Salerno - In occasione della Giornata Internazionale dei Diritti della Donna, il Conservatorio di Musica "Giuseppe Martucci" di Salerno ha rinnovato il suo impegno per l’equilibrio di genere con la IV edizione di "Voci ritrovate: Donne, musica e processi culturali". La rassegna, promossa dal direttore Fulvio Artiano, si conferma una vetrina internazionale d’eccellenza, capace di connettere la ricerca accademica — che ha già toccato centri come Parigi e Lione — con la valorizzazione delle radici locali. Cuore pulsante della seconda giornata di studi è stata la relazione del Maestro Francesco Aliberti, docente di esercitazioni corali, che ha presentato un’approfondita ricerca su una figura ingiustamente dimenticata: Don Luigi Giovanni Guida. Originario di Massaquano, borgata di Vico Equense, Guida incarna il punto di incontro perfetto tra la storica scuola napoletana e il movimento ceciliano. La sua genealogia didattica è impressionante: attraverso maestri come Antonio Savasta e Giuseppe Cotrufo, il suo stile risale direttamente a giganti come Alessandro Scarlatti, Francesco Durante e Sigismondo Cesi. L'intervento di Aliberti, intitolato “L’ispirazione ceciliana e l’attenzione al mondo femminile nelle opere di Luigi Guida”, ha gettato luce sul rapporto privilegiato che il compositore ebbe con la sensibilità femminile. Sebbene celebre per melodie religiose entrate nel mito popolare come Aurora, Guida ha saputo intessere profondi dialoghi artistici con figure di spicco. Tra queste spicca la poetessa Ada Negri, la cui lirica Mistica fu messa in musica da Guida con una sensibilità che ricorda quella di Respighi.
Altrettanto significative le figure di Romana Rampato, intellettuale e autrice della lirica Sera, e della Beata Maria Cristina di Savoia, a cui Guida dedicò nel 1936 la Trilogia Sabauda. Il lavoro di Guida non si è limitato alle grandi istituzioni come l'Istituto Pontano di Napoli, ma si è nutrito del territorio. Molte delle sue opere sono state recuperate non solo negli archivi gesuiti, ma anche nelle sacrestie di provincia e attraverso la memoria orale delle "anziane signore di paese", custodi di melodie dimenticate. Dalle cantate dedicate alla Vergine all'oratorio su Giuditta, l'opera di Guida ci insegna che "Dio è nelle cose semplici". La sua musica, intrisa di una vena melodica tipicamente partenopea, invita a un ascolto che è anche memoria e ritorno alla quiete. A sottolineare il valore di questa riscoperta è intervenuto anche il Centro Studi Musicali "Luigi Guida", che ha voluto rendere merito al lavoro svolto: «Un omaggio doveroso a un compositore che ha saputo tradurre in note l’attenzione al mondo femminile e la devozione più autentica, analizzato magistralmente nella ricerca del Maestro Francesco Aliberti». Un riconoscimento che suggella l'importanza di custodire e raccontare questo "piccolo mondo antico" che continua a parlarci attraverso il linguaggio universale della musica.

Nessun commento:
Posta un commento
La qualità e l’efficacia del blog dipendono quasi interamente dai vostri contributi. Si raccomanda, perciò, attinenza al tema, essenzialità e rispetto delle elementari regole di confronto. I messaggi diffamatori, scritti con linguaggio offensivo della dignità della persona, razzisti o lesivi della privacy, pertanto, non saranno pubblicati.