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giovedì 30 luglio 2009

Berlusconi concede a titolo gratuito al gruppo guidato da Lettieri l'Atitech

Regione Campania - Impegni precisi ed atti concreti quelli chiesti, nel suo intervento in aula dal capogruppo della "Sinistra" Tonino Scala per i lavoratori dell'Atitech di Napoli. "Dopo il regalo dell'Alitalia alla cordata dei suoi amici imprenditori, Berlusconi concede a titolo gratuito al gruppo guidato da Lettieri, l'Atitech, come incentivo a guidare la coalizione di centro destra alle regionali dell'anno prossimo.E’ una vicenda che sembra non avere fine. I tanti tavoli istituzionali e le numerose agitazioni sindacali non sono servite a garantire un futuro a questa azienda e ai suoi lavoratori. Da troppo tempo si assiste a balletti strani e si ascoltano notizie contrastanti. Molte sono state le tappe della vertenza Atitech, difficile ricordarle tutte. Insomma, è veramente una vergogna quello ciò che è successo in Alitalia e quello che si è consumato in Atitech. Nemmeno i sindacati sembra riescano a far rispettare gli impegni, spesso solo verbali, presi con il Governo a palazzo Chigi. Nel frattempo è aumentata la CIGS e l’Atitech passa da azienda leader nel settore ad azienda “scomoda”. Per anni l’Atitech ha gestito la flotta Alitalia a cominciare dagli MD80, ATR42, Embraher per finire alla flotta Airbus senza mai dover fare i conti con incidenti o cose simili. E’ riuscita sempre a garantire il massimo della sicurezza. Ora ci si accorge che non è più competitiva. La nuova Alitalia dopo essersi sbarazzata di 8.000 dipendenti adesso ha deciso di portare la manutenzione e servizi, in cui Atitech è ampiamente specializzata, presso altri centri sparsi per l’Europa o addirittura oltreoceano. Responsabilità di tutto è CAI, che con la complicità del governo e di tutti quelli che hanno partecipato a trattative che spesso sembravano più farse che trattative, hanno determinato lo stato attuale, mostrando con tutta evidenza, come è stato più volte detto anche in questa sede, che su questo terreno il governo nazionale vuole lasciare il Mezzogiorno a se stesso. I lavoratori dell’Atitech, che abbiamo incontrato proprio ieri, hanno denunciato chiaramente che le società dei servizi stanno lasciando l’azienda per far posto alle finanziarie. Sono preoccupati perché probabilmente i capannoni saranno smantellati. Tutto ciò non lascia speranza alcuna. E su questo vorrei aprire una doverosa parentesi. In questi giorni è in discussione il Piano Casa campano. Quando noi diciamo di fissare i paletti e dare norme certe ci riferiamo proprio a casi come questi. In riferimento all’articolo 5 della Proposta di legge è necessario precisare che, nel caso vengano dismessi capannoni industriali, quelle aree non possono essere soggette a destinazione d’uso almeno per 30 anni. Perché ci copriremmo di ridicolo se da un lato invochiamo il rilancio del lavoro industriale e dall’altro dovessimo permettere di trasformare in quartieri residenziali le stesse aree. Diventerebbero molto appetibili per i fautori del mattone selvaggio e potrebbe essere un motivo di penalizzazione dell’occupazione e non il contrario. Ritornando all’Atitech, ora c’è la certezza che non c’è alcuna volontà di salvare l’azienda campana. Nel frattempo i lavoratori già non percepiscono gli stipendi, nonostante il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, aveva rassicurato i lavoratori circa la continuità aziendale e la certezza degli stipendi, impegni evidentemente disattesi. E come se non bastasse, entro il 31 luglio le officine dovrebbero cessare le attività e se il polo di manutenzione andrà in liquidazione più di 700 persone perderanno il lavoro. Ma come è stato ed è possibile tutto questo? Mi chiedo e vi chiedo. Che fine faranno i dipendenti e la loro professionalità? Certo, qualcuno potrà rispondere: se ne sono fregati di 8.000 dipendenti e della loro professionalità a Fiumicino figurati se a loro interessa quello che succederà a Napoli! Ma possiamo sottostare a questo cinismo, a questi maltrattamenti, a queste discriminazioni? E ancora, l’economia campana si può permettere il lusso di perdere l’Atitech e tutto il suo indotto? Quanto pesano i lavoratori Atitech sul piatto della bilancia? Imbattibili per competenze e professionalità, fino a poco tempo fa “il fiore all´occhiello”, ma deboli perché è la parte più piccola del gruppo. Con 20 anni di azienda al suo attivo, un tasso di assenteismo pari a zero, e l´età media è 39 anni, questa azienda è un patrimonio che non si può vendere a nessun prezzo, figuriamoci se possiamo permettere che venga addirittura perso. L’amara verità è che la sua sorte è in balia di una politica miope e discriminatoria che pare abbia messo al centro della sua agenda l’affossamento del Sud. Dal caso Atitech Napoli viene fuori tutta la debolezza del Governo che al di fuori dell´Italia non sa difendere nemmeno i pezzi pregiati del suo patrimonio industriale. Questo Governo ha miseramente svenduto l’Alitalia a quattro soldi, oserei dire che l’ha regalata. Bisogna riconoscere che nelle proposte del Governo Prodi, se pure discutibili, si ravvisava almeno la volontà di salvaguardare i livelli occupazionali. Chi ha avuto in “dono” l’ Alitalia, mostra di non avere competenze in campo aeronautico perché non riesce nemmeno a comprendere l’importanza di avere centro di manutenzione proprio. Così come, d’altra parte, succede nelle maggiori compagnie aeree: tutte hanno tutte il loro centro di manutenzione? Veramente dobbiamo credere alle voci che la manutenzione venga fatta solo a suon di certificato. Se il Governo vuole mollare al suo destino il Mezzogiorno, la nostra Regione non può rimanere a guardare passivamente il suo carnefice. E’ importante che da qui adesso escano impegni precisi. Non più tavoli, non più discussioni, ma atti concreti. Perché teniamo ben presente una cosa, perdere la “battaglia” Atitech non significa negare un futuro solo ai lavoratori dell’Azienda, significa negare un futuro all’intera Regione Campania e con essa a tutto il Mezzogiorno".

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