giovedì 23 aprile 2015

Addio al totem di Meta

Meta - "Gli alberi non tradiscono, non odiano, irradiano solo felicità e amore. Ecco perché l’uomo stando vicino agli alberi, avverte una corrente positiva e rigeneratrice". Eppure la grande araucaria di Meta che svettava da sempre sul corso principale del paese non c’è più. E’ scomparsa per sempre, col sorgere del sole, in una calda mattinata del 18 aprile 2015. Uno degli alberi più maestosi che la natura ci abbia donato, considerato un fossile vivente che nel suo ambiente di origine, non certo in città, può raggiungere anche i 60 m di altezza, è stato letteralmente fatto a pezzi da piccoli uomini che ne avevano (???) enorme paura!!! “E’ indicibile il senso di tristezza e di impotenza di fronte all’accaduto – dichiara Claudio d’Esposito presidente del WWF Penisola Sorrentina - La tragedia era nell’aria da giorni e qualcuno ci aveva segretamente avvertito del rischio che avrebbe corso il grande albero secolare. Ma stavolta non abbiamo fatto in tempo, ad “intrometterci” col WWF nella vicenda, a “leggere le carte” e dimostrare, come spesso accade, che quell’albero non era così pericoloso e non sarebbe mai caduto. Lo avevamo già fatto, nel novembre del 2013, quando di fronte alla paventata ipotesi di intervenire con l’abbattimento dell’Araucaria, con la giunta del Sindaco Trapani c’era stata data la possibilità di dire la nostra sulla situazione vegetazionale della pianta. Con gli agronomi dell’associazione producemmo un’articolata diffida al taglio e la richiesta di inserire la secolare Araucaria (tra le tre più grosse ed importanti dell’intera penisola sorrentina assieme a quella del Museo Correale di Sorrento e della Villa di Castellammare) tra gli esemplari storici degni di rilievo e di massima tutela nonché dell’apposizione del vincolo monumentale. Ma stavolta le cose sono andate diversamente.” “Lei mi è costato 15.000 euro” ha esclamato irritato in strada il proprietario dell’albero al presidente del WWF Penisola Sorrentina, che esternava la sua indignazione per lo scempio in atto. E’ chiaro che l’iter del privato per ottenere tutte le autorizzazioni è stato complesso.
 
Il WWF cercherà ora di capire chi e perché abbia mai potuto avvallare lo scempio. “Li stiamo perdendo tutti, gli alberi secolari, uno dopo l’altro, per incuria, vandalismo, intolleranza e per lasciare spazio a bieche speculazioni edilizie: il Pino storico dell’Hotel La Terrazza di Sorrento, l’Ulivo plurisecolare del Museo Correale, il Re dei Faggi a Faito, il grosso Pino di Piazza Balsamo a S.Agnello, quello di S.Vito, quello di Villa Irbicella a Piano, quello di Seiano, la Fitolacca dell’Ospedale a Sorrento, sono solo alcuni dei tanti patriarchi arborei persi per sempre, a cui si va ora ad aggiungere l’Araucaria di Meta.” E’ proprio di questi giorni la lettera che Giunta Regionale della Campania ha inviato a tutti i comuni sollecitandoli, in riferimento alla Legge n.10 del 2013, al censimento degli “alberi monumentali e di particolare pregio paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale” e indirizzandoli col D.M del 23/10/14 sui principi e criteri per la catalogazione. L’Araucaria di Meta, con la sua circonferenza di 3,5 m, che tradisce un’età di 130 anni, sarebbe stata a pieno titolo inserita in tale “Shindler list”. Ma neanche il tempo per la Regione di risvegliare i comuni inadempienti, e per il WWF di tornare ad interessarsi dell’albero, che le motoseghe si sono messe immediatamente in azione. Semplice combinazione??? I volontari del WWF hanno documentato, con numerose foto e filmati, tutte le fasi di distruzione dell’imponente creatura arborea durata circa tre ore. Fa riflettere come ciò che Madre Natura ha creato in oltre un secolo sia stato distrutto dall’uomo in appena 180 minuti!!! Dalle immagini realizzate e dall’osservazione delle sezioni di legno si può dedurre la salute della pianta che presentava un legno in buono stato e dei rami robusti che hanno generosamente sorretto, fino alla fine, i pesanti corpi dei loro boia. Dai filmati si comprende inoltre chiaramente come le operazioni di taglio, così come svolte, non hanno rispettato le norme di precauzione ed antinfortunistiche richieste, mettendo a serio repentaglio la pubblica e privata incolumità col lancio azzardato di quintali di enormi fette di legno da notevoli altezze. “Nel vedere le potenti motoseghe che faticavano a fare a pezzi il robusto tronco il pensiero è volato ad alcuni filmati propagandistici, diffusi in rete, dove dei fanatici estremisti distruggono con violenza ed ignoranza inaudita sculture ed opere d’arte solo perché appartenenti ad altra religione. Il paragone può sembrare irriverente o forzato ma un nesso lo si trova. In entrambi è un gesto di violenza: da un lato ostentato e ingiustificato, dall’altro più ipocritamente sofferto e apparentemente giustificato da “cause di stato maggiore” (incolumità delle persone/costi non sostenibili); in entrambi è un gesto di pochi che danneggia i rimanenti: da un lato una setta spietata contro la cultura e la civiltà di altri popoli, dall’altro alcuni rispettabili cittadini contro la natura, il paesaggio e la storia che appartiene di diritto anche a tutti gli altri; in entrambi è un gesto inutile che trova la sua apparente unilaterale giustificazione: da un alto nella furia terrorista, dall’altro nei meandri di perizie, controperizie ed autorizzazioni richieste, poi negate, infine ottenute!!! In entrambi è un’azione che non lascia possibilità di replica e/o di contraddittorio, e non permette una seconda chance. E’ un’azione irreversibile e irrimediabile che lascia un vuoto, fisico, materiale, ma soprattutto spirituale.”

La storia, i timori, le perizie 

La spettacolare Araucaria che si ergeva dritta per un’altezza di 24 metri, per la sua mole e per il contesto urbano nel quale vegetava isolata, aveva un’enorme importanza botanica, storica e paesaggistica. Curata ed amata dai vecchi proprietari, che quando giungeva il natale si inorgoglivano nell’addobbarla, temuta e sfregiata fino alla morte dai nuovi padroni di casa. La pianta in oggetto era sottoposta a ciclici interventi di potatura. L’ultimo, del 26 agosto 2013, aveva comportato oltre all’alleggerimento dei rami esterni anche l’eliminazione di sei metri della parte apicale ritenuta danneggiata a causa di una “bruciatura” attribuita ad un fulmine. Questi ultimi tagli, effettuati fuori stagione per ragioni definite di urgenza a causa del distacco di un ramo durante un temporale, avevano comportato un’evidente emissione di resina dalle ferite ed alterato in parte la forma e il portamento dello storico esemplare ma non la sua vigoria ed imponenza. Dopo tale episodio in una dettagliata perizia, redatta per il privato dalla dr.ssa Agronomo Linda Guarracino, veniva analizzato lo stato di salute della pianta e la sua stabilità e rischio in considerazione al sito dove vegetava. Nella perizia del tecnico di parte si sottolineava lo stato vegetazionale ottimale della pianta e, da una analisi V.T.A., nulla lasciava minimamente sospettare a situazioni di cui preoccuparsi. Tuttavia il tecnico incaricato attestava che seppure fossero poco probabili rotture vegetali di parti della pianta (nella fattispecie rami) esse tuttavia non erano impossibili e tantomeno prevedibili. Ovvero come dire: il paziente gode di ottima salute ma non è impossibile che gli possa accadere qualcosa nel futuro. Il pericolo temuto, con un ragionamento che applicava le teorie probabilistiche (è poco probabile vincere il superenalotto ma non è impossibile) portava necessariamente a rendere impossibile escludere al 100% l’eventualità, seppure remota, che potesse avvenire qualcosa di imprevisto. Nel caso di specie l’albero stava bene ma nulla vietava che si sarebbe potuto verificare il distacco di un ramo o frutto. Nella perizia infatti, che si atteneva ai parametri indicati dalle Best Management Practices della Società Italiana Arboricoltura, si sottolineava che il pericolo di distacco di parti della pianta, seppur remoto, era tuttavia da prendere in considerazione per una serie di fattori, tra cui la notevole altezza dell’albero e la sua vicinanza alla sede stradale. È chiaro che se, per assurdo, si dovesse applicare tale analogo ragionamento anche ad altri esemplari arborei che vegetano in ambiti urbani si arriverebbe a decretare l’immediato abbattimento della quasi totalità delle alberature cittadine: oltre che di tutte le araucarie della penisola, anche di platani, cedri, pini, tigli, palme, ecc. la cui altezza supera i 20 metri, e che costeggiano le strade e i cui rami, o parti di esse, “invadono” la carreggiata dove pedoni e autovetture transitano? In tale ottica dovremmo decretare l’immediata condanna a morte di sicuro di tutti i Pini domestici che con le loro alte chiome ad ombrello incombono sul paesaggio di piazze, strade, parchi e proprietà, non solo della penisola sorrentino-amalfitana ma dell’intera regione!!! E che dire dei “pericolosi” pini tanto cari a Respighi: i Pini di Villa Borghese, del Gianicolo o della Via Appia? Se fosse sufficiente tale logica da applicare a tutti i grossi esemplari arborei (quanto più monumentali e unici tanto più pericolosi e da temere?) allora, nell’ottica della prevenzione, gli uffici preposti dovrebbero ad horas procedere all’abbattimento immediato di TUTTI gli alberi che presentino caratteristiche analoghe, ovvero: alberi sani ma alti, posti a ridosso di strade, piazze o siti frequentati. Ma è risaputo che gli alberi in ambito urbano, oltre ad un ruolo paesaggistico ed ambientale, svolgono un’importante funzione come purificatori dell’aria, ossigenandola e trattenendo le particelle e i gas di scarico degli autoveicoli (dannosi alla salute e causa di malattie asmatiche e tumorali) proprio in prossimità di arterie stradali. È anche per questo che, da sempre, si piantano alberi ai margini delle strade e sui marciapiedi delle città, nella speranza che i piccoli alberelli (spesso troppo piccoli al momento dell’impianto) crescano e si sviluppino quanto prima per poter svolgere al meglio le loro preziose funzioni. Nella perizia di parte sull’araucaria anche l’altezza della pianta calcolata in 30 metri appariva sovrastimata: per quanto ragguardevole, e degna di porre il monumentale esemplare tra i più alti di tutto il comprensorio peninsulare, assieme a quello presente nel parco comunale di Castellammare di Stabia o a quello, ben più vetusto, che svetta per 26 metri nel giardino del Museo Correale di Terranova a Sorrento. Anche la prospettiva paventata (e temuta) di un raggiungimento dell’altezza di 60 metri appare improbabile. La specie Araucaria heterophylla o excelsa raggiunge il massimo della sua altezza allo stato spontaneo, nel suo climax di provenienza, nell’isola di Norfolk, in Australia, e in condizioni vegetazionali favorevoli. In ambito urbano è poco probabile che la pianta raggiunga oltre il doppio dell’altezza attuale sviluppata in più di cento anni. È pur vero che la stabilità di una pianta non è legata alla sua altezza e né alla sua inclinazione o età, bensì al suo stato di salute, condizione quest’ultima che non destava preoccupazione. Tra l’altro l'Araucaria heterophylla, essendo originaria dell'Isola di Norfolk dove si sviluppa lungo le scogliere ventose, una volta adulta, è assolutamente resistente sia al gelo che al forte vento. In quanto agli incidenti causati c’è da documentare che, per quanto di nostra conoscenza, in oltre un secolo di vita della pianta nessun episodio e/o incidente di alcun genere si era mai verificato, fatto salvo il distacco di un ramo di dimensioni modeste, che ha causato un leggero ferimento di un passante, avvenuto in concomitanza di un evento metereologico calamitoso il 25 agosto 2013, con uragani e forti precipitazioni che ben altri gravi danni hanno provocato all’intero territorio. Di sicuro la tutela della pubblica e privata incolumità dei cittadini ha un’importanza prioritaria ma, in tutta franchezza, non ci apparivano sussistere le condizioni che potessero giustificarne la richiesta di abbattimento. Di solito, quando ci si trova di fronte alla volontà di salvaguardare un patriarca arboreo, un monumento vegetale, che proprio nelle pieghe corrugate del legno racchiude un pezzo di storia e diviene esso stesso testimonianza vivente del passato, della geografia dei luoghi e dei suoi abitanti, si accusano gli “ambientalisti” di avere una errata visione della gestione degli alberi in città, sottolineando l’approccio “scorretto e pericoloso di tutela emotiva anche nei confronti di alberature irrecuperabili, pericolanti o infettive” e di un “protezionismo integralista non poggiato su basi tecniche di tipo botanico, agronomico, patologico” senza comprendere che “invece gli alberi possono costituire serio pericolo” per tutta una serie di motivi, tra cui “difetti morfologici, danneggiamenti, malattie parassitarie”. Ma stavolta su di una cosa sarà difficile provare il contrario: l’albero non presentava nessuna patologia o difetto strutturale assolutamente grave da giustificarne l’abbattimento. Anche le caratteristiche del sito di impianto (protezione dai venti dominanti, radici profonde e ben radicate con terreno liberamente esplorabile) erano assolutamente idonee alla pianta e portavano ad escludere una propensione al cedimento. In quanto all’area sulla strada interessata all’eventuale caduta di elementi della pianta durante una forte tempesta essa era limitata al marciapiedi, ed in ogni caso il rischio appariva moderato e tale da non giustificare la richiesta di eliminazione del monumentale albero. Tale rischio inoltre si sarebbe potuto escludere del tutto semplicemente spostando di qualche metro la fermata dell’autobus, attualmente collocata sotto l’albero, e allocando una semplice rete/pensilina di protezione sul marciapiede. Inoltre le potature periodiche e la spignatura, effettuate con perizia e regolarità, avrebbero continuato ad assicurare nel tempo la sicurezza richiesta. L’azione di eliminare un pezzo della storia e della memoria dell’intera collettività solo per legittimi ma infondati timori (o forse per risparmiare soldi?) per quanto comprensibile, non ci appare moralmente accettabile e né legalmente possibile. Si sarebbe potuto e dovuto trovare una diversa soluzione per salvare la secolare araucaria di Meta. La realtà è che non si è voluto farlo. Nessuna vita, in questa terra, se non amata continuerà mai a sorridere!!!

1 commento:

stareis ha detto...

Se il proprietario si rivolge ad uno dei 4 SOLI possibili tecnici abilitati ad esprimersi in merito (agronomo/ forestale/perito agrario/agrotecnico) e questi, mettendoci firma e faccia, dice quello che dice…
…qualora ALTRI ritengano ALTRO, ben vengano vivaddio siamo in democrazia e siamo tutti amanti delle cose belle.

SOLO CHE QUANDO CIÒ ACCADE, chi ha la spavalderia di urlare ai 4 venti che le cose non sono quelle che sono state giurate e firmate, che quell’albero o quell’altra pianta NON è pericolosa…
...COSA PIÙ SEMPLICE E BANALE DEL MONDO, SE IO TE NE OFFRO LA CUSTODIA (LEGALE), TI ME LA DEVI ACCETTARE ..!

ALTRIMENTI IO POTREI, MA ASSOLUTISSIMAMENTE NON È COSÌ, PENSARE CHE TI STAI SOLO FACENDOTI BELLO A MIE SPESE E RESPONSABILITÀ PENALI.
RAFFAELE STARACE