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venerdì 9 novembre 2012
Procreazione: Palagiano, segretezza parto per madri in provetta? Gesto di civiltà e amore per bambini
“La possibilità, per le donne che fanno ricorso alla procreazione di non riconoscere il figlio, è una doppia garanzia: tutela il più debole, il neonato, e tutela la non discriminazione tra madri che partoriscono dopo una gravidanza naturale e quelle che lo fanno dopo aver fatto ricorso alle tecniche di PMA”. Così l’on. Antonio Palagiano, responsabile nazionale sanità di Idv e Capogruppo del partito in Commissione Affari Sociali, in merito all'emendamento approvato ieri che modifica la legge 40. “La legislazione vigente – prosegue Palagiano - consente ad una donna fecondata naturalmente di partorire in ospedale e di lasciare poi, in un ambiente protetto, il neonato: un dispositivo che il legislatore ha pensato per evitare l’abbandono per strada, in un cassonetto, o peggio, l’infanticidio. Lo stesso principio, a nostro avviso, va esteso anche a chi si è rivolto alla scienza medica per ottenere una gravidanza che non arrivava naturalmente. Con l'emendamento IDV, approvato in XII Commissione, si cancella la discriminazione prevista dal comma 2 dell'art. 9 della legge 40/2004 e si consente anche alle donne sottoposte a PMA di non riconoscere, in casi rarissimi e per sopraggiunte gravi cause, il proprio neonato e di poter essere assistite in ospedale, lasciando che il proprio bambino venga adeguatamente curato e successivamente assegnato ad una coppia che ne faccia richiesta al Tribunale”. “La modifica alla legge 40, introdotta attraverso questo tanto discusso emendamento – conclude Palagiano - ha, quindi, il solo scopo di proteggere il bambino, tutelando la libertà di scelta della donna, ma soprattutto, cancella una norma che aveva evidenti finalità punitive”.

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