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lunedì 28 maggio 2018

Il destino segnato del piccolo mendicante


Pompei: salvato dai carabinieri, viene riaffidato alla famiglia 

Fonte: Paola Perez da Il Mattino 

Santuario di Pompei, una città gremita di fedeli per il pellegrinaggio di chiusura del mese mariano, 50mila sono arrivati a piedi. In mezzo alla folla di piazza Bartolo Longo, nell'oppressione del caldo torrido, spunta il viso di un bambino nato da appena un mese. Lui non lo sa, ma sta già lavorando. Aiuta la sua mamma, una diciottenne di origine romena, a chiedere l'elemosina. E quale giorno migliore per far breccia nel cuore della gente? Ore e ore di appostamento, la mano tesa, la voce a cantilena, il neonato che piange nel fagotto di stracci. Di solito la ressa produce indifferenza, stavolta per fortuna va in modo diverso. Uno, due, dieci fedeli alla Madonna del Rosario si accorgono che il piccolo non sta bene. La voce passa da un capo all'altro della piazza, mentre il colorito roseo del neonato si sta facendo viola.
 
Qualcuno chiama i carabinieri, che subito intervengono. Nella pattuglia di militari c'è una donna, 35 anni, pure lei mamma, ed è lei prendere in mano la situazione, cerca di liberare il bambino dalla prigione dell'elemosina. La madre del piccolo non ne vuole sapere, non molla la presa, strattoni e gomitate agli uomini in divisa che provano a ricondurla alla ragione. Alla fine sarà arrestata per resistenza un pubblico ufficiale e impiego di minori nell'accattonaggio, è ai domiciliari (risiede a Torre Annunziata) in attesa del processo per direttissima che si terrà oggi. n neonato è salvo, la storia finisce bene? Mica tanto. Perché dietro l'angolo c'è un epilogo che ha il sapore della beffa. Preso il bambino, i carabinieri si chiedono a chi consegnarlo perché abbia le dovute cure e l’ amore che merita. Telefonate e scambi di messaggi con il magistrato di turno e l’amministrazione comunale per avere il verdetto: il piccolo, essendo così piccolo ed essendo facilmente rintracciabili altri suoi familiari, non può essere tolto alla madre e affidato ai servizi sociali. La legge prevede che se ne vada a casa con il parente più prossimo. Che, in questo caso, è la nonna. Una donna di 39 anni, madre della diciottenne che lo portava a mendicare sotto il sole. Potrebbe essere la soluzione migliore, se non fosse per un piccolo particolare. La giovane nonna, a sua volta, è già stata denunciata in due occasioni - nel 2013 e nel 2014 - per impiego di minori nell'accattonaggio. E il minore che esibiva per commuovere la gente era sua figlia, la mamma del neonato, allora adolescente. Ma così vanno le cose, o così devono andare. Ci sono tre volti di donna in questa storia. Due sono madre e figlia, partecipi di un sistema che di madre in figlia si tramanda: prendi tuo figlio (ma può andare bene anche il figlio di un'altra, oppure di chissà chi, perché succede spesso) e fallo lavorare, in braccio a piangere se è piccolissimo o in giro a tendere la manina se è grande abbastanza per farlo. Forse non sono nemmeno colpevoli di questa scelta, perché semplicemente pensano (o sono obbligate a pensare) che si faccia così e basta. La terza donna è pure una mamma, una mamma in divisa. Si deve molto alla sua sensibilità - oltre che a quella dei fedeli di Pompei, capaci di non restare indifferenti - se il neonato è stato portato via da quella piazza rovente prima di fare una fine peggiore. Madri e madri, mondi diversi che si sfiorano tutti i giorni. Ma se pensiamo che uno di questi mondi è ingiusto non si dica, per favore, che siamo razzisti. Tutti dovrebbero guardare solo e soltanto negli occhi di quel bambino, stremato dal calore e dal pianto, incolpevole e inconsapevole, appena nato e già schiavo. La risposta è lì dentro. E la speranza è di non rivederlo domani in un'altra piazza, stavolta tra le braccia della nonna, a guadagnarsi la giornata.

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