Dunque, se capisco bene, i cittadini censurano il progetto, e l´amministrazione nomina un comitato di saggi per vigilare (solo) sui lavori. Per cui, se i lavori fossero fatti al meglio in precisa esecuzione di un progetto discutibile o sbagliato, si potrebbe paradossalmente avere un ok dei saggi, che guadagnerebbero lecitamente la parcella. E rimarrebbe tuttavia una responsabilità dell´amministrazione per l´errore fatto e le eventuali conseguenze. In ogni caso, la nomina dei saggi non è una risposta. Cittadini e amministrazione parlano lingue diverse. E che dire, ancora, dei (soli) 60 vigili in servizio in ore cruciali per il turismo e dunque l´economia cittadina? Qual è la malattia mortale che colpisce il corpo dei vigili urbani, con l´effetto che i cittadini napoletani in grande maggioranza lo ritengono una sovrastruttura inutile quando non dannosa? E che dire, infine, della chiusura di Chiaia, collegata - a quanto si legge - a dissuasori mobili da tempo immobili per la mancanza di manutenzione e i conflitti di competenza? E la raccolta differenziata dove la mettiamo? Il detto che la ramazza nuova funziona meglio vale naturalmente per gli assessori appena nominati. Ma non ci si può attendere che la new entry di per sé cambi radicalmente l´atteggiamento della città verso l´amministrazione. Anzi, il rischio è che la novità venga presto inghiottita dalla macina inesorabile del quotidiano non fare. In tal caso, l´effetto boomerang sarebbe certo. E non dimentichiamo il quadro generale, in cui il centrodestra vincente può scegliere di giocare all´attacco sul governo regionale e locale. Oggi, la vera difficoltà per la giunta è sottrarsi a un cumulo di inerzie, silenzi e autoreferenzialità che ha superato negli anni il limite di tolleranza. La fiducia dei cittadini si può forse recuperare. Ma non basta nel chiuso delle stanze adottare qualche delibera in più, o ridurre di qualche poco i tempi di attuazione. Bisogna dare il messaggio netto e visibile di un cambiamento non di facciata. Si deve allora spiegare perché fino a ieri non si è fatto, e perché si pensa oggi, cambiando, di poter fare. La città bisogna convincerla. In fondo, non è altro che fare politica nel senso buono del termine. Ma è proprio quello che oggi risulta difficile o impossibile. Basta vedere la reazione in Consiglio comunale per capire che una iniziativa efficace non può venire da quella parte. Sia consentita dunque una modesta proposta. Il sindaco scelga alcune questioni emblematiche, in vista di un forte impegno amministrativo, e al tempo stesso di un progetto di comunicazione. Ad esempio, su raccolta differenziata, centro storico, Bagnoli, vigili, videosorveglianza - o su altre questioni ritenute cruciali - definisca il quadro delle risposte mancate e di quelle possibili, dei tempi e degli interventi, e lo presenti alla città. Organizzi i procedimenti dando spazio alla partecipazione democratica. Si impegni a conferenze stampa periodiche nelle quali informare con precisione i napoletani sullo stato di avanzamento. In una parola, spieghi quel che si è fatto e non si è fatto e perché, dica quel che si farà, come e quando. Sarà in questo il messaggio di un nuovo passo, di un nuovo modo di amministrare. Sento già chi dice: è rischioso, si apre alla contestazione se non si mantengono impegni e tempistica. Rispondo: può darsi. Ma questa giunta cos´ha da perdere? Se non rischia, non vince. E intanto siamo sicuri che quella videocamera non sia più puntata sulla colonna? (Massimo Villone da Napolionline - la citta vista da dentro - martedì 13 maggio 2008
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