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sabato 10 ottobre 2026

Vico Equense, la porta sbarrata della Costiera: se la mobilità d'emergenza soffoca il turismo e la quotidianità

Vico Equense - Essere la "porta d'accesso" alla Penisola Sorrentina è da sempre il vanto di Vico Equense. Oggi, però, questa porta si trova a fare i conti con un imbuto infrastrutturale che rischia di trasformare un paradiso in una trappola per residenti e visitatori. La persistente chiusura della galleria di Pozzano aveva già evidenziato la fragilità della nostra rete viaria, ma quanto accaduto ieri ha trasformato il disagio in una vera e propria paralisi: il distacco e la caduta di pesanti massi dal costone roccioso lungo la strada Panoramica (la statale 145), proprio all'uscita del tunnel in direzione Vico Equense, ha messo definitivamente in ginocchio la circolazione. Con l'installazione immediata di un semaforo per il senso unico alternato, i tempi di percorrenza tra Castellammare e Sorrento sono schizzati a oltre due ore, dimostrando che il nostro territorio non può più permettersi di vivere inseguendo una perenne gestione delle emergenze. Il turismo a Vico Equense e nell'intera costiera non ha più confini stagionali rigidi. Anche in questo periodo, le strutture ricettive, i b&b e i ristoranti del centro e dei casali continuano a registrare flussi importanti di viaggiatori. Eppure, ogni volta che un'arteria principale si blocca, l'intero sistema dell'accoglienza vacilla. Si registrano ritardi nei trasferimenti dagli aeroporti e dalle stazioni, disagi per i servizi di taxi e NCC, e forti difficoltà per i bus turistici che faticano a muoversi lungo i percorsi alternativi. Un danno d'immagine silenzioso ma concreto per una destinazione di rilievo internazionale. Ma se l'economia turistica soffre, a pagare il prezzo più alto sono le migliaia di cittadini vicani. Per chi abita a Vico Equense, la SS 145 non è solo una strada panoramica, ma il cordone ombelicale che unisce la vita quotidiana al resto della provincia. La deviazione forzata del traffico sull'itinerario esterno, ora flagellato anche dal crollo dei detriti di ieri, non significa solo ore bloccati in coda tra i tornanti. Significa ritardi per i pendolari, per i lavoratori che si spostano verso Napoli o Sorrento e, cosa ancor più grave, ostacoli insormontabili per chi deve raggiungere i presidi sanitari e gli ospedali fuori dalla penisola per visite e cure urgenti.

 

Il problema, tuttavia, non si limita al singolo cantiere o all'ennesima frana causata dal maltempo. Ciò che emerge è la fragilità di un modello che non riesce a guardare oltre il giorno dopo. Vico Equense, con la sua conformazione unica che va dal mare ai 1.000 metri del Monte Faito, necessita di una programmazione strutturale profonda. La mobilità, la messa in sicurezza e il consolidamento dei costoni rocciosi, il sistema idrico e la sanità non possono essere regolati da interventi d'urgenza volti semplicemente a "tamponare" il danno dopo che si è verificato. Finché i singoli Comuni della costiera procederanno senza una cabina di regia condivisa e senza pretendere un piano integrato e definitivo da parte degli enti regionali e metropolitani, la Penisola resterà ostaggio del meteo e della sfortuna. La messa in sicurezza definitiva della Panoramica e la riapertura del tunnel di Pozzano devono avvenire nel minor tempo possibile, ma non basta. Vico Equense ha bisogno di certezze, di infrastrutture resilienti e di una visione a lungo termine per non rischiare di rimanere isolata, sospesa tra la sua straordinaria bellezza e le sue storiche fragilità.

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