Vico Equense - Il dibattito sul piano di project financing da oltre 13 milioni di euro destinato alla riqualificazione e alla messa in sicurezza di Marina di Aequa sta portando alla luce una profonda anomalia nella dinamica politica locale. Da un lato c'è una coalizione di centrodestra orientata a capitalizzare lo strumento della finanza di progetto per modernizzare l’approdo turistico. Dall'altro lato, un centrosinistra che appare frammentato e privo di una linea d'azione unitaria, schiacciato tra le pressioni dei comitati spontanei, lo spettro di ricorsi al Tar e le richieste di un referendum comunale. Il dato politico più evidente è l'atteggiamento di netta chiusura preventiva assunto da una parte dello schieramento progressista. Di fronte a un'operazione finanziaria e infrastrutturale complessa, la reazione immediata si è tradotta nella mobilitazione della protesta, evocando il rischio di una "privatizzazione delle spiagge". Si tratta di un argomento suggestivo, ma che si scontra con la realtà dei fatti: i litorali in questione non godono certo oggi di uno stato di fruizione totalmente libera, selvaggia e incontaminata. Trasformare la difesa dello status quo in una bandiera ideologica significa ignorare le evidenti necessità di ammodernamento e di messa in sicurezza che l'area richiede da anni. La finanza di progetto è, per sua natura, uno strumento che unisce l'interesse pubblico alla capacità di investimento del privato. Un'opposizione che ambisce a proporsi come alternativa di governo credibile non dovrebbe limitarsi a erigere barricate giuridiche o a delegare la sintesi politica ai comitati civici. Il primo dovere di una forza progressista e riformista dovrebbe essere l’interlocuzione diretta con i proponenti del progetto.
Aprire un tavolo, analizzare i dati, valutare l'impatto economico e sociale e proporre correttivi per massimizzare il beneficio pubblico: questo è il percorso per costruire un'opinione solida e informata. Arroccarsi su un rifiuto pregiudiziale non fa che allontanare il centrosinistra dai tavoli decisionali dove si disegna il futuro del territorio. Il rischio concreto di questo scenario è lo stallo. Tra la minaccia di ricorsi amministrativi e le spinte referendarie, Marina di Aequa rischia di perdere un treno importante per il suo rilancio economico e turistico. Se il centrodestra prosegue dritto rivendicando la bontà della programmazione economica, il centrosinistra deve decidere se rimanere un aggregatore di proteste o evolvere in una forza capace di mediare, comprendere le logiche dello sviluppo e governare i processi di trasformazione urbana.

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