venerdì 21 gennaio 2011

Cosentino «socialmente pericoloso»

Un uomo «socialmente pericoloso», nonostante le sue dimissioni dal governo e la riduzione del suo «peso politico» a seguito del suo presunto coinvolgimento con il clan dei Casalesi. E' questa la definizione data dalla Corte di Cassazione di Nicola Cosentino, ex sottosegretario del governo Berlusconi e attuale coordinatore del Pdl in Campania, nella sentenza (depositata oggi) con la quale la Seconda sezione penale ha respinto il ricorso presentato dal parlamentare contro l'ordinanza di custodia in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Napoli e confermata dal Tribunale del riesame il 28 settembre 2010, con l'accusa di concorso esterno nell'associazione camorristica. Secondo i magistrati della Suprema Corte, la partecipazione dell'ex sottosegretario (per il quale la Camera dei deputati ha negato l'autorizzazione all'arresto) ad alcune iniziative anticamorra successivamente al 2009 è stata un'«espressione di attività difensive dal momento che l'indagato era già al corrente delle indagini a suo carico». Per quanto riguarda, inoltre, la riduzione del peso politico del parlamentare, la Cassazione osserva che tale elemento è ininfluente, riguardo alle valutazioni sulla pericolosità in quanto «le modifiche delle meccaniche elettorali che renderebbero superflui i pretesi appoggi elettorali, sono state disattese, dai giudici di merito, in quanto il sostegno dei Casalesi poteva servire a sostenere candidati indicati da Cosentino nelle competizioni minori, aumentandone il peso politico». Anche il sopravvenuto arresto di tutti i camorristi con i quali Cosentino, secondo l'accusa, «avrebbe contratto un debito di riconoscenza» è ininfluente, come dimostra la circostanza che il «coinvolgimento di Cosentino nell'affare della società di rifiuti Eco4 era avvenuta mentre il boss Francesco Bidognetti era già in carcere». Per quanto, infine, riguarda «la rinuncia alla candidatura alla presidenza della Regione Campania», anche questo è un elemento che deve essere «disatteso», come quello della «diminuzione del peso politico» per via del possibile appoggio che Cosentino potrebbe fornire a candidati sostenuti dal clan dei Casalesi nelle competizioni minori. (da il Corriere della Sera)

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