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lunedì 14 novembre 2011

Pdl, pericolo di fuga i signori delle tessere blindano il partito

Fonte: Conchita Sannino da la Repubblica Napoli

Dopo I’euforia delle 150mila tessere, choc di fine corsa. Sarà il Pdl campano a dare il via alle “migrazioni” verso i centristi? Oppure, come qualcuno profetizza, la caduta del Cavaliere restituirà spazi decisionali e potere contrattuale ai ras dei consensi? Ovvero ai signori che tornano a blindare il territorio come Nicola Cosentino e Luigi Cesaro? Ecumenico e sottilmente divertito, l’assessore regionale Udc, Pasquale Sommese, riflette nella domenica del day-alter. E offre un sommesso consiglio, da ex transfuga che non scaglia mai la prima pietra: «Si può anche perdere mantenendo la dignità. Per il Pdl in fondo è stata una fortuna che Berlusconi abbia mollato. Ora vince chi riesce a intercettare la domanda di etica della politica e a capire quale sarà l’Italia dei prossimi sedici mesi». Sta tracciando I’identikit di Casini, non certo del “maestro” rinnegato, De Mita senior. Sommese non raccoglie provocazioni, continua l’omelia «Un bell’esame di coscienza e ricominciare daccapo. Poi, certo, ci può essere in astratto qualche movimento, ma è ancora presto per parlare di eventuali new entry, d’altro canto con il governatore Caldoro c’è armonia e stiamo facendo un serio lavoro. Dico che oggi l’importante è rivedere le condotte, e per il Pdl cancellare tutto quello che sono stati di recente, tutti gli eccessi, tutte le figure politiche che si sono inventati, venute dal nulla… Ecco, si può perdere con onore, tutto è lecito se fatto con dignità». Ma, in che senso? Le braccia di Sommese sembra quasi che si allarghino, L’assessore Sommese: “Si può anche perdere mantenendo la dignità” ora.«Si può cambiare per spinta ai valori, non per bassi compromessi, non per la poltrona ecco»—aggiunge lui, che di cambiamenti se ne intende, passò dal Pd all’Udc a ridosso delle elezioni regionali. «Ma cosa c’entra, il mio è stato un travaglio che è durato più di un anno».


Il pericolo, invece, «non esiste proprio» per Luigi Cesaro, il deputato e presidente della Provincia nonché coordinatore provinciale. «Mai come in questo momento il Pdl è stato così forte e coeso», premette Cesaro. Certo, se si esclude il suo conflitto con il senatore Vincenzo Nespoli (in veste di sindaco di Afragola travolto da accuse di riciclaggio e truffa) che vorrebbe fare il segretario al posto di “Giggino”, se si esclude la guerra di Amedeo Laboccetta incredibilmente ancora in corsa come segretario cittadino dopo il blitz in cui, a Milano, facendosi scudo dell’immunità, ha sottratto un computer alla perquisizione della Finanza. Cesaro sorvola. «Mai visto più uniti tutti i nostri parlamentari e i due ministri, ormai consapevoli che occorre portare avanti il paese oltre questa crisi». Sottinteso, perfino la Carfagna non fa più problemi. «Diciamo che l’avvicinamento della Carfagna risale già a qualche mese fa, poi con Alfano andiamo verso un allargamento e un potenziamento», chiosa Cesaro. E’ lui, in fondo, l’uomo forte del partito. D’acciaio, il suo rapporto con Denis Verdini. La recente campagna di adesione, in cui Cesaro ha portato in dote qualcosa come 50mila tessere da spendere al congresso, lo ha “consacrato” insieme al leader regionale Cosentino recordman del consenso. E forse l’involontario regalo di Berlusconi al vecchio sistema. Rischio contemplato, in fondo, anche da Italo Bocchino, il vicepresidente del Fli: «Vediamo cosa succede, è presto per intravedere eventuali emorragie, in Campania potrebbe invece accadere che alcuni personaggi si ricompattino». Si aprono comunque reazioni a catena nel Pdl campano, quello che con eufemismo si potrebbe chiamare “laboratorio” dello smottamento, che in tre anni e mezzo non si è negato nulla, dai dossieraggi alle collusioni, dalle piccole faide alle scissioni. Due effetti e un paradosso. Primo, per-dono potere (leggi: di ricatto) quei deputati il cui voto era stato valutato a peso d’oro, come il duo Michele Pisacane e Antonio Milo, passati alle cronache perché spuntavano nell’emiciclo di Montecitorio agli ultimi istanti per alzare la posta in gioco; gli uni -ci che da Roma riuscivano persino a imporre i loro candidati alle presidenze delle municipalità napoletane, malgrado si tratti di due cittadini dei Monti Lattari, vengono da Agerola. Sono gli stessi che avevano progetti importanti per il futuro, di vario profilo: Pisacane ha mandato sua moglie Annalisa Vessella sia su un seggio in consiglio regionale sia al posto di ad dell’azienda di Stato Isa, dove ha triplicato gli stipendi. Mentre Milo, stando a quanto ha ricostruito la Procura antimafia di Napoli che lo ha ascoltato come testimone, s’era messo in testa di fare business con la creazione di tre sedi di consolati africani in accordo con due avvocati pericolosamente legati al clan dei Casalesi . Secondo effetto: si ridimensionano gli altri esponenti — a cominciare dalla pattuglia delle papi girl o dei semplici preferiti del cavaliere —che e fare azione con il territorio hanno comprensibil-mente privilegiato quella con Berlusconi. Un corollario che già le parlamentari campane temono come “misoginia” di ritorno: difficile capire il futuro di un consigliere provinciale come Francesca Pascale, ormai “ladymestizia” accanto a Berlusconi anche in queste ultimissime ore, oppure l’assessore Giovanna Del Giudice o l’attuale consigliere Corecom Emanuela Romano. Stesso stop per le signore del Pdl in ascesa: a Roma la deputata Nunzia De Girolamo, in Regione il consigliere regionale Antonia Ruggiero. Carriere votate al Cavaliere disarcionato.

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