposte tempestive, in caso di richiesta di chiarimenti. Bisogna prendersi cura di tutto, ma sono inderogabili regole nazionali per gestire le persone, le strutture, le attrezzature, i materiali di supporto e le risorse immateriali come le procedure e le comunicazioni. Nella gestione del rischio occorre personale specializzato per il trattamento delle infezioni e questo è costituito non solo da personale sanitario con specifico addestramento, ma anche da tutta un’altra serie di professionalità. Buttare in prima linea personale che non abbia specifici titoli di qualifica significa esporlo a rischi troppo elevati. Un aiuto importante può venire nel reperire queste risorse dai fabbricanti nazionali di prodotti sterili. All’interno di questa filiera ci sono molte professionalità, il cui supporto è indispensabile, essendo esperte in gestione del rischio, in quanto abituate a lavorare nel rispetto del controllo della contaminazione. Ma anche personale amministrativo che conosca la filiera di approvvigionamento, cioè di quanto serve per operare in ambienti a contaminazione controllata. Molte cose utili all’emergenza sono prodotte in questa filiera, per cui siamo stracolmi di risorse che vanno censite e messe in condizione di scendere in campo. L’obiettivo principale, comunque, rimane la cura e l’assistenza delle persone colpite dal virus, per le quali occorrono risorse strutturali, medici e personale specializzato in questo tipo di trattamento, evitando per quanto possibile l’intervento di altre professionalità che, per quanto spinte da una grande generosità, potrebbero mettere a rischio la loro e l’altrui incolumità. (1- segue) 

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