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mercoledì 17 febbraio 2021

Passaporto, vaccini, ristori: il turismo campano attende risposte

Il Presidente di Federalberghi Campania, Costanzo Iaccarino, fa il punto della situazione del comparto tra una crisi che non conosce fine e sostegni che stentano ad arrivare tempestivi. «La speranza - ha detto - è che si giunga almeno al 50% del 2019», ammette senza troppi giri di parole

Senza lo sblocco degli spostamenti interregionali e transfrontalieri il turismo non ripartirà. Un assunto che Costanzo Iaccarino, presidente di Federalberghi Campania, ha fatto suo. Da questo punto fermo partono poi le altre richieste rivolte all'esecutivo in formazione. Dalle vaccinazioni per gli operatori del settore all'introduzione del passaporto vaccinale, passando per l'istituzione di un ministero dedicato esclusivamente al turismo le proposte non mancano. «La speranza è che si giunga almeno al 50% del 2019», rivela Iaccarino. Mercato estero ancora bloccato. Ad oggi, che previsioni per la stagione estiva 2021? Al momento di previsioni se ne possono fare poche, molto poche. Finché non si sblocca il mercato estero parliamo solo di mercato italiano. Ma il problema del blocco degli spostamenti interregionali, se non per stretta necessità, rimane. Insomma, la problematica Covid è più presente che mai. La speranza è che, alla fine, la prossima stagione sia migliore di quella dello scorso anno. A patto di capire quando effettivamente partirà la stagione. Nel 2020 è iniziata fine giugno ed è durata due mesi. Ci siamo trovati a lavorare all’ultimo momento. Quest’anno, da maggio dovremmo ripartire e se arrivassimo al 50% del 2019 sarebbe un sollievo.

Il settore turistico conta il 13% del Pil a livello nazionale e il 15% a livello regionale. Cosa si aspetta dal prossimo esecutivo per andare incontro a un comparto così importante per l’economia italiana? Speriamo che il nuovo esecutivo porti con sé un maggiore interesse per il settore del turismo. Deve esserci riconosciuto il ruolo che abbiamo: sia dal punto di vista economico sia sociale. Non va dimenticato che dietro ogni impresa, ogni lavoratore c’è una filiera, un territorio, delle famiglie. In attesa del Recovery Plan, cosa bisognerebbe fare per alleviare la situazione difficile di hotel e alberghi? E per gli stagionali? Noi pensiamo che la cosa più importante sia dare il via libera alle vaccinazioni per gli operatori del nostro settore. In questo modo non solo chi frequenterà le nostre strutture si sentirà più tranquillo, rassicurato, in una bolla ma anche i lavoratori e tutto il personale che gravita intorno a hotel e alberghi potrà essere maggiormente garantito. Per quanto riguarda gli stagionali la situazione è un po’ drammatica, chi usufruisce della cassa integrazione ha almeno qualcosa a cui appigliarsi, per gli stagionali le cose sono più dure. Fermi dalla stagione precedente, che di fanno non è partita, possono contare solo sulla Naspi come misura di sostegno. In questo senso, abbiamo cercato di fare qualcosa insieme alla regione, ma nessuno immaginava che la situazione potesse perdurare per tanto tempo. Solo il governo centrale può risolvere questo tipo di problematiche. Come valuta la proposta di un passaporto vaccinale? Il passaporto vaccinale è un’idea importante. Al momento, tuttavia, siamo un po’ fermi a causa della crisi di Governo. Si è creato una situazione di stallo rispetto a tutte le proposte che abbiamo fatto. Il primo ad avere appoggiato l’introduzione del passaporto vaccinale è stato Vincenzo De Luca con la proposta di una card stile tessera sanitaria. Proposta coerente con posizioni del presidente di Regione che sostiene anche la necessità delle vaccinazioni per i nostri operatori. Che noi saremo anche disponibili ad acquistare qualora ce ne fossero a disposizione. Fiere e congressi sembrano a un punto morto. Che futuro per il turismo business? Anche qui il problema è sempre lo stesso. Non esiste la possibilità di programmare nulla. Quindi diventa difficile organizzare spostamenti di questo tipo che spesso coinvolgono persone provenienti da più parti d’Italia se non del mondo. Certo, il traffico business non è scomparso del tutto. Nelle grandi città c’è ancora un minimo di persone che ancora girano per lavoro. Ma questo canale non può essere sfruttato, nemmeno indirettamente, dalle località più turistiche. Procida 2022 potrebbe rappresentare il vero slancio dopo la crisi. Si tratta di una data lontana o vi state già preparando ora? Per quella data dovremmo essere tornati ai livelli pre-crisi. Ma dobbiamo cominciare ora perché il settore non reggerebbe il doppio danno della non-chiusura che ci impone, da un lato, costi fissi da onorare e, dall’altro, una mancata entrata dovuta al blocco degli spostamenti. Inoltre, i ristori per l’alberghiero si sono rivelati più un gettone di presenza che altro. Quando il turismo fa comodo è la perla, l’immagine dell’accoglienza italiana. Quando c’è da fare qualcosa “per” il turismo, allora diventiamo l’ultima voce da sentire.

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