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lunedì 28 gennaio 2013

“Questa crisi dà l’assist alla camorra che si getta sulle imprese in difficoltà”

I timori del segretario generale della Cgil Campania, Franco Tavella 

Fonte: Metropolis

Dove non si muovono le banche e i canali di finanziamento lecito falliscono, subentra “in picchiata” la criminalità organizzata. Che oggi più che ai fa da sistema bancario “alternativo”. Dando alla camorra l’opportunità di riciclare velocemente grandi quantità di denaro sporco, che viene fagocitato a ritmi impressionanti da sempre più aziende che, divorate dalla crisi, cercano affannosamente liquidità. Liquidità che viene loro negata dagli istituti di credito. “L’allarme lanciato ieri a Salerno dal Procuratore Generale Lucio Di Pietro, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, va raccolto. Da tempo, infatti, anche la Cgil ha denunciato il rischio che la crisi possa determinare un salto di qualità delle organizzazioni criminali, le uniche in grado di disporre della liquidità necessaria per immettersi sul mercato e risolvere situazioni di crisi. E’ ora di porre rimedio con decisione e interventi mirati ad una situazione che rischia di inquinare in maniera irrimediabile l’economia salernitana”. E’ quanto sostiene, in una nota, il segretario generale della Cgil Campania, Franco Tavella. Secondo Tavella, “da una parte c’è la debolezza di alcune aziende che hanno problemi di liquidità e di mercato derivanti dalla crisi, dall’altro ci sono le organizzazioni criminali che hanno necessità di spendere e riciclare danaro sporco”.


“E’ necessario che tutti, dai sindacati alle associazioni imprenditoriali, dai partiti politici alle istituzioni, garantiscano la massima vigilanza, in particolare nei settori più esposti, affinché la pervasività dei clan sia frenata. L’influenza della criminalità, infatti, non è un fenomeno che riguarda solo le grandi aziende, ma anche le piccole attività al dettaglio, fino alle imprese di carattere familiare, che vengono rilevate senza scrupoli e con metodi violenti”. Il rischio, dunque, come era già stato fatto rilevare da più parti, è che l’apparato ecomomico della criminalità organizzata si sostituisca in tutto e per tutto a quello bancario “ufficiale”. I clan hanno fondi in quantità e poche “pastoie burocratiche” (si fa per dire...). La loro voglia di investire è pari solo alla loro necessità di ripulire il denaro. E i soldi che offrono alle ditte in difficoltà, per entrare in compartecipazione, o addirittura rilevare intere aziende, appaiono spesso come “salvagente” da afferrare al volo. Un rischio, quello dell’inquinamento “profondo” del mercato, che è sempre più presente.

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