giovedì 9 novembre 2017

Ma gli arresti erano necessari?

Ciro Verdoliva
Fonte: Vittorio Del Tufo da Il Mattino 

Commentando la nuova bufera giudiziaria che si è abbattuta sulla sanità campana, con l'arresto (ai domiciliari) del direttore generale del Cardarelli Ciro Verdoliva, Vincenzo De Luca ha assicurato che, al netto degli accertamenti giudiziari, «sarà garantita la continuità e la piena operatività del Cardarelli, struttura di assoluta eccellenza della sanità». Un attimo dopo è stato costretto a firmare la nomina di Franco Paradiso, ex direttore sanitario, quale nuovo manager dell'ospedale più grande (e caotico) del Mezzogiorno. La rivoluzione della sanità campana va avanti, ha messo in chiaro De Luca. Ci auguriamo che l'ottimismo del governatore non sia solo di facciata. Solo poche ore prima di ricevere l'ordinanza di custodia ai domiciliari, Verdoliva aveva istituito, a causa del consueto afflusso record di pazienti al Cardarelli e in vista del picco influenzale, un'unità di crisi m ospedale. Se la «rivoluzione» va avanti, i problemi di certo non arretrano. E continuano a presentare il conto.
 
Non è la prima volta che le decisioni della Procura impattano sulla vita amministrativa della città e della regione, scardinandone gli equilibri e, di fatto, deviandola rispetto ai percorsi (buoni o cattivi che siano) già intrapresi. È l'effetto per certi versi inevitabile di inchieste giudiziarie doverosamente avviate per stabilire se siano stati commessi reati e chi ne debba rispondere. L'inchiesta sugli appalti pilotati al Cardarelli non fa eccezione: è giusto che la magistratura faccia chiarezza ed è doveroso attendere gli esiti delle indagini. Colpisce però, nella vicenda che ha portato all'arresto ai domiciliari del manager del Cardarelli e al ritomo ai domiciliari dell'imprenditore Alfredo Romeo, il fatto che essa sia già nota, anzi stranota. Si tratta di una storia già deflagrata da mesi, anche sui giornali. Quell'inchiesta-madre, strada facendo, ha sterzato, portando ai clamorosi sviluppi della vicenda Consip, con il coinvolgimento del padre di Renzi, dei generali dei carabinieri, dei gigli più o meno magici. E il terremoto politico-giudiziario che ne è derivato. Fatti già noti e nomi già noti, già finiti nei mesi scorsi in pasto ai giornali. Anche l'attività di presunto dossieraggio ai danni del sindaco de Magistris alla quale avrebbero partecipato alcuni dirigenti dell'azienda di Romeo, con il coinvolgimento dell'ex dirigente del Comune di Napoli Giovanni Annunziata, è storia nota e già raccontata. Dunque, oggi, assistiamo alla deflagrazione-bis di un'indagine che va avanti da tempo. Un'indagine addirittura già chiusa, ma congelata in attesa che si esaurisse la parabola giudiziaria (e la spinta mediática) dell'altra vicenda (Consip), quella più rilevante e succulenta sul piano politico. Ora che il destino dell'inchiesta Consip appare compiuto, senza risultati degni di nota, riesplode l'inchiesta-prequel, ovvero si riparte dagli appalti al Cardarelli. Si riparte da quegli appalti per decidere di togliere la libertà personale a un nome eccellente della sanità campana, quel Ciro Verdoliva che all'epoca dei fatti (2014) era dirigente dell'ufficio tecnico dell'ospedale, e che oggi (ma non da oggi, come si è detto) è indagato per tre episodi che vanno dall'abuso d'ufficio alla corruzione nell'esercizio delle funzioni. Il materiale già raccolto dai magistrati, e congelato per concentrare gli sforzi investigativi sulla vicenda Consip, viene così riattivato a distanza di mesi producendo un nuovo terremoto sulla già traballante sanità campana. È una tegola doppia perché doppio è (era) l'incarico ricoperto da Verdoliva, manager del Cardarelli e uomo-chiave del nascente Ospedale del Mare: dunque il presente e il futuro della sanità campana. Che con il ruolo di commissario affidato al presidente della Regione De Luca ha riacquistato solo di recente l'autonomia e i margini di azione che le erano stati preclusi negli ultimi anni. Su questa sanità che sia pure tardivamente prova a rialzare la testa, si abbatte oggi l'ennesimo ciclone giudiziario, con limitazioni della libertà personale per fatti avvenuti tre anni fa e già passati al setaccio della magistratura nei mesi scorsi. È doveroso interrogarsi sulla necessità degli arresti, che di fatto, nella circostanza specifica, hanno determinato un'interruzione dell'attività amministrativa nel più grande ospedale del Mezzogiorno. Arresti che la legge, com'è noto, subordina a presupposti precisi: la reiterazione del reato, l'inquinamento probatorio, il pericolo di fuga. Da valutarsi in termini di attualità: per cui è legittimo domandarsi quale attualità ci sia rispetto a fatti già noti e prove già acquisite. Ma qui ci troviamo, evidentemente, di fronte a una «modalità interpretativa» della custodia cautelare: un tema che transita da una stagione (giudiziaria e politica) all'altra e torna oggi, ancora una volta, d'attualità.

Nessun commento: