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giovedì 24 novembre 2022

Intervista a Massimiliano Manfredi. «Il Pd faccia chiarezza Serve fase costituente»

Il consigliere regionale apre al campo largo: «Deve essere ricostruito» E sul voto nei Comuni: «No a minestre riscaldate o capri espiatori» 

di Vincenzo Lamberti da Metropolis

Massimiliano Manfredi, consigliere regionale del Pd ed ex parlamentare, parla del futuro del partito, delle primarie e dei Dem nell'area metropolitana. Manfredi come è secondo lei lo stato di salute del Pd adesso? Sull'altro che ottimale: veniamo da un commissariamento regionale e abbiamo avuto la possibilità di incrociare il commissario un mese prima delle elezioni, come gruppo regionale, senza però mai essere coinvolti. Le candidature alle Politiche, ad esempio, le abbiamo apprese dai giornali. Governiamo un'area metropolitana di 3 milioni di abitanti che ha espresso un solo parlamentare. Ora, però, dobbiamo fare i conti con il cambio di un quadro politico nazionale che vede l'anomalia di un governo di centrodestra pienamente legittimato. Bisogna perciò valorizzare i risultati dell'anione regionale e rimettere in campo una rete di alleanze larghe, foriere di successi che il partito nazionale ha trascurato consegnando il Pd a sconfitta certa». Parla del campo largo con i Cinque Stelle? «E' noto che alle Politiche non ho condiviso la scelta di andare al voto con una coalizione ristretta. Il primo motivo è che non avendo avuto la forza di cambiare la legge elettorale e andare sul proporzionale si andava a perdere in tutti i collegi. Pur comprendendo che i Cinque Stelle si sono assunti la responsabilità di far cadere Draghi, noi abbiamo governato con loro tre anni e approvato insieme decine di provvedimenti. Se dall'altra parte va la Meloni, che era contro Draghi, è evidente che la situazione imponesse sia a noi che ai Cinque Stelle di superare le difficoltà e presentarsi insieme per evitare che vincesse la destra». Le primarie si faranno a febbraio: è già iniziata pero la corsa ai nomi. Bonaccini, Schlein, Nardella. L'appassiona? «Anzitutto il Pd avrebbe avuto bisogno di un percorso congressuale ricostituente. Non servono operazioni di maquillage, ma chiarire i limiti politici che ci portiamo da una sconfitta di cinque anni fa che abbiamo dimenticato».


 

E allora cosa si fa? «Non serve un confronto tra nomi perché non abbiamo trascinatori che solo col nome e la leadership sono in grado di muovere le masse. Serve chiarezza: non voto nessuno che non dica cose chiare sull'autonomia differenziata che non è dévolution, ma una gara truccata che cristallizza il divario tra Nord e Sud. E, anche su questo, il partito dovrebbe avere posizione unica. Per esempio chiedere alla Meloni se cancellando il reddito di cittadinanza, quelle risorse finiscono al Nord o restano al Sud. Immagino dunque un campo largo di alleanze con un Pd che non sia punching-ball tra grillini e Terzo Polo ma baricentro per vincere e governare come facciamo in regione, a Napoli e in Città Metropolitana e in tanti comuni dell'area metropolitana. Mi piacerebbe, a questo proposito, che ci tosse una candidatura meridionale visto che il PD non ha mai avuto un segretario sotto Roma». Secondo lei De Luca ci sta pensando davvero? «A me non risulta che il Governatore ci pensi, ne ha mai parlato di questo con noi. Se si mettesse in campo una candidatura che evidenzi la compattezza del punto di vista meridionale nel partito nazionale sarebbe un fatto positivo. Perché, ad esempio, ignorare l'energia di Antonio Decaro sindaco di Bari e anche ex parlamentare?». Nell'area metropolitana di Napoli il Pd deve fare i conti, tra gli altri, con i casi Castellammare e Torre Annunciata. «Quello che è successo a Torre e Castellammare o quello che sta succedendo a Torre del Greco deve portare il Pd a una riflessione profonda sia sulla selezione, non dei sindaci, ma della classe dirigente. Non possiamo cercare un candidato della società civile col quale non cambia niente, ne riproporre minestre riscaldate o capri espiatori. Dobbiamo rinnovare il personale politico per capire come in questa parte di territorio la camorra sia tornata cosi per vasi va nei contesti amministrativi. La politica, Pd compreso, non è in grado di avere anticorpi giusti rispetto al contesto criminale che si avvicina alla pubblica amministrazione. Per superare questa situazione non basta rimescolare le carte ma bisogna Fare i conti col passato».

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