Vico Equense - Gli occhi bassi del boss Leoluca Bagarella in manette, mentre viene trascinato via dagli agenti in quel drammatico 1979, convivono a pochi centimetri dagli sguardi fieri delle bambine di Palermo, dai giochi di strada e dai frammenti di una quotidianità che cercava la bellezza a tutti i costi. Si è aperta ieri sera, negli spazi suggestivi del Complesso Monumentale di Santissima Trinità e Paradiso, la mostra antologica "Letizia Battaglia. Senza chiedere permesso", un viaggio visivo intenso che ha già saputo emozionare i primi visitatori accorsi all'inaugurazione delle ore 18:00. Dopo il successo del percorso estivo a Villa La Colombaia di Forio d’Ischia, l’esposizione fa tappa nella penisola sorrentina per offrire alla comunità e ai turisti un patrimonio di enorme valore storico e sociale. Promossa dal Comune di Vico Equense in stretta collaborazione con l'Archivio Letizia Battaglia, la mostra raccoglie trentasei scatti realizzati tra gli anni Settanta e Novanta, capaci di restituire la complessità di una delle fotografe più importanti del nostro tempo. Il cuore dell'allestimento, curato con sensibilità da Chiara Arturo, risiede in una scelta spaziale ben precisa che prevede la disposizione al centro della sala delle immagini di piccolo formato. Si tratta di una soluzione che costringe lo spettatore ad avvicinarsi fisicamente alle opere, replicando quella stessa intimità e quel "corpo a corpo" con la realtà che Letizia Battaglia cercava costantemente con i suoi soggetti. «Letizia Battaglia ha fotografato Palermo nelle sue feroci contraddizioni, senza cercare di ricondurre una città, e forse un Paese intero, a un'immagine univoca» – ha sottolineato la curatrice durante la serata d'apertura – «Nel suo archivio la cronaca convive con la quotidianità, i rapporti di potere con le relazioni, la violenza con il desiderio. Tornare oggi a queste fotografie significa allenare nuovamente lo sguardo a ciò che sfugge alle rappresentazioni univoche».




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