Vico Equense - Quarantacinque minuti. Un’eternità quando un essere umano è a terra, privo di conoscenza, e la vita è appesa a un filo. È la notte del 30 agosto, l'estate sta per chiudersi, ma per la sanità della Penisola Sorrentina le criticità restano quelle di sempre: croniche, strutturali e pericolose. L'ultimo drammatico episodio si consuma in un ristorante di Massaquano, frazione collinare di Vico Equense, trasformando una normale serata di lavoro in un incubo di impotenza e burocrazia. È da poco passata la mezzanotte quando una cliente accusa un grave malore. Sviene, cade a terra, perde i sensi. La reazione dei ristoratori e dei presenti è immediata: alle 00.05 scatta la chiamata al 118. La risposta dall'altro capo del telefono, però, gela il sangue: "Un'ambulanza partirà appena possibile da Castellammare di Stabia, perché Vico Equense non ha ambulanze disponibili". Un territorio immenso, morfologicamente complesso e frammentato in decine di frazioni, si scopre improvvisamente nudo, privo del presidio minimo di primo soccorso. Con la donna ancora a terra e il panico che striscia tra i tavoli della sala, i ristoratori tentano una carta disperata: contattare la Guardia Medica della vicina Moiano. Raccontano l'accaduto, implorano un intervento rapido data la vicinanza geografica. Ma la burocrazia sanitaria ha le sue regole, spesso sorde all'emergenza. "La signora è cosciente?", chiede il medico di turno, proprio mentre la paziente accenna a riaprire gli occhi. Alla risposta affermativa, la replica è un muro: "Allora aspettate i soccorsi, non spetta a me l'urgenza". Ne nasce una discussione accesa, fatta di preghiere e rabbia.





















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