Le indiscrezioni sul voto amministrativo nella cittadina: il giornalista potrebbe candidarsi alle primarie del centrosinistra Fonte: Carlo Franco da La Repubblica Napoli
Matteo Cosenza è tornato. Dopo 38 anni di esilio volontario trascorsi tra Napoli e la Calabria, ma con il cuore sempre a Castellammare di Stabia. Ha vinto l'antica passione per l'impegno civile, trasmessagli dal padre Saul, figura storica del partito comunista e dell'operaismo stabiese, cara anche al presidente Napolitano. Cosenza riprende dunque il discorso interrotto bruscamente nel 1975, quando mise da parte la politica - sembrava avviato a una promettente carriera di parlamentare - e si dedicò al giornalismo. "Scelta lacerante e dolorosa", ha confidato ai suoi amici in pochi, ristretti incontri. Ma adesso vuole fare "una operazione di rasserenamento e ricucitura, perché a Castellammare c'è una emergenza democratica, Luigi Bobbio è stato una ferita nella storia della città, un incidente da archiviare". Cosenza è, dunque, la novità delle primarie del centrosinistra stabiese, che si terranno in vista delle elezioni comunali del 26 e 27 maggio. Matteo non conferma né smentisce la sua candidatura - "parlerò al momento opportuno", dice tra i denti - ma il suo ritorno accenderà la contesa per la successione all'ex magistrato Bobbio.
Ad alimentare l'interesse, oltre alle indiscrezioni filtrate sul web e sulla stampa locale, sono le apparizioni sempre più frequenti di Cosenza da qualche weekend a questa parte e l'intervento a una serie di incontri, nel corso dei quali la volontà di rimettersi in gioco, entrando dalla porta principale delle elezioni, è emersa in modo netto. Ed è in linea, del resto, con la storia del personaggio che può essere definito, a scelta, un giornalista prestato alla politica o viceversa. I suoi propositi hanno fatto presa sull'immaginario cittadino. Cosenza ha promesso di impegnarsi per "una continuità amministrativa e una discontinuità politica". Castellammare ha bisogno di una scossa rigeneratrice dopo gli eventi drammatici di quest'anno seguiti alla crisi della Fincantieri e alla fuga delle imprese che, per molti versi, hanno ricordato la lotta operaia dei primi anni Settanta, alla quale Cosenza partecipò insieme ai giovani comunisti che assaltarono la sede del Msi in via Alvino. Un busto di Mussolini volò dalla finestra. Il nome di Matteo parla indubbiamente ai tanti che ricordano e forse rimpiangono, ancora oggi, la roccaforte operaia, la ex "Stalingrado del Sud". Ma lui, per caratteristiche politiche e formazione personale, non ha affatto in mente un'operazione nostalgica. Tanti, troppi anni sono passati dai tempi del Pci. Cosenza guarda avanti, vuole riuscire dove tanti prima di lui, anche a sinistra, hanno fallito: cambiare la città, migliorarla, rilanciare l'economia. Così vuole riannodare i fili della politica. Oggi è direttore del "Quotidiano di Calabria", dove resterà se la sfida stabiese non avrà gli esiti sperati. Eppure all'inizio non sembrava destinato al giornalismo. Nel '75, il giovane rampollo di Saul abbandonò la politica troncando di netto un percorso di prima linea: consigliere comunale, assessore all'urbanistica e consigliere provinciale. Un work in progress che lasciava presagire sviluppi anche nazionali, ma non volle ascoltare ragioni: era tempo di tagliare i ponti con un ambiente che mostrava segni di irreversibile deterioramento. E così tornò al giornalismo, che era stato il suo primo amore: era poco più di una ragazzo quando, in ottima compagnia, iniziò a respirare il piombo della tipografia nella redazione di "Cronache". Poi "La voce della Campania", "Paese sera", della cui redazione a Napoli fu responsabile, "Il Mattino" come capocronista. La Calabria, infine. In attesa del sì definitivo, le reazioni, nella famiglia molto irrequieta del centrosinistra stabiese, sono state, si può dire, di segno positivo. Non è ancora chiaro quali partiti appoggeranno Cosenza, oppure se la sua candidatura sarà solo civica, da sinistra. Tra i possibili avversari alle primarie ci sono Nicola Cuomo nel Pd, poi Nicola Corrado, figlio di Sebastiano, il sindacalista della Cgil ucciso dalla camorra a marzo del '92, e forse anche Nello Di Nardo, candidato con Ingroia. Scenari, nulla è ancora certo. Tranne il desiderio di Matteo di sanare "la ferita democratica".
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