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martedì 29 settembre 2009

La marcia delle agende rosse

L’altro ieri a Roma si è svolta una manifestazione in memoria di Paolo Borsellino. Meritava l'apertura dei telegiornali, le prime pagine dei quotidiani. E' stata ignorata. I manifestanti stringevano tutti un'agenda rossa a simboleggiare quella stessa agenda che il magistrato aveva con sé nei giorni della strage e che, misteriosamente, dopo la sua morte sparisce. «Quando Paolo è stato ucciso – ha detto Salvatore Borsellino, fratello del magistrato scomparso - secondo me è stato anche per sottrargli quell'agenda rossa su cui aveva annotato tanti segreti sulle infiltrazioni della criminalità organizzata all'interno della magistratura, dei servizi segreti e dello Stato. Se venissero alla luce queste nefandezze probabilmente la storia dell'Italia cambierebbe di nuovo». Ma a far discutere sono le parole che il fratello del magistrato ucciso rivolge al capo dello stato. «Sono rimasto deluso dal presidente Napolitano che era stato invitato alla manifestazione e ha detto che non sarebbe venuto perché è una manifestazione di partito», dice Salvatore Borsellino, «ma non lo è, è partito della gente onesta. Chi sta da questo lato è gente onesta, chi sta dall'altra parte evidentemente non lo è».

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