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lunedì 29 giugno 2026

Faito, l’atto d’accusa del Sindaco Aiello: «Regione assente e trasporti al collasso, la montagna tenuta in vita solo dai residenti»

Vico Equense - Arriva un duro grido d’allarme e una denuncia netta da parte del Sindaco di Vico Equense, Giuseppe Aiello, sul destino del Monte Faito. Tra immobili abbandonati a rischio illegalità, l'assenza pluriennale della Regione Campania ai tavoli istituzionali e i pesanti limiti dei trasporti che bloccano l'economia locale, il primo cittadino fa il punto sulla battaglia solitaria portata avanti dal Comune, dai residenti e dagli operatori commerciali per restituire dignità e futuro alla montagna. «La Regione Campania è proprietaria di una risorsa straordinaria», accusa il Sindaco, «ma dimostra un distacco burocratico inconcepibile, lasciando il territorio abbandonato a se stesso». Sindaco, lei ha fatto riferimento a una situazione di degrado strutturale che rischia di sfociare in problemi di ordine pubblico. A cosa si riferisce esattamente? «Parlo di immobili abbandonati, strutture un tempo splendide che oggi sono divelte e ridotte a ruderi. Questo vuoto istituzionale ha trasformato diverse aree in potenziali luoghi di illegalità. Quando si lascia un territorio senza controllo e senza una visione di futuro, l'abbandono chiama altro degrado. Non possiamo permettere che una delle vette più belle della nostra terra diventi terra di nessuno.» In questo scenario desolante, ha però sottolineato che alcune risposte importanti sono arrivate grazie alla Prefettura. «Sì, solo grazie all'intervento del Prefetto siamo riusciti a sbloccare e risolvere alcune criticità molto importanti sul fronte della sicurezza e della legalità. Ma l'azione repressiva e di controllo deve essere supportata da un piano di rilancio economico e strutturale. Se manca quest'ultimo, gli sforzi si vanificano.» Chi sta tenendo in vita il Faito in questo momento? «Noi come Comune ci stiamo provando con tutte le nostre forze. Penso agli investimenti sulla pubblica illuminazione, alla rete antincendio, ai 18 chilometri di asfalto posati fino al Santuario di San Michele Arcangelo, oltre alle tante manifestazioni ed eventi che proponiamo. Tuttavia, il merito maggiore va ai suoi operatori economici, ai commercianti e ai residenti. Sono loro i veri eroi di questa storia. Persone che investono, che aprono le loro attività ogni giorno, che curano i sentieri e che accolgono i turisti. Noi continueremo a fare la nostra parte e a difendere i diritti di chi vive e lavora sul Faito, ma l'ente regionale deve assumersi le proprie responsabilità. Basta essere proprietari solo sulla carta: serve una svolta immediata.»


Un'altra nota dolente che penalizza pesantemente la rinascita del territorio riguarda la mobilità. Gli operatori e i turisti denunciano che il Faito viene di fatto "isolato" nel tardo pomeriggio a causa di trasporti carenti. Qual è la situazione e cosa chiede alla Regione e all'EAV su questo fronte? «Questa dei trasporti è un'altra ferita aperta che blocca lo sviluppo economico. Nonostante gli sforzi eccezionali per garantire collegamenti bus sostitutivi, ci scontriamo con un paradosso inaccettabile: il trasporto pubblico su gomma si ferma troppo presto, spesso con l'ultima corsa a metà pomeriggio. Questo significa letteralmente "chiudere" il Faito al turismo pomeridiano e serale. È una mazzata terribile per l'economia locale: si stroncano sul nascere le attività legate agli aperitivi al tramonto o alle cene in quota nei nostri ristoranti. I gestori e i commercianti fanno salti mortali per sopravvivere senza una rete di mobilità integrata e flessibile. La passione di chi resiste sul territorio dimostra che la domanda turistica c'è ed è altissima, ma servono piani di mobilità seri, corse prolungate e navette interne efficienti per tutta la stagione. Chiediamo rispetto per chi investe e vive qui: la montagna non può essere accessibile solo a orari d'ufficio.»

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