Vico Equense - A forza di sentirsi ripetere che "il turismo è l'unica risorsa", le amministrazioni comunali che si sono succedute negli ultimi vent'anni hanno finito per dimenticare una categoria fondamentale: i propri cittadini. A Vico Equense come nel resto della Penisola, la gestione del territorio è stata lasciata alle sole forze di un mercato privato cannibale. Dire che “una politica per la casa qui non c'è mai stata” non è un'esagerazione, ma la constatazione di un vuoto normativo che sta svuotando le nostre comunità. Viviamo in una terra benedetta dalla bellezza, sospesa tra il blu del golfo e il verde dei Monti Lattari, diventata negli ultimi vent'anni una delle mete turistiche più ambite al mondo. Ma questa straordinaria attrattività ha un prezzo nascosto e altissimo, pagato interamente dalle giovani coppie, dai lavoratori locali e dalle famiglie a medio e basso reddito. La verità è sotto gli occhi di tutti: trovare un appartamento in affitto a lungo termine è ormai un’impresa titanica; trovarlo a un prezzo accessibile per uno stipendio normale è utopia. L’assenza storica di una politica della casa si manifesta in due grandi vuoti gestionali. Da un lato, la cronica carenza di edilizia residenziale pubblica o agevolata. Per decenni si è preferito lasciare lo sviluppo immobiliare alle sole forze del mercato privato, senza che le amministrazioni che si sono succedute nel tempo abbiano mai blindato una quota di patrimonio urbano da destinare a chi in questi luoghi ci nasce, ci lavora e vorrebbe costruirci un futuro. Dall'altro lato, si registra il Far West della transizione verso il turismo extralberghiero.
La legittima e comprensibile scelta dei proprietari di monetizzare attraverso gli affitti brevi e le case vacanza ha di fatto azzerato l'offerta per i residenti. Interi condomini si sono trasformati in alberghi diffusi. Senza una regolamentazione coraggiosa, capace di porre un freno o di incentivare fiscalmente chi sceglie il lungo periodo, il mercato ha fatto il suo corso, espellendo i cittadini residenti verso l'entroterra o le province vicine. Le conseguenze a lungo termine di questo "laissez-faire" sono già visibili. Le scuole perdono iscritti, le attività commerciali storiche faticano a trovare personale perché i lavoratori pendolari non possono permettersi i costi di trasporto (o i canoni locali), e l'identità stessa delle nostre comunità rischia di trasformarsi in una scenografia di cartone ad uso e consumo dei visitatori estivi. Una politica per la casa non significa cementificare ulteriormente un territorio già fragile e saturo. Significa governare l'esistente. Significa avere il coraggio politico di mappare gli immobili vuoti, creare fondi di garanzia comunali per tutelare i proprietari che affittano a famiglie residenti, applicare sgravi IMU significativi per le locazioni a lungo termine e, soprattutto, porre un tetto o una programmazione stringente alle licenze per affitti brevi nelle zone a maggiore stress abitativo. Continuare a ignorare il problema, nascondendosi dietro l'alibi che "il turismo porta ricchezza", significa condannare Vico Equense e la Penisola a diventare deserti sociali. La ricchezza di un territorio si misura dalla qualità della vita di chi lo abita dodici mesi all'anno. È tempo che la politica locale si svegli dal suo torpore e metta il diritto all'abitare al centro dell'agenda pubblica. Prima che sia troppo tardi, e che l'ultimo residente spenga la luce.

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