Vico Equense - C’è un’immagine che resta impressa della fiaccolata di mercoledì scorso: quella fascia tricolore che avanza nel buio, circondata da migliaia di luci cittadine. La presenza del Sindaco Giuseppe Aiello in prima linea, fianco a fianco del suo omologo di Sant’Agnello, Antonino Coppola, non è stata solo un atto di presenza istituzionale. È stato un gesto di rottura. Per troppo tempo il dialogo tra Vico Equense e i vertici della sanità regionale è rimasto confinato nelle stanze ovattate degli uffici. Ma quando un primo cittadino scende in strada, smette di essere un mediatore e diventa uno scudo. Il Sindaco ha descritto l'evento come una “manifestazione pacifica e silenziosa, carica di significato”, sottolineando come quel “silenzio quasi surreale” sia un messaggio potente che, nelle sue parole, “arriverà molto lontano”. La politica locale ha scelto di "metterci la faccia", certificando che la pazienza diplomatica è ufficialmente esaurita. Aiello ha voluto ribadire che la sua presenza non è un'adesione dell'ultima ora, ma la conferma di un “impegno che in questi anni non è mai venuto meno”. Un impegno concreto che, come ha ricordato con fermezza, è servito a “scongiurare uno smantellamento che probabilmente era stato pianificato già da tempo”. L’unione dei sindaci dimostra che l'emergenza sanitaria non è un campanilismo, ma una ferita comune. Gridare — anche solo con la propria presenza — "riaprite il De Luca e Rossano" significa pretendere che il riconoscimento di "zona disagiata" non rimanga una riga morta su un bollettino ufficiale. Significa dire all’ASL e alla Regione che non si può ignorare la geografia e il traffico della Statale 145.



















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