domenica 19 aprile 2026

Emergenza Pronto Soccorso: "Mia zia di 85 anni in corridoio, questa non è sanità"

IL CASO

Vico Equense - Una barella tra i corridoi, il rumore costante dei carrelli, il viavai incessante di medici e pazienti. È questa la "camera di degenza" forzata per una donna di 85 anni, ricoverata da oltre 24 ore per una frattura in un Pronto Soccorso ormai saturo. A dar voce a questo disagio è la nipote, Margherita Aiello, che ha deciso di rompere il silenzio non per attaccare il personale, ma per denunciare un sistema che sembra aver smarrito il senso della dignità umana. "Vederla lì, lei come tutti gli altri, in mezzo al caos e alla sofferenza, fa male," spiega Margherita con amarezza. "Ti senti addosso tutta l'impotenza di chi non può fare nulla. Si dice spesso che la sanità è ormai allo sbando, ed è vero: sembra di stare in un ospedale da campo. Un corridoio vale l'altro in questa emergenza senza fine." Nonostante la rabbia per le condizioni strutturali, Margherita tiene a fare una distinzione netta tra chi gestisce il sistema e chi ci lavora dentro ogni giorno: "Il mio grazie va ai medici, agli infermieri, agli operatori. Li vedi correre, fare i salti mortali, cercare di dare una parola di conforto mentre tutto intorno sembra crollare. Loro non hanno colpe: fanno l'impossibile per non chiudere la porta in faccia a chi soffre." Tuttavia, il riconoscimento verso il personale non basta a colmare il senso di ingiustizia. "Resta l'amarezza," conclude la nipote. "È possibile che la normalità debba essere questa? È accettabile che a 85 anni il tuo 'reparto' sia un corridoio? Chiediamo solo dignità per i pazienti, che hanno il diritto di essere curati in un letto vero, e per chi ci lavora, che merita di non essere lasciato solo in questa battaglia. Difendere la sanità significa garantire il diritto alla salute con il dovuto rispetto." La denuncia di Margherita Aiello riaccende i riflettori su una realtà che accomuna troppe strutture ospedaliere, dove il sovraffollamento dei Pronto Soccorso costringe gli anziani a lunghe e logoranti attese su barelle di fortuna. Una battaglia per la dignità che, come sottolineato da Margherita, non può più essere ignorata.

Faito, tra fede e motori: il Moto Club Vigili del Fuoco al Santuario di San Michele

Vico Equense -  "Eroi in servizio, fratelli in sella, la vetta è casa". Con questo spirito il Monte Faito si è trasformato, nella giornata di ieri, nel palcoscenico naturale del 2° Motoincontro Regionale Campania, organizzato dal Moto Club VVF Italia. Le iconiche curve della montagna vicana si sono tinte del rosso della passione di chi, abituato a gestire le emergenze quotidiane, ha scelto le vette della Penisola Sorrentina per un momento di condivisione, spiritualità e riflessione. Il sagrato del Santuario di San Michele, il punto più alto e spirituale del territorio, ha ospitato il momento centrale della manifestazione. Qui, Don Catello ha officiato la tradizionale benedizione dei caschi, un rito che quest’anno ha travalicato il senso religioso per farsi manifesto della cultura della sicurezza stradale. Un legame indissolubile tra il sacro e la responsabilità di chi vive la strada ogni giorno. L’iniziativa è stata accolta con grande favore dalle istituzioni locali. Vincenzo Cioffi, commissario cittadino di Forza Italia, ha sottolineato l'importanza di eventi simili per il futuro della montagna: "È un piacere vedere le nostre strade percorse da chi vive la passione con rispetto per l’ambiente e spirito di corpo. Il turismo motoristico, se vissuto con la consapevolezza mostrata dai Vigili del Fuoco, è una risorsa preziosa per promuovere la nostra ospitalità e i nostri sentieri". L'obiettivo è chiaro: trasformare il Faito da luogo isolato a spazio di incontro d’eccellenza, capace di attrarre un indotto di qualità che sappia valorizzare il territorio senza deturparlo. Il successo dell'evento è stato confermato dalle parole di Paolo Saggiomo, Responsabile del Motoclub VVF Napoli, che ha espresso profonda gratitudine per l'accoglienza ricevuta: "I colleghi giunti da altre regioni sono rimasti letteralmente affascinati dalla bellezza dei panorami e dalla qualità tecnica dei percorsi del Faito. Risultati del genere sono possibili solo grazie alla sinergia con istituzioni che credono nel valore dell'aggregazione". L'appuntamento si è concluso con la promessa di ritrovarsi presto "alla prossima curva", consolidando il legame tra il Corpo dei Vigili del Fuoco e la comunità di Vico Equense, uniti nel segno della prudenza e della bellezza.

Vico Equense, il Sindaco Giuseppe Aiello sfida la "politica dei like": «Le opere restano, i post passano»

Vico Equense - Lo scontro politico cittadino rompe gli argini dell’aula consiliare e infiamma il dibattito virtuale. Al centro della contesa, un duro affondo social di una parte della minoranza che, parlando di un «disastro ovunque», il primo cittadino rispedisce le accuse al mittente, distinguendo nettamente tra la politica dei "like" e quella dei fatti. Lo abbiamo sentito per un commento a freddo sulla vicenda. Sindaco Aiello, l'opposizione alza i toni. Qual è la sua reazione? «Guardi, rispondo con estrema serenità, ma non nascondo un certo rammarico. Vedo una parte della minoranza che ha smarrito il senso delle istituzioni, riducendo il dibattito politico a una caccia sfrenata ai "like". La politica vera, però, richiede fatica: si fa negli uffici, studiando i dossier e approfondendo gli atti. Se non si frequentano le sedi comunali e non si leggono le carte, si finisce per cavalcare il malcontento virtuale senza avere la minima cognizione della realtà amministrativa.» Lei fa riferimento alla "conoscenza degli atti". Quali sono i fatti che, secondo lei, smentiscono le critiche della minoranza? «Parlano i cantieri. Nel 2022 abbiamo ereditato un centro storico che soffriva di un’incuria decennale. Siamo partiti da Largo dei Tigli, un’area allora devastata da una frana e totalmente dimenticata. Ricordiamo tutti le condizioni di quel luogo: asfalto a terra, vasi di fiori sui muretti come unico arredo urbano, nessuna telecamera e zero controlli. Era il simbolo dell’abbandono e del disinteresse politico. Noi abbiamo scelto di ripartire proprio da lì.» A che punto siamo oggi con la riqualificazione di quel quadrante? «Oggi l’80% degli interventi è completato. Abbiamo trasformato un'area degradata in uno spazio sicuro, curato e decoroso. Abbiamo rimosso l'asfalto per utilizzare materiali architettonici coerenti con il pregio del nostro centro storico e installato sistemi di videosorveglianza. Mentre noi eravamo impegnati a risolvere i danni di una frana e a progettare il futuro della città, altri preferivano restare protetti dietro uno schermo. È questa la differenza tra chi governa con i documenti in mano e chi cerca la visibilità facile.»

 

Moiano celebra la Giornata Mondiale del Libro: un'intera giornata dedicata alla lettura alla "Casa di Tutti"

Vico Equense si prepara a celebrare la bellezza della lettura. Il prossimo 23 aprile, in occasione della Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d'Autore promossa dall'UNESCO, l'associazione "La Casa di Tutti ETS" di Moiano aprirà le sue porte per una maratona di eventi che coinvolgerà cittadini di ogni età. Dalle ore 9:00 alle 20:00, con orario continuato, la biblioteca e gli spazi associativi di via R. Bosco 505 diventeranno un laboratorio culturale vivace, animato dal celebre pensiero di Luigi Pirandello: "I libri pesano tanto: eppure, chi se ne ciba e se li mette in corpo, vive tra le nuvole". La giornata prevede un calendario fitto di attività pensate per stimolare il piacere di sfogliare un libro e il valore della condivisione.

Club del Libro & Community: sarà possibile dare vita a nuovi gruppi di lettura, scegliendo insieme temi e appuntamenti futuri. 

Maratona di Lettura ad alta voce: due sessioni (dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 16:30) durante le quali chiunque potrà leggere pagine del proprio libro preferito o sceglierne uno dagli scaffali della biblioteca. 

Immagini e Storie: dalle 16:30 alle 18:00, spazio alla tecnologia e alla narrazione con proiezioni che racconteranno "come sono fatti gli oggetti" in italiano e inglese, dedicate sia ai bambini che agli adulti.

L’illusione che divora il futuro: la Campania e la sfida all’azzardo delle mafie

Vico Equense - Non chiamatelo "gioco". Nel vocabolario della legalità e della salute pubblica, l’azzardo ha smesso da tempo di essere un passatempo per diventare un’emorragia sociale. I numeri del recente rapporto "Azzardomafie" di Libera non lasciano spazio a interpretazioni: la Campania è l’epicentro di un sistema dove l’azzardo legale e quello criminale si fondono, con 40 clan pronti a banchettare su una spesa pro capite che sfiora i 3.700 euro annui per cittadino. In questo scenario desolante, dove l'azzardo agisce come una tassa invisibile sulle fasce più deboli, la decisione del Comune di Vico Equense di "dichiarare guerra" alle slot machine ha segnato un punto di rottura. Ridurre gli orari di apertura e imporre distanze di sicurezza dai luoghi sensibili — scuole e centri di aggregazione — è un atto di resistenza amministrativa necessario. Eppure, oggi ci troviamo di fronte a un interrogativo sospeso: questa stretta sta davvero funzionando? Al momento, infatti, mancano dati certi. Non sappiamo ancora se l'ordinanza abbia prodotto benefici tangibili o se il fenomeno si sia semplicemente spostato verso il mondo dell'online — ancora più difficile da controllare — o nei comuni limitrofi. La politica ha tracciato il perimetro, ma senza un monitoraggio costante e trasparente, il rischio è che il provvedimento resti una "grida" sulla carta, incapace di incidere sulla carne viva della ludopatia.

 

“Il sistema Sorrento”, libro di Vincenzo Iurillo | presentazione alla Camera dei Deputati

 

Vico Equense. L'antica via del Castello che non c’è più

Vico Equense - Esistono strade che non sono solo percorsi, ma veri e propri documenti a cielo aperto. Una di queste era l’antica arteria che collegava via Satriano, la zona di Pozzillo e la marina, storicamente nota come la "Spiaggia del Postale". Oggi, quella via che per secoli ha respirato insieme al Castello Giusso, è al centro di una riflessione amara di Vincenzo Paudice, che ne denuncia la distruzione irreversibile come un sacrificio sull'altare dell'ignoranza. Tracciata e lastricata in coincidenza con i lavori di ampliamento del Castello voluti dalla famiglia Giusso, la strada non era un semplice sentiero. Era un’infrastruttura logistica vitale: progettata con una pendenza dolce per permettere il transito dei muli, serviva a trasportare le derrate alimentari dai magazzini della spiaggia fin su al maniero. Il suo lastricato in pietra calcarea non era solo una scelta estetica, ma una garanzia di stabilità per i pescatori, i vicani e le bestie da soma che ogni giorno facevano la spola tra il mare e il centro abitato. Era, a tutti gli effetti, un’estensione delle mura stesse del castello, una parte integrante della storia architettonica e naturalistica di Vico Equense. "Questa strada andava salvaguardata", sottolinea Paudice, evidenziandone il chiaro interesse documentale. Essere "tangente" alle mura dell'antico maniero la rendeva un pezzo inscindibile dell'identità locale. La sua scomparsa non è solo un cambiamento urbanistico, ma una ferita alla memoria collettiva: un pezzo di storia vicana cancellato per sempre. La proposta di Paudice è tanto provocatoria quanto necessaria: apporre una targa con il nome del progettista. Non solo per celebrarne l'ingegno, ma perché funga da "monito perenne" contro la negligenza che ha permesso la distruzione di tale patrimonio. Un richiamo visibile affinché le generazioni future sappiano cosa c'era e cosa si è scelto di non proteggere. In un'epoca in cui si parla spesso di valorizzazione del territorio, la vicenda della "Spiaggia del Postale" resta lì a ricordare che, a volte, la bellezza e la storia soccombono sotto i colpi di scelte che ignorano le radici profonde di una comunità.

sabato 18 aprile 2026

Vico Equense, l’identità perduta di Via Castello Marina: quando il restauro diventa oblio

Vico Equense - "Vivi in Paradiso". È il commento unanime che riceve chiunque dica di venire da Vico Equense. Un riconoscimento che arriva da ogni angolo d’Italia, ma che oggi suona quasi ironico di fronte alle trasformazioni che stanno interessando il cuore della nostra terra. Mentre il resto del Paese ci guarda con ammirazione, tra le strade di Vico cresce un interrogativo doloroso: quanto siamo disposti a sacrificare della nostra storia in nome della funzionalità? Il grido d’allarme arriva dalla consigliera comunale Francesca Esposito, che dalla Basilicata affida ai social una riflessione profonda: “Una pietra non è solo una pietra, una strada non è solo una strada. Tutto questo è la nostra storia, è la nostra anima, è ciò che ci differenzia e non ci omologa”. La critica non nasce da un capriccio estetico, ma da una questione di identità. Intervenire su un luogo storico come Via Castello Marina non significa semplicemente sistemare un manto stradale, ma maneggiare la memoria collettiva. Secondo la consigliera, spogliare questi luoghi del loro aspetto originario per renderli "moderni" significa ignorare ciò che li rende unici, trasformandoli in spazi senza tempo e senza volto. Il dolore espresso da molti cittadini e ribadito dalla consigliera riguarda la scelta metodologica: si doveva puntare su un restauro conservativo, capace di curare le ferite del tempo senza cancellare i segni del passato. Invece, si è scelta la strada della trasformazione radicale. Ma la riflessione di oggi si scontra con una realtà tangibile e raggelante: il lavoro è ormai quasi finito. Guardando Via Castello Marina, ci si accorge che il volto della strada è cambiato definitivamente. Quei materiali, quelle pendenze e quegli scorci che per secoli hanno raccontato chi siamo, sono stati sostituiti da una visione nuova, funzionale, forse "pulita", ma irrimediabilmente diversa. C’è un’amarezza di fondo che accompagna la fine dei lavori: la consapevolezza che tornare indietro è a dir poco impossibile.

 

Monopattini a norma: l’Agenzia Cioffi di Vico Equense in prima linea per la sicurezza stradale

Lucia Cioffi
Vico Equense - Il panorama della mobilità urbana sta per cambiare radicalmente. Con l’avvicinarsi della scadenza del 16 maggio 2026, i possessori di monopattini elettrici sono chiamati a un importante adeguamento normativo: l’obbligo di dotare il mezzo di un contrassegno identificativo, il cosiddetto "targhino". Per fare chiarezza su questa transizione, abbiamo incontrato Lucia Cioffi, titolare dell’omonima agenzia di pratiche auto in Corso Filangieri 63 a Vico Equense. “La novità più importante da recepire è che il targhino non segue il mezzo, ma la persona,” spiega Lucia Cioffi. “A differenza delle targhe automobilistiche, questo adesivo plastificato è legato direttamente al Codice Fiscale del proprietario. Questo significa che la responsabilità e l’identificazione sono personali, un passo avanti decisivo per la sicurezza e il decoro urbano nelle nostre strade.” L’applicazione deve essere visibile e inamovibile, solitamente posizionata sul piantone del manubrio o sul retro del mezzo. Ma l’Agenzia Cioffi non si occupa solo della consegna materiale del contrassegno. Secondo la titolare, la conformità va oltre il semplice adesivo: “Riceviamo molte domande anche sugli altri obblighi. Ricordiamo a tutti i cittadini di Vico che, insieme alla targa, scattano l’obbligo di assicurazione RC e l’uso del casco per tutti, senza distinzione di età. La nostra missione è accompagnare l'utente in questo iter, verificando che i dati tecnici del monopattino siano corretti per evitare sanzioni che, dal 16 maggio, saranno particolarmente severe.” Con l’approssimarsi della data X, il rischio è quello di un sovraccarico di richieste. “Il mio consiglio ai vicani è di non aspettare i giorni immediatamente precedenti alla scadenza,” conclude Lucia Cioffi. “Gestire la pratica oggi significa muoversi con calma, verificare la documentazione e mettersi in regola senza stress. Siamo a disposizione in agenzia per ogni chiarimento.” 

Per info: 081 879 9779 – oppure: agenziacioffi@hotmail.it

Se la cattedra potesse parlare: la scuola come vita vissuta nel libro di Maria di Loreto Roberto – Intervista di Vico Vibes

Vico Equense - Cosa vedrebbe una cattedra se, dopo quarantatré anni trascorsi tra i banchi, potesse improvvisamente prendere voce? Non racconterebbe di programmi ministeriali, ma di quella scintilla invisibile che scocca quando un insegnante decide, con discrezione e cura, di "abitare il futuro" dei propri studenti. È questo il cuore pulsante di “Se la cattedra potesse parlare”, il libro di Maria di Loreto Roberto (foto). Un’opera che non è solo il racconto di una carriera, ma il manifesto di una vita spesa a coltivare bellezza, tra Napoli e la Penisola Sorrentina. Nata a Napoli nel 1965, Maria ha costruito la sua identità su due grandi pilastri: la Letteratura e la Musica. Laureata in Lettere nel 1987 e diplomata in pianoforte al prestigioso Conservatorio San Pietro a Majella, ha saputo fondere il rigore dello spartito con la libertà della parola. Questa duplice sensibilità l'ha accompagnata sin dai suoi esordi, appena diciottenne, quando ha iniziato a insegnare Educazione Musicale, per poi scoprire una profonda vocazione verso l'inclusione, specializzandosi nel sostegno. Il suo percorso professionale è un viaggio geografico ed emotivo: dai dodici anni fondamentali presso l’Istituto Banchi dei Padri Barnabiti a Napoli — luogo che ha plasmato la sua identità di docente — al trasferimento nel 1990 a Vico Equense. Qui, tra la gioia della maternità (con la nascita di Martina, che oggi ne segue con orgoglio le orme) e le sfide del ruolo, Maria ha attraversato diverse scuole: dalla "Di Capua" di Castellammare al "Galilei" di Torre Annunziata, fino all'approdo finale allo storico Istituto Nautico "Nino Bixio" di Piano di Sorrento. "Insegnare non è solo trasferire sapere, ma lasciare orme, anche lievi". Nel libro, questa filosofia emerge con forza. Maria di Loreto Roberto racconta una scuola fatta di pazienza e attesa, dove si impara ad apprezzare i silenzi e a credere nei semi che maturano con calma. Per lei, la vera vittoria non sta nei voti, ma nel sapere che, da qualche parte, una sua parola "continua a camminare" nelle gambe e nelle menti dei suoi allievi. “Se la cattedra potesse parlare” unisce l’ironia alla verità nuda della vita tra i banchi. È un messaggio di speranza per chi crede che offrire fiducia sia più importante che offrire strumenti. È la testimonianza che, dopo 43 anni di servizio, il traguardo più bello è la consapevolezza di aver acceso, anche in un solo studente, una domanda in più.

Intervista di VICO VIBES

Vico Equense. Il Project Financing alla prova della CGUE: cosa cambia dopo la sentenza C-810/24

Quadro normativo, progettazione e sostenibilità economica. 18 maggio 2026, Resort Le Axidie - Marina di Aequa

Vico Equense - Il mondo del Partenariato Pubblico-Privato (PPP) italiano si appresta a vivere una trasformazione profonda. Il convegno organizzato il 18 maggio 2026, dalle ore 9.00 alle ore 13.30, dall’ACEN (Associazione Costruttori Edili Napoli) a Vico Equense, presso il Resort Le Axidie di Marina di Aequa, mette al centro del dibattito la recente e discussa sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE) C-810/24, che promette di riscrivere le regole del gioco per la finanza di progetto in Italia. Il cuore della sentenza C-810/24, pubblicata il 5 febbraio 2026, riguarda l’illegittimità del diritto di prelazione riconosciuto finora al promotore privato nel sistema italiano. Secondo i giudici europei, questa norma viola i principi di parità di trattamento, non discriminazione e trasparenza, poiché distorce la concorrenza a favore del soggetto che ha presentato la proposta iniziale. Con il superamento della prelazione, il quadro normativo deve ora trovare nuovi equilibri. Senza il "paracadute" della prelazione, i promotori dovranno puntare su progetti tecnicamente impeccabili per vincere il confronto competitivo. Resta centrale il tema del rimborso delle spese (attualmente fissato a un tetto del 2,5%), ritenuto da molti esperti strutturalmente inadeguato per incentivare i privati a investire in studi di fattibilità complessi senza garanzie di aggiudicazione. L'evento ACEN sottolinea come, nonostante lo scossone giurisprudenziale, il project financing rimanga uno strumento vitale per la realizzazione di opere pubbliche, specialmente in un'ottica di sostenibilità e rigenerazione urbana. La sfida per le amministrazioni e le imprese campane sarà quella di adattarsi a procedure "dialogiche" più aperte e basate sulla reale efficienza dell'offerta.

Faito, il giorno del ricordo e della pietà: «Nessuna sete di vendetta, solo dolore»

Carmine Parlato
Vico Equense - Sotto lo sguardo austero della statua di San Michele, il silenzio del Monte Faito è stato rotto ieri dalla commozione di una comunità che non dimentica. A un anno dalla tragedia della funivia che è costata la vita a quattro persone, i sindaci di Vico Equense, Castellammare di Stabia e Pimonte si sono stretti attorno ai familiari delle vittime per una cerimonia sobria ma carica di significato. Il momento più alto della mattinata è stato segnato dal gesto di Rosaria, sorella di Carmine, una delle vittime dello schianto. Accompagnata dai tre primi cittadini, la donna ha sollevato la corona d’alloro deposta ai piedi di San Michele per spostarla sotto la targa commemorativa installata la scorsa estate. Un passaggio di testimone tra la protezione divina e il ricordo terreno, indelebile, impresso nel marmo in memoria del fratello e degli altri tre passeggeri. Rosaria ha tratteggiato un ritratto intimo e inedito di suo fratello: «Carmine era uno sportivo, correva nei rally, ma aveva un animo sensibile: amava il pianoforte. Eravamo molto simili». Parole che restituiscono l’umanità di una vita spezzata, vissuta in quest'ultimo anno dai familiari in un limbo di «dolore e assenza». Nonostante la ferita aperta, il messaggio lanciato dalla famiglia è di una rarità disarmante. Mentre poco distante il Procuratore di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, faceva il punto sulle indagini confermando l'ipotesi dell'errore umano e dell'incuria, Rosaria ha scelto la via della pace: «Non abbiamo sete di verità. Sbagliano anche i medici a volte; dovremmo vivere tutti senza sentimenti di rivalsa». Una posizione che non cancella le responsabilità tecniche e giudiziarie, ma che sposta il piano del discorso sulla dignità del lutto. Mentre la giustizia farà il suo corso per accertare i motivi di quello che il Procuratore ha definito un disastro «evitabile», sul Faito resta la forza di chi, pur avendo perso tutto, rifiuta l'odio e chiede solo che il sacrificio dei propri cari riposi in un clima di riconciliazione.

Vico Equense, litorali a rischio: l’ombra del Commissario sulle spiagge cittadine

Vico Equense - Il tempo della "cooperazione consapevole" è scaduto. La Regione Campania accelera sulla gestione del demanio marittimo e mette nel mirino i Comuni inadempienti. Tra questi, il caso di Vico Equense solleva una bufera politica: senza l’adozione del PAD (Piano Attuativo di Utilizzazione delle aree del Demanio), la città rischia concretamente di perdere l'autonomia sulle proprie spiagge a favore di un Commissario inviato da Palazzo Santa Lucia. La Giunta Regionale ha dato il via libera formale all'esercizio dei poteri sostitutivi. L’obiettivo è chiaro: far rispettare il nuovo PUAD regionale approvato ad aprile 2024, che impone regole ferree per la trasparenza e, soprattutto, l’obbligo di garantire almeno il 30% di spiagge libere. Per i Comuni come Vico Equense, che non hanno ancora adottato il piano, la procedura prevede la nomina di un Commissario ad acta. Le conseguenze? La Regione deciderà il futuro del litorale e il Comune dovrà persino pagarne le spese. A lanciare l'allarme è il circolo locale del Partito Democratico, che punta il dito contro l’amministrazione guidata dal sindaco Giuseppe Aiello. Secondo i Dem, la giunta avrebbe "perso tempo" inseguendo progetti di Project Financing — in particolare su aree sensibili come Marina di Seiano e la spiaggia di Tordigliano — senza però avere una visione d'insieme garantita dal PAD. "Si è preferito segnare il destino di aree strategiche con investimenti privati, dimenticando di approvare lo strumento necessario a tutelare i cittadini e il diritto all'accesso al mare", denunciano dal PD. Il rischio è che, in assenza di una pianificazione comunale, i progetti privati possano scontrarsi con i vincoli regionali o essere gestiti interamente da una figura esterna, escludendo la comunità locale dalle scelte decisive.

 

Il MAAAM si fa laboratorio: gli studenti del “Grandi” ridisegnano l’eredità di Antonio Asturi

Vico Equense - Non un semplice tempio della memoria, ma un’officina creativa in pieno fermento. Il MAAAM (Museo Aperto Antonio Asturi) di Vico Equense ha vissuto una mattinata di straordinaria energia, trasformandosi in un laboratorio di idee per gli studenti dell’Istituto Superiore "Francesco Grandi" di Sorrento. L’incontro, che ha visto i giovani confrontarsi con le 40 opere della collezione permanente, segna l’inizio di un percorso partecipativo volto a celebrare il primo decennio di vita del museo. Le tele del Maestro Asturi, che narrano il legame viscerale tra l’artista e la sua terra, non sono state solo oggetto di ammirazione, ma scintille per un dibattito serrato sulla memoria collettiva. Accompagnati dall'Assessore alla Cultura Annalisa Donnarumma e da Salvatore Guida, nipote del Maestro, i ragazzi hanno esplorato l'evoluzione tecnica di Asturi, scoprendo come l'identità locale possa trasformarsi in linguaggio universale. Il concetto di "Museo Aperto" si è concretizzato nel passaggio da spettatori a "fruitori attivi": in un’epoca dominata dall'immaterialità del digitale, il MAAAM ha offerto un approccio fisico e sensoriale, dove l’arte esce dalla cornice per farsi testimonianza civile e stimolo creativo. L’incontro di oggi non è stato un evento isolato, ma il primo passo verso un traguardo ambizioso. Come sottolineato dal Sindaco di Vico Equense, Giuseppe Aiello, la sinergia con il Liceo Artistico porterà alla realizzazione di una mostra speciale per celebrare i dieci anni del MAAAM. "È stato un momento semplice ma profondamente significativo," ha dichiarato il primo cittadino. "Da questo incontro nascerà un’esposizione che celebrerà i 10 anni di apertura del museo. Sarà uno spazio interamente dedicato ai giovani, alle loro idee e alla loro capacità di reinterpretare la nostra identità culturale.

 

venerdì 17 aprile 2026

Vico Equense, la battaglia per l’ospedale continua: «Basta promesse, riaprite il Pronto Soccorso»

Vico Equense - Il tempo della pazienza è finito. Lo slogan è un ultimatum che non lascia spazio a interpretazioni: “Basta promesse, vogliamo impegni concreti”. Il Comitato "La Tutela dei Diritti dei Cittadini" torna a far sentire la propria voce, chiamando a raccolta la comunità per difendere il diritto alla salute e chiedere la riapertura immediata del Pronto Soccorso dell’ospedale “De Luca e Rossano”. Nonostante la fiaccolata dello scorso febbraio, che ha visto centinaia di persone sfilare per le strade della città, e i presidi che ogni domenica animano l’ingresso della struttura, il silenzio delle istituzioni regionali continua a pesare come un macigno. Una sordità istituzionale che il Comitato non è più disposto a tollerare. «Restiamo in strada perché la salute dei 22.000 cittadini di Vico Equense, e di tutti coloro che gravitano sul nostro territorio, non può essere ignorata», spiegano con fermezza gli organizzatori. Il presidio sanitario di Vico non è solo un edificio, ma un baluardo essenziale per un territorio geograficamente complesso, dove la tempestività dei soccorsi può fare la differenza tra la vita e la morte. La giornata di mobilitazione sarà divisa in due momenti chiave per coinvolgere capillarmente la cittadinanza. 

- Ore 10:00 appuntamento davanti ai cancelli dell’ospedale “De Luca e Rossano”. Un presidio fisico per ricordare che la comunità non arretra di un millimetro. 

- Ore 19:00 a “Teatro Mio” si terrà un incontro aperto per discutere lo stato della vertenza, aggiornare i cittadini sugli sviluppi e pianificare le prossime tappe della protesta. 

L’invito del Comitato è esteso a tutti: associazioni, forze civiche e singoli cittadini. L’obiettivo è trasformare l'indignazione in una pressione costante e coordinata verso chi ha il potere di decidere. La difesa del Pronto Soccorso non è una battaglia di parte, ma una necessità vitale per il futuro di Vico Equense.

Tragedia della Funivia del Faito, il ricordo di Gennaro Cinque: «Una ferita aperta, il territorio non dimentica»

Vico Equense - A un anno di distanza dal drammatico incidente della funivia del Faito, il dolore della comunità locale non accenna a spegnersi. Il 17 aprile resta una data impressa nella memoria collettiva come un momento di profonda sofferenza, un anniversario che l'ex consigliere regionale Gennaro Cinque ha voluto onorare con un messaggio di profondo cordoglio e riflessione. «Il 17 aprile resta una ferita aperta per il nostro territorio», ha dichiarato Cinque, sottolineando come il tempo non abbia scalfito il senso di smarrimento e la vicinanza alle vittime. «Ricordiamo le vittime della tragedia di un anno fa con rispetto e silenzio, nel segno di una memoria che deve restare viva. Alle loro famiglie va il nostro pensiero più sincero». Parole, quelle dell'ex consigliere, oggi assessore ai lavori pubblici, che riecheggiano il sentimento di un’intera area – tra Castellammare di Stabia e Vico Equense – che in quella funivia ha sempre visto non solo un mezzo di trasporto, ma un simbolo di collegamento tra il mare e la montagna, oggi inevitabilmente macchiato dal ricordo del lutto. Il monito «Per non dimenticare» non è solo un omaggio a chi non c’è più, ma anche un impegno civile. Onorare la memoria significa anche garantire che la sicurezza e la tutela dei cittadini diventino priorità assolute nella gestione delle infrastrutture locali. Il silenzio richiesto da Cinque è un invito alla dignità nel dolore, ma anche alla consapevolezza affinché simili tragedie non possano più ripetersi. Mentre le indagini fanno il loro corso e il territorio intero si stringe attorno ai familiari delle vittime, il Faito resta lì, silenzioso, in attesa di un futuro che possa ridare serenità a chiunque volga lo sguardo verso la montagna.

Faito, commemorazione delle vittime della funivia. Peluso: “Memoria e responsabilità per costruire un futuro più sicuro”

Castellammare di Stabia - Il presidente del Parco Regionale dei Monti Lattari, Enzo Peluso, ha partecipato al momento di commemorazione delle vittime della tragedia della funivia del Faito, avvenuta lo scorso anno, insieme al sindaco di Castellammare di Stabia Luigi Vicinanza, ai sindaci dei comuni limitrofi e ai rappresentanti dell’Ambasciata Britannica. Un momento intenso, vissuto in un luogo profondamente segnato dal dolore, dove istituzioni e comunità si sono ritrovate per ricordare le persone che hanno perso la vita e per rinnovare un impegno condiviso affinché simili tragedie non si ripetano. «In un luogo che custodisce ancora il silenzio e il dolore di quanto accaduto – ha dichiarato il presidente Peluso – abbiamo voluto prima di tutto rendere omaggio alle vittime. È doveroso cercare fino in fondo le responsabilità, ma è altrettanto fondamentale trovare la forza per rialzarsi e lavorare insieme per costruire un futuro più sicuro per tutti». Il presidente del Parco ha voluto esprimere un ringraziamento alle istituzioni e a tutti i cittadini presenti: «La partecipazione e la vicinanza dimostrate oggi rappresentano un segno importante di unità e di speranza, elementi indispensabili per guardare avanti con responsabilità e consapevolezza».

Monte Faito, il dolore un anno dopo: Vico Equense ricorda le vittime della funivia

Vico Equense - È trascorso un anno esatto da quel 17 aprile 2025, una data che ha squarciato il silenzio dei Monti Lattari e cambiato per sempre il volto del Monte Faito. Questa mattina, in un clima di commossa partecipazione e profondo raccoglimento, le istituzioni e i cittadini si sono ritrovati nei pressi della lapide commemorativa, installata lo scorso anno, per onorare la memoria delle quattro persone che persero la vita nel tragico incidente della funivia. La cerimonia, sobria e solenne, è stata scandita dalla deposizione di una corona di fiori. Un gesto simbolico per ribadire che il tempo non ha scalfito il ricordo di una ferita che resta, nelle parole di molti, ancora "aperta e sanguinante". Il sindaco di Vico Equense, Giuseppe Aiello, ha espresso il cordoglio dell'intera amministrazione e del comprensorio: «È stata una tragedia devastante, non solo per la città di Vico Equense ma per tutto il territorio. Ha segnato profondamente la nostra comunità, cambiando anche la percezione del Monte Faito». Prima di quel fatidico giorno, la montagna stava vivendo una stagione di rinascita, un rilancio turistico e ambientale atteso da decenni. L’incidente ha bruscamente interrotto questo entusiasmo, trasformando un luogo di svago e bellezza in un monito costante sulla fragilità e sulla necessità di sicurezza assoluta. «Il Faito stava vivendo una stagione importante dopo anni difficili», ha ricordato Aiello, sottolineando come oggi la sfida sia quella di non permettere che l'oblio cada su quanto accaduto, mentre la giustizia prosegue il suo corso per accertare le responsabilità.

Schizzi di fango gratuiti sulla Fondazione Sorrento

Riportiamo di seguito una dichiarazione dell’amministratore delegato di Fondazione Sorrento, avvocato Gaetano Milano: 

"Da un articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano  nell’ambito delle “rivelazioni” sul contenuto della relazione della Commissione d'inchiesta che ha riguardato il Comune di Sorrento, viene riportata tra l’altro l’annotazione di una presenza di infiltrazioni malavitose nella Fondazione Sorrento in ragione della partecipazione di una società che svolge attività di agenzia di viaggi sul territorio nella quale ci sarebbe la partecipazione minoritaria di soggetti legati a clan malavitosi. È mio dovere chiarire che la Fondazione Sorrento giammai ha avuto rapporti con soggetti che non fossero di assoluta trasparenza, mai ha affidato servizi o sottoscritto appalti a società o soggetti contigui o vicini ad associazioni camorristiche o mafiose che dir si voglia. Al di là dell’enfasi giornalistica, si fa probabilmente riferimento alla partecipazione di una società (agenzia di viaggi) che sostiene la Fondazione Sorrento con un contributo annuo di euro 1.000,00 (mille). Tali partecipanti vengono classificati come da Statuto “Amici della Fondazione” senza alcun ruolo nell’amministrazione della Fondazione a qualsiasi titolo. Faccio rilevare che, se questi sono i presupposti della proposta di scioglimento, quest’ultima si rivela solo un assemblaggio di fatti e persone lungi dal caratterizzare un sistema pervasivo sulla attività della Pubblica Amministrazione (e della Fondazione Sorrento in particolare)."

Tragedia del Faito, un anno dopo: tra il dolore della memoria e la ricerca della verità

A dodici mesi dal drammatico incidente della funivia, il Procuratore di Torre Annunziata fa il punto su un’inchiesta "titanica". Escluso il maltempo: si indaga su errore umano e carenze nella manutenzione 

Torre Annunziata - Il 17 aprile resterà per sempre una data spartiacque per la comunità dei Monti Lattari e della Costiera. Un anno fa, il silenzio della montagna veniva squarciato dal tragico schianto della cabina della funivia del Faito, costato la vita a Carmine, Elaine, Graeme e Janan. Oggi, mentre il dolore delle famiglie resta una ferita aperta, l’inchiesta giudiziaria cerca di dare risposte definitive a un territorio che chiede giustizia e sicurezza. Il Procuratore di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, è stato chiaro nel tracciare il bilancio di questo primo anno di indagini: il fattore ambientale è fuori discussione. "Si può escludere che alla base di quanto accaduto ci siano gli eventi atmosferici", ha dichiarato, puntando il dito verso il fattore umano. Al centro degli accertamenti ci sono le procedure di controllo che, secondo la Procura, devono essere "effettive, periodiche e fatte con oculatezza". Per arrivare alla verità è stato necessario un dispiegamento di forze straordinario, reso difficile dalle condizioni proibitive del terreno. La cabina era rimasta in bilico su un costone verticale, sospesa a 200 metri dal suolo tra una fitta vegetazione. 26 indagati: tra cui 25 persone fisiche e la società di gestione EAV.

 

Oltre la perizia: il coraggio di salvare un simbolo

Piazza Marconi
Vico Equense - Esiste un documento, una perizia tecnica, che ne decreta la pericolosità. È un foglio di carta che, con la freddezza della burocrazia, trasforma un essere vivente - in piazza Marconi - in un potenziale pericolo da eliminare. Eppure, proprio quando la sentenza sembra scritta, abbiamo il dovere di chiederci: è davvero l'unica strada? Se la scienza dell'arboricoltura ci dice che, pur in presenza di criticità, esistono margini per intervenire e mettere in sicurezza la pianta, allora il taglio non è più un atto dovuto, ma una scelta consapevole. Un albero maturo non è un semplice elemento d’arredo urbano sostituibile con un "giovane alberello" che impiegherà tanti anni a fornire gli stessi benefici. È un condizionatore naturale, un filtro per le polveri sottili, un custode della biodiversità e, non ultimo, un pezzo della memoria storica di un quartiere. Rispettare le garanzie di sicurezza è il presupposto imprescindibile, ma la tecnologia e l'arboricoltura moderna offrono oggi soluzioni — dai consolidamenti della chioma ai miglioramenti del suolo — che permettono di far convivere la vita della pianta con quella dei cittadini. Quando queste condizioni sussistono, salvare l’albero diventa un atto di civiltà e di lungimiranza economica. Proteggere un albero che "può farcela" significa scegliere la vita rispetto alla comodità del cemento. Significa capire che il verde non è un ospite fastidioso, ma il miglior alleato che abbiamo per rendere le nostre città davvero vivibili.

Monte Faito, tra memoria e rilancio: 'Non possiamo dimenticare, ma dobbiamo ripartire in sicurezza'

 

Dal laboratorio al territorio: SorrentoGnocchiDay inaugura con una cooking class e prosegue con Gnocchi in Tour

SorrentoGnocchiDay, in collaborazione con l’Istituto Polispecialistico S.Paolo di Sorrento, apre il programma al pubblico con una cooking class dedicata alla tradizione gastronomica locale. L’appuntamento è fissato per lunedì 20 aprile, dalle 15.00 alle 17.00, quando Danilo Di Vuolo (foto), chef e docente, guiderà i partecipanti nella preparazione della Pizza di Sant’Antonino, detta anche Pizza di crema: un dolce tipico della tradizione sorrentina, storicamente legato ai festeggiamenti del 14 febbraio, in onore del patrono della città. Si tratta di una crostata chiusa di pasta frolla, con un ripieno di crema pasticcera bianca, crema al cioccolato e amarene sciroppate, spesso arricchita da pasta di mandorle. La partecipazione al laboratorio è gratuita e aperta a tutti, con prenotazione obbligatoria da effettuare via email all’indirizzo info@dfcomunicazione.it Ideata e organizzata da Dieffe Comunicazione, con il sostegno del Comune di Sant’Agnello e la collaborazione di Mulino Caputo, Latteria Sorrentina, La Fiammante, Acqua S. Pellegrino, Frantoio Torretta e Workline Divise, la quinta edizione della manifestazione proseguirà fino a fine maggio con “Gnocchi in Tour”, un itinerario gastronomico che coinvolgerà i ristoranti della Penisola sorrentina. Ogni locale presenterà una propria interpretazione degli gnocchi, tra ricette tradizionali e proposte innovative. Tra i ristoranti che hanno già aderito: Basilico Italia, ‘O Canonico 1898 e ‘O Parrucchiano La Favorita a Sorrento; Antico Francischiello a Massa Lubrense; Terrazza Mediterraneo italian bistrot a Sant’Agnello e La Conca a Meta. Tutte le iniziative saranno raccontate e aggiornate sulla pagina Facebook Sorrento Gnocchi Day.

A Villa Fiorentino laboratori artistici gratuiti con Juliana Moura

Sorrento - La Fondazione Sorrento e Juliana Moura Art promuovono un laboratorio di pittura astratta materica. Il progetto denominato “Arte per tutti”, è gratuito e prevede un percorso guidato dall’artista italo-brasiliana Juliana Moura, che si sviluppa attraverso una esperienza di conoscenza di sé, dimostrando che tutti possono creare delle piccole opere d'arte. Ed alla fine della lezione i partecipanti porteranno a casa un dipinto astratto materico fatto da loro. I posti per i laboratori sono però limitati, bisogna quindi prenotarsi rapidamente al seguente numero: 334 947 8901. Gli appuntamenti sono in programma il 18 aprile, il 25 aprile ed il 9 maggio 2026, sempre dalle ore 10:00 alle ore 12:30. In realtà la prima data è già sold out: è bastato che l'artista pubblicizzasse sui propri canali social l'iniziativa perché ricevesse numerosissime richieste di partecipazione. La location scelta è quella della sede di Fondazione Sorrento, vale a dire gli spazi di Villa Fiorentino. L'adesione all'iniziativa consente di prendere parte ad un giorno di evento della durata di 2 ore e mezza. In fase di prenotazione bisogna scegliere una delle due date ancora disponibili.

giovedì 16 aprile 2026

Randagismo a Vico Equense: il peso economico e sociale della gestione canina

Vico Equense - La tutela degli animali d'affezione e il contrasto al randagismo restano una priorità, ma anche una voce di spesa strutturale per il bilancio comunale di Vico Equense. In assenza di un canile municipale proprio, l'Amministrazione continua ad affidarsi a strutture private convenzionate per assicurare i servizi di ricovero e cura dei cani recuperati sul territorio. Secondo quanto riportato nella determina numero 624 del 14 aprile 2026 emanata dal Servizio di Polizia Locale, il Comune ha recentemente liquidato 1.955,05 euro (IVA inclusa) alla ditta "The Dog Park" di Boscotrecase. La somma si riferisce esclusivamente al servizio di custodia e mantenimento prestato nel mese di febbraio 2026 per 22 esemplari. Dall'analisi dei dati emerge che il costo vivo per ogni animale è di circa 2,60 euro al giorno (IVA esclusa). Sebbene la retta quotidiana appaia contenuta, la proiezione su base annua per i soli cani attualmente in carico supera la soglia dei 23.000 euro. Si tratta di una spesa "viva" che non include eventuali emergenze sanitarie o nuovi ingressi che potrebbero far lievitare ulteriormente l'impegno finanziario. Per ottimizzare le risorse, l'Ente ha gestito l'affidamento tramite il Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione (MEPA), ottenendo un ribasso dell'1,5% sull'importo a base di gara.

 

A Sant'Agnello incontri per il benessere femminile. Focus su mente e corpo con la mindfulness

Sant'Agnello - Continua a Sant’Agnello la rassegna di incontri gratuiti per il benessere femminile intitolata “Donne, quante cose abbiamo in Comune”, patrocinata dal Comune di Sant’Agnello, promossa dalla Commissione pari opportunità, politiche di genere e diritti civili e organizzata dall’associazione culturale Share. La rassegna è ideata e curata dalle fisioterapiste Cristiana Izzo e Lorena Pastena, pensata come un viaggio durante il quale accompagnare ogni donna verso una maggiore consapevolezza, trasformandola in protagonista attiva della propria salute e del proprio benessere. Il secondo incontro è programmato per venerdì 17 aprile 2026 alle ore 17:30 presso l’MSC Club (Via Cocumella, Sant’Agnello) sul tema “Mente e corpo in armonia con il respiro e la mindfulness”. «Nel contesto della nostra rassegna dedicata all'universo femminile - spiegano le organizzatrici - con questo secondo incontro invitiamo a una pausa rigenerante, un momento per fermarsi e riconnettersi con il proprio centro. Spesso viviamo con ritmi frenetici, divise tra mille impegni, dimenticando che il corpo e la mente sono un'unica, meravigliosa sinfonia. Questo incontro, guidato attraverso le pratiche della mindfulness e della consapevolezza del respiro, offre uno spazio dove scoprire strategie e tecniche per lasciar andare le tensioni e ritrovare l'equilibrio interiore. In un mondo che spesso richiede alle donne di essere performanti, multitasking e costantemente connesse, fermarsi diventa un atto rivoluzionario. Questo incontro vuole essere un'esperienza pratica dedicata alla riscoperta del legame profondo tra corpo e mente. Attraverso la mindfulness e la consapevolezza del respiro, esploreremo come ritrovare il proprio centro e coltivare un'armonia autentica». La partecipazione è del tutto gratuita, ma è necessaria la prenotazione. Per prenotare il proprio posto basta compilare il modulo al seguente link: https://forms.gle/L52BfVLxM6qwbHy66


Strage del Faito, un anno dopo: la Procura fa il punto sulle indagini

Domani, nel primo anniversario della tragedia costata la vita a quattro persone, il Procuratore di Torre Annunziata Nunzio Fragliasso terrà una conferenza stampa per aggiornare l'opinione pubblica sullo stato dell'inchiesta 

Torre Annunziata - È passato esattamente un anno da quel drammatico 17 aprile 2025, quando il cedimento della cabina numero 2 della funivia del Monte Faito trasformò una giornata di primavera in tragedia. Domani, 17 aprile 2026, nel giorno del dolore e della memoria, la Procura della Repubblica di Torre Annunziata ha deciso di rompere il silenzio per fare chiarezza su uno dei casi giudiziari più complessi e sentiti del territorio. Con un decreto firmato ieri, il Procuratore Capo Nunzio Fragliasso (foto) ha convocato giornalisti e testate per le ore 10.00 presso l’aula riunioni del Tribunale. Non sarà solo un atto formale, ma un momento di "corretta e trasparente informazione" volto a rispondere al forte bisogno di verità che accomuna i familiari delle quattro vittime e l'intera comunità di Castellammare e Vico Equense. Al tavolo siederanno i protagonisti del coordinamento investigativo: i rappresentanti della Squadra Mobile della Questura di Napoli, del Commissariato di PS di Castellammare e il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco. Un segnale di unità tra le forze che, fin dai primi istanti dopo lo schianto, hanno lavorato tra i boschi del Faito per soccorrere i feriti e raccogliere i primi, decisivi reperti tecnici. L’inchiesta punta a ricostruire l’esatta catena di responsabilità che ha portato alla precipitazione della cabina. In questi dodici mesi, l’attenzione degli inquirenti si è concentrata sulle manutenzioni, sulle certificazioni di sicurezza e sulle componenti meccaniche dell'impianto.

 

Rifiuti abbandonati nel cuore di Vico Equense: scattano le multe

Il Sindaco Aiello: "Nessuna tolleranza per chi offende la città" 

Vico Equense - Il pugno duro contro l’inciviltà non si fa attendere. Nella notte appena trascorsa, il centro storico di Vico Equense è stato teatro di un episodio di abbandono selvaggio di rifiuti non conformi. Un gesto che ha suscitato l’immediata reazione del primo cittadino, Giuseppe Aiello, e l’intervento risolutivo della Polizia Municipale. Gli agenti, intervenuti nelle prime ore di questa mattina, hanno setacciato i sacchi lasciati irregolarmente in strada. La pazienza e la meticolosità dei controlli hanno dato i loro frutti: all’interno dei rifiuti sono stati rinvenuti documenti identificativi che hanno permesso di risalire direttamente ai responsabili. Per i trasgressori sono già in corso di emissione le sanzioni previste dal regolamento comunale. "Questi gesti offendono la città e mortificano il lavoro quotidiano di chi si impegna per mantenerla pulita e decorosa", ha dichiarato duramente il sindaco Aiello. "La raccolta differenziata non è una scelta facoltativa, ma un pilastro del vivere civile. Non possiamo e non vogliamo tollerare comportamenti che colpiscono l’intera comunità". Il messaggio del primo cittadino è un monito chiaro a chiunque pensi di poter agire indisturbato nell’ombra dei vicoli: "A chi crede di poter operare nell'anonimato dico con chiarezza che non ci fermeremo. Difendere il bene comune è un dovere che porteremo avanti con determinazione. Ogni giorno". L’amministrazione comunale ribadisce che la linea della "tolleranza zero" proseguirà senza esitazioni. I controlli sul territorio saranno intensificati, anche con l’ausilio dei sistemi di videosorveglianza, per garantire il rispetto delle norme ambientali e tutelare l'immagine di una delle perle della Penisola Sorrentina.

Dal mito di Iside e alle Janare: a Benevento la leggenda diventa vino in un nuovo rosato che racconta simboli e archetipi del Sannio

Un progetto di Agri Solaris che unisce innovazione, ritualità antiche e filiera agricola, traducendo in etichetta e nel calice l’identità culturale del territorio 

A Benevento nasce un nuovo rosato che punta a raccontare il territorio attraverso i suoi simboli più antichi. Si chiama Bon’Vento Rosato IGT Beneventano ed è l’ultima etichetta della linea Bon’Vento firmata Agri Solaris. Questa visione si inserisce nel modello produttivo di Agri Solaris, infatti l’azienda è attiva come polo agricolo integrato lungo l’intera filiera, dalla selezione delle materie prime fino all’assistenza tecnica in vigneto. Il progetto prende forma a partire dall’identità culturale del Sannio, terra di stratificazioni e crocevia tra Occidente e Oriente, dove storia e leggenda convivono. Dal culto di Iside al mito delle janare, fino ai racconti legati al noce di Benevento, questo immaginario diventa la base narrativa del vino. “Con il rosato la linea Bon’Vento si amplia e si completa, proponendo una lettura contemporanea del territorio sannita”, spiega Raffaele Esposito, co-fondatore di Agri Solaris. “L’obiettivo è restituire, attraverso il vino, la complessità e il fascino di Benevento”. L’etichetta è costruita come un racconto di segni che richiama alcuni degli archetipi più rappresentativi della cultura beneventana, simboli in movimento su ogni tipologia ricordano che questa storia nasce e si svolge nei campi e nei vigneti per raggiungere il calice: lo scarabeo, simbolo di rinascita legato al culto di Iside; la janara, figura della tradizione popolare associata al sapere; il caprone, non è solo un simbolo pastorale, ma rappresenta quel legame magico e misterioso tra le Janare e la forza della natura (il 'demone' benevolo della terra; la luna, richiamo alla ciclicità e ai ritmi naturali della stagionalità e della raccolta. Elementi che contribuiscono a definire un linguaggio visivo coerente con il territorio.

 

Vico Equense, l'assedio degli stalli: cittadini stanchi del "Far West" della sosta

Vico Equense - Con l’arrivo della bella stagione, la caccia a un parcheggio per lo scooter si trasforma in un’impresa titanica. Ma a rendere la situazione davvero insostenibile non è solo il sovraffollamento: è la gestione arbitraria dello spazio pubblico, ormai ridotto a una sorta di estensione privata di alcune attività commerciali. La denuncia corre tra i residenti, stanchi di girare a vuoto o di rassegnarsi a multe salate per aver lasciato il mezzo fuori dagli stalli. Il dito è puntato contro quegli esercizi che occupano sistematicamente intere batterie di strisce bianche con i propri mezzi aziendali. Una vera e propria "prenotazione" abusiva del suolo pubblico, che sottrae alla collettività il diritto alla sosta gratuita per favorire interessi privati. "Nessuno vede, nessuno interviene": è questo il coro amaro che rimbalza tra le strade del centro. Il paradosso è stridente e alimenta un profondo senso di impotenza: mentre il cittadino comune è sotto la lente d'ingrandimento, queste occupazioni seriali sembrano godere di una sorta di immunità invisibile, come se lo spazio pubblico fosse diventato zona franca. A Vico Equense il motorino non è un lusso, ma una necessità vitale per lavoratori e residenti che cercano di sopravvivere al caos del traffico. Vedere le poche strisce bianche superstiti trasformate in "showroom" privati alimenta un senso di ingiustizia sociale profondo e non più tollerabile. Con l’estate ormai alle porte, il quesito è d’obbligo: l’Amministrazione Comunale intende ristabilire il primato della legalità e del bene comune, o continueranno a ignorare questo "Far West" della sosta? I cittadini non chiedono privilegi, chiedono solo che lo spazio di tutti torni, finalmente, a essere di tutti.

Nel giorno della mobilitazione dei media, Vico Equense sceglie la selezione dei cronisti

Vico Equense - In un’epoca in cui la comunicazione istituzionale viaggia veloce sui social, si tende spesso a dimenticare un dettaglio fondamentale: la conferenza stampa non è un palcoscenico privato, ma un atto di rendicontazione pubblica. Quando un’amministrazione comunale decide di non invitare un giornalista a un incontro di presentazione di una manifestazione — realizzata con il contributo economico della collettività — compie un gesto che va oltre il semplice sgarbo. È un messaggio di chiusura. Scegliere chi può o non può porre domande significa, di fatto, selezionare l'interlocutore in base al gradimento, trasformando l'informazione in propaganda. Un ente pubblico che eroga fondi per un evento ha il dovere morale e democratico di garantire la massima pluralità. Escludere una testata o un professionista significa privare i cittadini del diritto di vedere quegli stessi fondi "osservati" da un occhio critico e indipendente. Proprio per questo, di fronte a un episodio di tale gravità, è necessario un intervento diretto e deciso del Sindaco Giuseppe Aiello. In quanto garante della trasparenza e rappresentante di tutti i cittadini, il primo cittadino non può restare indifferente: ha il dovere di censurare pubblicamente tale condotta, richiamando chi ha gestito l’organizzazione al rispetto dei principi democratici. Il silenzio del vertice, in questi casi, equivale a un'implicita autorizzazione alla discriminazione mediatica. Il tempismo, poi, rende l’episodio ancora più amaro.

 

Degrado sul Faito: la bellezza dei boschi sfregiata dai sacchi di immondizia

Vico Equense - Nonostante la straordinaria valenza paesaggistica e i recenti sforzi per il rilancio turistico, il Monte Faito torna a mostrare il suo lato più amaro. La foto parla chiaro: lungo la strada che scende verso la frazione di Moiano, la vegetazione rigogliosa deve fare spazio a cumuli di rifiuti abbandonati illegalmente. Sacchi di plastica carichi di scarti, contenitori e residui di ogni genere sono stati abbandonati indiscriminatamente a bordo strada, proprio in uno dei punti panoramici più suggestivi della Penisola Sorrentina. Quello che dovrebbe essere un polmone verde dedicato agli escursionisti e alle famiglie si trasforma, ancora una volta, in una discarica abusiva. L'episodio non è purtroppo isolato. L'inciviltà di pochi continua a danneggiare un ecosistema fragile e il decoro di un'intera comunità, vanificando il lavoro di chi si impegna quotidianamente per la tutela del territorio. Oltre all'evidente danno estetico, l'abbandono di rifiuti in aree boschive rappresenta un serio pericolo per l'ambiente. La decomposizione di materiali non smaltiti correttamente può inquinare il suolo e, in caso di piogge, i residui rischiano di scivolare ulteriormente a valle, complicando le operazioni di bonifica. Dalla rete e dai residenti si leva forte il grido di indignazione: si richiedono maggiori controlli e l’installazione di fototrappole per identificare e sanzionare i responsabili di questi "crimini" ambientali. La speranza è che le autorità competenti intervengano tempestivamente per la rimozione del cumulo e per restituire dignità alla discesa verso Moiano.

Sorrento. «Nessuno presenti le liste finché il governo non decide»

di Massimiliano D'Esposito - Il Mattino

Sorrento - «Se le forze politiche e sociali della città avessero un po' di orgoglio dovrebbero rifiutarsi di presentare le liste, almeno fino alla decisione sul possibile scioglimento». È la provocazione lanciata da Ivan Gargiulo, l'ex consigliere comunale di Sorrento che con le sue denunce ha scoperchiato il sistema delle mazzette sugli appalti che faceva capo all'ex sindaco Massimo Coppola. La proposta si inquadra nel clima di incertezza che si respira in attesa della decisione del Consiglio dei Ministri chiamato a valutare la relazione della commissione d'accesso inviata dal prefetto di Napoli, Michele di Bari, su delega del titolare del Viminale, Matteo Piantedosi, per verificare «la sussistenza di tentativi di infiltrazione e/o di collegamenti della criminalità organizzata nel contesto dell'amministrazione». Secondo Gargiulo «la mancata presentazione delle liste comporterebbe il rinvio delle elezioni alla sessione autunnale. Se poi medio tempore il governo decidesse per lo scioglimento ne prenderemo atto e valuteremo il da farsi». Lo stesso ex consigliere, però, non nasconde scetticismo sul possibile accoglimento della sua iniziativa. «Purtroppo non accadrà e siamo quindi tutti costretti ad operare in un clima di totale incertezza che non fa bene alla città e che di fatto altera e comprime la libera partecipazione alla competizione elettorale». Intanto incassa il sostegno di Bruno Morelli, che in questi giorni si è accreditato come uno dei possibili candidati.

 

Vico Equense si ferma per leggere: un viaggio itinerante tra storie e comunità

Vico Equense - C’è un modo semplice e potente per cambiare il ritmo delle nostre giornate, spesso troppo frenetiche: fermarsi, aprire un libro e condividere una storia. Un gesto antico che il prossimo 23 aprile, in occasione della Giornata Mondiale del Libro, trasformerà Vico Equense in un palcoscenico vivo di parole e incontri. Grazie al progetto nazionale “Nati per Leggere”, la lettura uscirà dalle biblioteche per diventare itinerante. Non sarà solo un evento celebrativo, ma un percorso fisico ed emotivo attraverso le strade, le piazze e i luoghi simbolo della nostra città. Il messaggio è essenziale e profondo: leggere non è un lusso, ma un diritto, un legame che unisce e una cura per l’anima e per la crescita dei più piccoli. L’appuntamento per chiunque voglia farsi trasportare dalla magia del racconto è fissato per le 16:30 presso i Giardini della Santissima Trinità e Paradisi. Da qui partirà il viaggio delle storie, che attraverserà il cuore di Vico portando con sé curiosità e meraviglia. Il gran finale è previsto per le 18:30 in Piazzale Giancarlo Siani, dove la manifestazione si trasformerà in un momento corale: un flash-mob di lettura condivisa aperto a tutti. Grandi e bambini, lettori appassionati e curiosi, sono invitati a partecipare portando con sé un libro o semplicemente la voglia di ascoltare. Leggere insieme è un atto rivoluzionario nella sua semplicità. È un gesto capace di unire generazioni diverse, accendere scintille di curiosità e, soprattutto, costruire comunità. In un mondo sempre più digitale, ritrovarsi in piazza con un libro in mano significa riappropriarsi dello spazio pubblico e del tempo umano. Il 23 aprile, Vico Equense dimostrerà che una storia condivisa può davvero fare la differenza.

Il monte del silenzio e dell’oblio La funivia che non c’è più, attività turistiche in ginocchio

don Catello Malafronte e Giacomo Vanacore
Domani doppia funzione per ricordare le quattro vittime Vanacore (titolare del bar): qui uno scaricabarile tra istituzioni 

di Gimmo Cuomo – Il Corriere del Mezzogiorno 

Vico Equense - Il piazzale che ospita la stazione della funivia è deserto. E lo è stato anche nei giorni di Pasqua e di Pasquetta, quando, nonostante tutto, una marea di gente si è spinta fin quassù attraverso l’ormai unica strada di accesso, quella che sale dal versante di Vico Equense. Quello che era diventato il secondo luogo di aggregazione in vetta al monte Faito si è completamente svuotato dopo il tragico incidente di un anno fa. Le due attività principali, il bar dell’impianto e il bar ristorante Papillon sono chiusi. Domani sarà un triste anniversario sulla montagna che si erge sopra Castellammare di Stabia e che domina i golfi di Napoli e di Salerno. In quel dannato pomeriggio del 17 aprile 2025 a causa del mancato funzionamento del freno d’emergenza la cabina, giunta quasi a destinazione, si schiantò al suolo dopo una folle corsa a ritroso lungo il cavo portante. Quattro persone persero la vita: il manovratore, una coppia inglese, una ragazza israeliana. Il fratello di quest’ultima fu recuperato in condizioni molto gravi. Ma è sopravvissuto. Affinché la memoria non si perda, e con questa la speranza dell’ennesima resurrezione, domani alle 12 nel santuario di San Michele Arcangelo si celebrerà una messa, presieduta dall’arcivescovo di Sorrento e vescovo di Castellammare Francesco Alfano. Con lui ci sarà il rettore del Santuario, don Catello Malafronte che un anno fa, in una fredda mattina di un funereo Venerdì Santo non riusciva a darsi pace.