Vico Equense - Esistono immagini che sanno di un’Italia lontana, fatta di avventure domenicali e di una montagna vissuta con l'entusiasmo della scoperta. Grazie a una preziosa testimonianza condivisa dalla pagina Facebook "Monte Faito", facciamo un salto nel tempo fino al febbraio del 1956, l’anno della grande ondata di gelo, quando il Faito si presentava come un autentico presepe imbiancato. La foto d'epoca ci riporta a quei giorni magici: una Fiat 500 "Topolino" (modello C Belvedere) arranca con orgoglio tra i cumuli di neve fresca, simbolo di una mobilità che iniziava a sfidare le vette. Dietro di lei, gruppi di sciatori con le pesanti attrezzature in spalla si dirigono verso i campi innevati. Non era solo una gita, era un rito collettivo. Come riportava con enfasi Il Mattino il 15 febbraio 1956, la neve era "farinosa", ideale per le discese. Il cuore pulsante dell'attività era il Campo della Cercola, dove la sciovia lavorava a pieno ritmo per servire i ben 70 centimetri di coltre bianca che avevano ricoperto la montagna. Raggiungere la vetta era un'impresa che richiedeva audacia e preparazione. L’allora "Associazione Amici del Faito" e le Strade Ferrate Meridionali garantivano la percorribilità della strada da Castellammare grazie agli spartineve, ma l'uso delle catene era un obbligo imprescindibile per affrontare i tornanti gelati. Per chi arrivava da Napoli, il Faito non era solo una meta sciistica, ma un "festoso ed incantevole appuntamento" dove la fatica della salita veniva ricompensata da un panorama unico al mondo: sciare con l’azzurro del Golfo all'orizzonte. Oggi, grazie al lavoro di recupero storico fatto dalla community della pagina social Monte Faito, questa vecchia istantanea in bianco e nero smette di essere solo un ricordo privato per diventare patrimonio comune. Non sentiamo solo il freddo di quel febbraio memorabile, ma anche il calore di una comunità che sapeva valorizzare le proprie vette, trasformando il Monte Faito in una stazione sportiva d'avanguardia sospesa tra cielo e mare.

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