Vico Equense - C’è una linea d'ombra sottile, ma profondamente marcata, che separa la politica del fare dalla politica dell'apparire. Una linea che i cittadini, ormai stanchi di promesse e proclami, riescono a tracciare con precisione millimetrica. Al centro di questo confine si colloca una delle figure chiave della macchina comunale: l’assessore. Troppo spesso, nell'immaginario collettivo e purtroppo anche nella prassi, la nomina ad assessore viene percepita come un traguardo d'arrivo, una medaglia al valore elettorale da appuntarsi sul petto o, peggio, un passaporto per sfilare in prima fila ai tagli del nastro e alle cerimonie ufficiali. Ma la rappresentanza non è amministrazione. Se un assessorato si riduce alla presenza formale nei palazzi della politica e ai sorrisi di circostanza, allora quel ruolo perde la sua stessa ragion d’essere. E, diciamolo chiaramente, non serve a nessuno. Amministrare una comunità non è un esercizio teorico che si può svolgere stando seduti dietro una scrivania, leggendo fredde relazioni tecniche filtrate dagli uffici. La città è un organismo vivo, che pulsa, che si trasforma e che, purtroppo, spesso soffre. Come si può pretendere di risolvere il problema del traffico se non si imbottigliano le proprie mattine nelle strade più critiche? Come si può pianificare il decoro urbano o la gestione dei rifiuti se non si cammina sui marciapiedi delle periferie, toccando con mano i disservizi?
La conoscenza diretta del territorio non è un optional o un merito da sbandierare: è il requisito minimo ed essenziale del mandato politico. Un buon assessore deve avere le suole delle scarpe consumate. Deve girare la città in lungo e in largo, fare sopralluoghi senza preavviso, parlare con i commercianti, ascoltare le lamentele dei comitati di quartiere e scovare le cose che non vanno prima ancora che queste finiscano sulle pagine dei giornali o nelle proteste sui social. Chi accetta una delega si assume la responsabilità civile e morale di governare quel pezzo di bene comune che gli è stato affidato. Se manca la curiosità, se manca la fame di capire come vivono i propri concittadini, se manca il coraggio di metterci la faccia anche dove i problemi bruciano, allora quella delega va rimessa nelle mani del Sindaco.In un momento storico in cui le risorse pubbliche sono limitate e i bisogni della popolazione aumentano, le comunità locali non possono permettersi il lusso di mantenere "figuranti" nei posti di comando. Chi non presidia il proprio settore, chi non verifica l'operato della macchina amministrativa sul campo e chi non conosce i reali problemi della strada ha già fallito il suo compito. E per chi fallisce, la revoca della delega non è una punizione, ma un atto di giustizia e di rispetto verso i cittadini. La città ha bisogno di guide, non di spettatori pagati.

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