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mercoledì 20 dicembre 2017

“Gli anni si spengono e si riaccendono”

di Pino Visconti

Vico Equense - Le Pacchianelle, che, con le loro suggestioni, i loro simboli, i loro incanti, i loro mille significati, sono una rappresentazione vera e simbolica allo stesso tempo , rinnovano un rito antico di ben 109 anni, diventando eco di quel miracolo che è il Natale. Le origini cristiane di questa manifestazione sono legate al bacio del Bambino Gesù al quale, Frà Pasquale Somma, Religioso Minimo dell’Ordine di San Francesco di Paola, pensò di portare dei doni offerti da otto ragazzine vestite da contadinelle (l’etimologia del termine “Pacchianelle” indica le giovani contadine di paese). Quel piccolo corteo, svoltosi il 6 Gennaio del 1909, ha solo qualche cenno nel diario custodito nell’archivio del Convento di San Vito, e così è stato per tutti gli anni ’20, (al 6 Gennaio 1914 è appuntata la somma di £ 10 e 70 centesimi, quale contributo del popolo in occasione del “bacio del Bambino") allorquando poco più di una ventina di persone componevano la “processione”, a cui la gente cominciava a dare importanza soprattutto per la presenza di bambini che indossavano abiti delle feste contadine confezionati dagli stessi genitori. La comparsa dei tre Re Magi che seguivano quel ristrettissimo numero di “Pacchianelle”, i partecipanti che aumentavano di anno in anno, destarono tanto interesse che, nel 1941, in pieno regime bellico, l’emerito P. Francesco Savarese, superando ogni sorta di difficoltà, prolungò il percorso della sfilata che dalla zona dell’allora piccola borgata di San Vito, raggiunse il centro cittadino. Quella fantastica idea, rinnovata, nel corso degli anni, negli aspetti creativi, perfezionata e curata nei particolari, costituisce merito per i Frati Minimi del Convento di San Vito che, collaborati, oggi, nell’organizzazione dall’Associazione “Amici delle Pacchianelle", hanno perseverato in quell’iniziativa che, col tempo, è divenuta parte rilevante della storia di Vico Equense.
 
La manifestazione che al momento conta più di 300 figuranti divisi in quadri, si presenta come “presepe” vivente itinerante, in una lunga teoria di personaggi che, in variopinti e ricercati costumi in stile 700 napoletano, sono il legame antico di una tradizione in “forma vissuta” che, recitata da persone, in una sovrapposizione di devozione e folklore, di usanze e leggende, di realtà e vita popolare, rinviano alla mistica e più che bimillenaria storia delle Natività. Nell’insieme composito della sfilata, si ritrovano il Mazziere, l’Angelo dell’Annuncio, il ricco corteo dei Re Magi accompagnati dai paggi con i doni biblici , gruppi di contadini e pastori, di pacchiane e pacchianelle recanti, come doni, i prodotti tipici locali deposti in antichi cesti e panieri di vimini , la Sacra Famiglia e il Bambinello con al seguito un gruppo di zampognari che, col suono flebile dei loro strumenti, intonano le celebri nenie natalizie, tutti ad evocare atmosfere d’altri tempi, rinnovando, in divenire, la significativa e tradizionale storia di un patrimonio culturale che guarda al futuro consapevole delle proprie radici popolari.

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