Vico Equense - Esiste una categoria di oppositori ideologici che non rifiuta un progetto dopo averlo studiato, ma lo studia solo per trovare una scusa per rifiutarlo. È il fenomeno del "No a priori", una postura mentale ed emotiva che precede qualsiasi dato tecnico, impatto economico o beneficio sociale. Prima viene il verdetto di condanna; solo dopo si apre il processo per fabbricare le prove. Nel dibattito pubblico contemporaneo — che si parli di grandi infrastrutture, riforme istituzionali, piani urbanistici o innovazioni tecnologiche — assistiamo sempre più spesso a questa curiosa inversione della logica. Il meccanismo psicologico e politico è quasi scientifico nella sua ripetitività. L'oppositore a prescindere si comporta come un arciere che prima scaglia la freccia e poi, ovunque essa sia conficcata, disegna intorno i cerchi del bersaglio per dire di aver fatto centro. L'obiettivo primario non è valutare il merito dell'opera, ma difendere la propria identità di antagonista. Ammettere che un progetto promosso dalla "parte avversa" possa avere degli aspetti positivi significherebbe cedere terreno identitario. Di conseguenza, scatta la caccia al pretesto. Se il progetto è ecologico, si dirà che non lo è abbastanza. Se crea posti di lavoro, si contesterà la qualità di quei posti. Se i costi sono coperti, si troverà un vizio di forma nelle procedure di appalto. In questo scenario, diventa fondamentale distinguere tra il dubbio legittimo e il rifiuto preconcetto.
.jpg)






.jpg)






















.jpg)

.jpg)

