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giovedì 31 maggio 2018

Trecento cuochi a Vico Equense

Dal 3 al 5 giugno il borgo della Costiera Sorrentina accoglie il meglio della gastronomia italiana

Fonte: Lilia Granello da La Repubblica 

Vico Equense - La festa e qui, tra le maglie larghe di un'estate appena abbozzata, che nulla ancora può garantire, giornate di sole bollente e vento di scirocco, cieli benedicenti e acquazzoni improvvisi. Del resto, la prima edizione sedici anni fa nacque esattamente così: la celebrazione di chiusura del congresso dei Jeunes Restaurateurs fustigata da un temporale come mai se n'erano visti sul mare di Vico Equense. E subito dopo, sulle teste dei pochi impavidi chef rimasti, luna e stelle corroborati da una montagna di ostriche e Champagne, fatti arrivare come per miracolo da quel geniaccio di Gennaro Esposito. Doveva essere un unicum, è diventata la festa di cucina più bella e importante d'Italia. Tre giorni in cui tutto quello che avreste voluto sapere sulla gastronomia e non avete mai osato chiedere si tramuta in piatti e ingredienti da toccare, annusare, gustare e soprattutto condividere senz'altro motivo che la solidarietà. Anno dopo anno, si comprano sofisticate apparecchiature mediche e software dedicati agli screening, si allestiscono campagne per la prevenzione e camper attrezzati per portare le cure là dove il disagio morde di più, moltiplicando stage e borse di studio. Il tutto, grazie al più fantastico e ubiquitario dei passepartout: il cibo. In principio, gli chef presenti si contavano sulle dita di una mano. Oggi sono quasi trecento e fra loro tutti o quasi i migliori in circolazione. Dall'Alto Adige alla Sicilia, si rincorrono i nomi di Baumgartner e Bottura, Cracco e Di Costanzo, Cerea e Cuttaia, in una parata di stelle che non ha eguali. Accanto a loro, i talenti di domani e gli artisti pasticcieri, e poi sommelier, vignaioli e gli artigiani che rappresentano il fil rouge della festa, per via del legame strettissimo tra qualità delle materie prime e piatti indimenticabili. Tutti con giacca d'ordinanza, candida, democratica, egalitaria.
 
Tutti a lavorare uno di fianco all'altro, e per tre giorni chissenenfrega di classifiche e fatturati. Tutti in gioco senza prendere un euro, anzi viaggiatori paganti e semplicemente ospitati nelle strutture convenzionate. Tutti convinti che il coté sociale abbia davvero senso in quanto vissuto come una festa senza padroni e senza star. Più che un bagno d'umiltà collettivo e rigenerante, può un'organizzazione appesa con le mollette da bucato alla buona volontà di tutti, tra cuochini dispersi nei vicoli di Massa Lubrense e cellulari silenziati dai ripetitori precari della Costiera Sorrentina, scatoloni di paccheri dimenticati nei furgoni e celle frigorifere prese d'assalto da sous chefansiosi. Su tutto e tutti domina la caparbietà infinita di Gennaro Esposito, corpaccione resistente a tutte le diete, sorriso mascalzone, mani e palato come pochi altri al mondo. Talmente abituato a essere chiamato in causa per qualsiasi guaio connesso alla festa, da aver fatto stampare qualche anno fa un plotone di magliette con su scritto "Me l'ha detto Gennarino", naturalmente andate a ruba. Nella scia portentosa delle due stelle Michelin e della visione del suo detentore, il sonnecchioso paese di Vico Equense ha così subito un'irrimediabile mutazione gastro-genetica, grazie alla quale domenica qui arriveranno giornalisti di tutto il mondo, ben decisi — tra un evento a New York e una premiazione a Parigi — a non perdersi i piatti mirabolanti di Anthony Genovese e Moreno Cedroni sulla spiaggia di Seiano, minuscola frazione marina di Vico Equense.

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