Vico Equense - Nel calcio dei contratti milionari, delle bandiere che sbiadiscono in una sessione di mercato e delle multinazionali, esiste un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. Quel luogo è lo spogliatoio della SSC Napoli. E il custode assoluto di quel tempio ha un nome, un cognome e un sorriso che i tifosi azzurri conoscono a memoria: Tommaso Starace. Mentre la Società Sportiva Calcio Napoli celebra lo storico traguardo del suo Centenario, i riflettori si accendono inevitabilmente sui grandi bomber, sui presidenti e sugli allenatori che hanno fatto la storia. Ma c’è un uomo che, senza aver mai segnato un gol o firmato un bilancio, ha ricevuto l'abbraccio più sincero e commosso della città. "Le ho vissute 50, quindi le ho vissute tutte quante", ha confessato lo storico magazziniere ai microfoni di CalcioNapoli24 durante i festeggiamenti, sintetizzando in una battuta mezzo secolo di devozione totale alla causa azzurra. La grandezza di Tommaso Starace risiede nella sua straordinaria resilienza. Più che un semplice dipendente, "Tommy" rappresenta il filo conduttore che ha tenuto unito il cordone ombelicale della storia partenopea negli ultimi quarant'anni. C'era quando il Napoli dominava l'Europa con Diego Armando Maradona, ed è rimasto lì quando i riflettori di San Siro sono stati spenti per fare spazio ai campi polverosi e difficili della Serie C. Ha visto i fallimenti societari, le rinascite, le lacrime di frustrazione e quelle di gioia incontenibile per il terzo scudetto. I presidenti cambiano, i campioni passano, le generazioni si succedono sui gradoni del Maradona, ma Starace resta sempre nello stesso posto, con la stessa immutata umiltà. Nell'immaginario collettivo, Starace è per tutti "l'uomo del caffè", ma ridurre la sua figura a questa mansione sarebbe un errore superficiale.
Quel caffè, preparato rigorosamente con la moka napoletana e servito nel brik di metallo direttamente sul rettangolo verde di Castel Volturno, è un vero e proprio rito pagano propiziatorio. Si tratta dello strumento fondamentale con cui Starace ha integrato e "napoletanizzato" decine di calciatori stranieri appena sbarcati all'ombra del Vesuvio. Lo sanno bene i campioni del passato e quelli del presente: ricevere il caffè di Tommy significa essere accettati a tutti gli effetti all'interno della famiglia azzurra. Il legame tra Starace e i calciatori va ben oltre il semplice rapporto professionale, come dimostra la profonda amicizia con Diego Armando Maradona. Il Pibe de Oro lo considerava un porto sicuro nelle tempeste della sua vita napoletana, tanto da volerlo al suo fianco persino nei ritiri della Nazionale argentina. In tempi più recenti, la sua straordinaria complicità con Dries Mertens ha conquistato i social, dove i loro balletti iconici con la bacinella d'acqua per i piedi sono diventati il simbolo visivo di uno spogliatoio sano e unito. Da Ruud Krol a Victor Osimhen, fino ai nuovi arrivati sotto la gestione di Antonio Conte, ogni singolo atleta ha trovato in lui un confidente, un confessore e un pezzo di Napoli vera da scoprire e rispettare. Il calcio moderno ci ha abituati a eroi effimeri e passionali solo a favore di telecamera. Tommaso Starace rappresenta l'antidoto perfetto a questa deriva, ricordandoci che l'amore vero per una maglia non ha bisogno di applausi, contratti al rialzo o copertine patinate. Non è mai sceso in campo e non ha mai indossato la fascia al braccio, eppure, per il popolo napoletano, Tommaso Starace è diventato capitano ogni giorno semplicemente dando l'esempio. Il Centenario del Napoli è anche, e soprattutto, la sua bellissima festa.

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