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martedì 13 ottobre 2026

Dall’astio al realismo: la metamorfosi diplomatica di Luigi Di Maio

L’ex capo politico del Movimento 5 Stelle incanta la Festa del Foglio a Firenze. Tra l'elogio inaspettato a Giorgia Meloni, i moniti al centrosinistra sull'Ucraina e l'abbraccio pacificatore con Matteo Renzi, Di Maio si riscopre uomo delle istituzioni europee

Firenze - C’era una volta il leader dei paladini anti-sistema, l'uomo delle piazze e dei veti incrociati. Ieri, sul palco del Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, in occasione della Festa dell’Ottimismo del Foglio, si è presentato un Luigi Di Maio radicalmente trasformato. Con la felpata postura del diplomatico di lungo corso e la legittimazione che gli deriva dal ruolo di Inviato Speciale dell’Unione Europea per la regione del Golfo, Di Maio ha tracciato un'analisi geopolitica che ha sparigliato le carte del dibattito politico italiano. Il passaggio più sorprendente dell'intervento dell'ex ministro degli Esteri riguarda l'attuale inquilina di Palazzo Chigi. Di Maio non ha usato mezzi termini per promuovere a pieni voti l'azione internazionale del governo in carica, definendo la partecipazione di Giorgia Meloni al vertice del Consiglio di cooperazione del Golfo come «uno degli eventi più sottovalutati della politica estera italiana». Secondo il diplomatico UE, l'approccio dell'Italia gode di grandissima considerazione nella penisola arabica, un'area cruciale non solo per gli approvvigionamenti energetici europei ma anche per gli equilibri della complessa crisi mediorientale.

 

Un endorsement che testimonia come, sui dossier internazionali, Di Maio abbia ormai sposato una linea di rigoroso realismo istituzionale. Smessi i panni del diplomatico e ripresi per un attimo quelli dell'analista politico interno, Di Maio ha riservato le critiche più aspre al suo passato politico e, in particolare, a Giuseppe Conte. Nel mirino c'è la linea ondivaga del MoVimento 5 Stelle sul conflitto russo-ucraino e la contrarietà all'invio di aiuti militari a Kyiv. L'ex leader del M5S ha lanciato un avvertimento perentorio alle forze di centrosinistra che tentano di costruire un'alternativa di governo: «Su queste cose cadono i governi». Secondo Di Maio, l'assenza di una posizione netta, atlantista ed europeista sulla sicurezza internazionale è il vizio di forma che rischia di condannare qualsiasi coalizione all'irrilevanza o alla paralisi immediata. A rubare la scena e a diventare virale sui social è stato però il dietro le quinte. L'incontro con il vecchio "nemico giurato" Matteo Renzi si è trasformato in un momento di inaspettata distensione. L'abbraccio tra i due, accompagnato da una sequenza di battute fulminanti – con Renzi che lo indicava come la sua "rovina" e Di Maio che replicava definendolo la propria "fortuna" – ha sancito la fine ufficiale di un'era del panorama politico italiano, quella dello scontro ideologico totale, lasciando spazio a una nuova fase di reciproca e pragmatica cordialità. L'intervento di Firenze lascia una certezza: lontano dalle beghe parlamentari e immerso nei delicati equilibri del Golfo Persico, Luigi Di Maio sembra aver trovato una seconda giovinezza pubblica. Una veste in cui la realpolitik istituzionale ha definitivamente preso il sopravvento sulle vecchie passioni populiste.

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