Napoli - «A Napoli le persone sono molto gentili, i ristoranti sono fantastici, ma il traffico è terribile». Bastano una battuta fulminea e un sorriso ironico a Paul Krugman, premio Nobel per l'economia nel 2008, per conquistare la platea dell'aula magna della Federico II. L'economista statunitense, professore a Stanford e Princeton, è tornato all'ombra del Vesuvio ospite dell'ateneo federiciano per una lectio magistralis nell'ambito dell'incontro "Ruggenti anni Sessanta e i turbolenti anni Venti", organizzato dal professore emerito Luigi Fusco Girard. Seduto in prima fila accanto all'altro ospite d'onore, l'ex presidente del Consiglio Romano Prodi, Krugman ha fotografato con lucidità e arguzia lo stato attuale del capoluogo campano: «Nonostante il traffico, Napoli oggi è una città molto più ricca e attraente rispetto al passato. I progressi sono evidenti. È perfino scioccante il numero enorme di turisti americani in città: fanno bene all'economia, ma non a me che ero venuto qui proprio per stare lontano dai miei connazionali!». Un'ironia che non si è spenta nemmeno quando un improvviso blackout ha spento i microfoni dell'aula: «Questa università ha ottocento anni – ha scherzato al ritorno della luce – per un momento ho pensato che avremmo dovuto rispettare le tradizioni medievali parlando senza elettricità». Dietro le parole di Krugman non c'è solo lo sguardo attento dell'analista geopolitico, ma il profondo affetto di chi la Campania la conosce e la frequenta da tempo. Il pensiero corre inevitabilmente a un legame indissolubile nato quindici anni fa: era il 2011 quando Paul Krugman venne insignito del prestigioso Premio Capo d'Orlando a Vico Equense. Quell'esperienza nel cuore della penisola sorrentina è rimasta impressa nella memoria dello scienziato e nei suoi successivi scritti e interventi. Vico Equense, con la sua straordinaria cucina e i suoi scorci a picco sul mare, ha rappresentato per il Nobel la sintesi perfetta di quella "gentilezza" e di quei "ristoranti fantastici" che ancora oggi elogia pubblicamente. Chi era presente nel 2011 ricorda l'entusiasmo dell'economista nello scoprire le eccellenze del territorio, un ricordo che Krugman ha sempre custodito con calore, citando la cittadina costiera come uno dei suoi luoghi del cuore in Italia. Entrando nel vivo del dibattito economico, stimolato dall'introduzione di Fusco Girard sul valore delle nuove generazioni come "lievito" per il Sud, Krugman ha allargato la prospettiva sulla questione meridionale.
«L'economia italiana presenta enormi difficoltà, ma è più produttiva di quanto suggeriscano i dati: spesso voi italiani siete troppo prudenti. La diseguaglianza tra Nord e Sud non è più una specificità italiana, ma una costante di tutto il mondo avanzato. Ogni nazione ha il "suo" Mezzogiorno, inclusi gli Stati Uniti». Secondo il Nobel, l'Europa non deve disperare di fronte alle transizioni tecnologiche in atto: «Il Vecchio Continente non è un museo del proprio passato, ma una potenza che può ancora competere con USA e Cina». Una visione parzialmente sfidata da Romano Prodi, che ha incalzato la platea sulla necessità di una vera coesione: «L'Europa o è unita o non ha futuro, e oggi Francia e Germania non corrono più insieme. Dobbiamo investire sui giovani e sull'innovazione per evitare che continuino a emigrare». Prodi ha poi riservato una stoccata al panorama politico interno: «Il Governo si vanta della stabilità, ma deve fare una legge per garantirla. C'è qualcosa che non va». Tra l'analisi rigorosa delle grandi sfide globali e il ricordo mai sbiadito della bellezza costiera di Vico Equense, la giornata della Federico II ha confermato una certezza: la Campania, con le sue contraddizioni e le sue eccellenze, continua a essere una musa ispiratrice per le menti più brillanti del pianeta.
Nella foto Paul Krugman a Vico Equense (2011)

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