Fonte: Salvo Sapio da Il MattinoDopo la lunga notte della tregua scatta il breve percorso per la salvezza di EavBus. Il timer è fissato a domani pomeriggio quando, in un incontro informale, il giudice della fallimentare Aldo Ceniccola, la curatela fallimentare da lui nominata (Maurizio Siciliani, Sergio Sciarelli più un rappresentante della tributaria ancora da individuare) parlerà con i rappresentanti di Eav (Polese e Como) e soprattutto con il governatore Caldoro. Secondo quando trapela, il tribunale ha interesse a garantire l’esercizio provvisorio fino alla sentenza di corte d’appello in cui il fallimento potrà essere cancellato o confermato. Superiori gli interessi del servizio pubblico, alto il senso di responsabilità, fondamentale il lavoro di diplomazia istituzionale. Grande regista dell’operazione «tregua» (con gli assessori Nappi e Vetrella), il presidente della giunta regionale; Caldoro ha gestito le legittime preoccupazioni dei sindacati e ha mediato istituzionalmente assieme al prefetto rispetto alla curatela fallimentare. «Rabbia non contro i giudici ma con chi ha creato il disastro e oggi non ha imbarazzo» ha scritto lo stesso Caldoro su twitter: «C’è rabbia perché sono in ballo i servizi e il destino dei lavoratori». Conquistato il tempo, non è stato sprecato.
L’Eav, attraverso l’avvocato Sandulli, ha preparato la memoria per impugnare la sentenza per vizio di forma nella notifica. Possibile che anche altri creditori presentino opposizione temendo di perdere tutto. Nel corso del vertice con magistrato e curatela, il governatore supporterà le garanzie contenute nel documento siglato venerdì notte. Sono stati sbloccati e «congelati» 4,5 milioni che serviranno per garantire il pagamento degli stipendi. Sono formalmente disponibili anche i 600mila euro del debito che ha portato al fallimento ma sarebbe rischioso versarli. A fronte di un piano per il risanamento, è stato stilato anche un percorso progressivo di pagamento dei debiti. Derogare da questa strada potrebbe mandare in tilt il sistema, rischiando di coinvolgere la Circum, Sepsa e MetroNapoli NordEst. Domani la Regione punterà, quindi, a stabilizzare la «tregua» e proseguire nel percorso di ristrutturazione ma è indispensabile trovare un punto d’intesa con la fallimentare. Secondo appuntamento in calendario è quello delle 19, in Regione con i sindacati. L’ipotesi è quella di affidare EavBus in affitto e senza gara ad un’altra azienda di mobilità. I sindacati premono perché sia all’interno di Eav holding. L’ipotesi più fondata è che si torni al passato, con le tre aziende su ferro di Eav che «riprendono» le linee che gestivano singolarmente sino al 2008. Al di là di soluzioni e prospettive il dato importante emerso dall’incontro di venerdì notte è il nuovo spirito di concertazione tra sindacati e Regione. Con toni anche duri ci si è confrontati e si è trovato un punto di equilibrio comune nell’interesse dei lavoratori e del servizio pubblico. Esemplare, poi, il comportamento dei lavoratori di EavBus. Dopo i presidi di piazza di venerdì mattina (per un legittimo scoramento) si è scelta la linea della responsabilità. Di sera la lunga attesa intorno a Palazzo Santa Lucia, ieri mattina la ripresa del servizio con esemplare professionalità e, probabilmente, con l’ansia nel cuore. «Apprezziamo l’iniziativa intrapresa dalla Regione con il tavolo permanente e le prime risultanze dell’incontro di venerdì sera - spiega il segretario Cgil, Franco Tavella - ma ribadiamo la ferma opposizione della Cgil alle ipotesi di privatizzazione». Stessa linea per Giuseppe Esposito (Fit-Cisl): «L’azione sinergica tra le istituzioni, e per questo ringrazio il presidente Caldoro, ha permesso di guardare al futuro di EavBus in maniera più ottimistica». Ma non bisogna dimenticare l’indagine sulle responsabilità del fallimento. «È vero - incalza Anna Rea - che l’azienda pubblica eredita gli errori ed i debiti del passato ma è altrettanto vero che gli errori si sono perpetrati anche con la nuova amministrazione. È da tempo, infatti, che stiamo denunciando lo stato di estrema emergenza dell’azienda e l’incapacità dei dirigenti». Ancora più duro Carmine Simeone della Cisal: «È assolutamente inconcepibile che da febbraio amministratori e quadri aziendali “abbiano dimenticato nel cassetto” una citazione giudiziaria fallimentare di tale importanza».
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