Fonte: Josè Astarita da MetropolisPiano di Sorrento - Una rivolta. Civile, ovviamente. C’è una città che non sta a guardare in silenzio, che non accetta che sul proprio gioiello più bello, all’improvviso, siano spuntate le mani dei privati. Operatori turistici, associazioni, politici: tutti in trincea, affiancati da tanti cittadini. In pochi hanno mandato giù la linea seguita dal Comune di Piano di Sorrento che, per costi di manutenzione ritenuti fin troppo alti e la necessità di dare il via al più presto a un restyling della struttura, è a dir poco tentato di affidare la gestione a una cordata di imprenditori disposti a mettere sul tavolo un milione di euro. Somma con cui verrebbero finanziati gli interventi in cambio dell’affidamento del complesso storico. Ecco perché, nella serata di ieri, il centro culturale di via delle Rose è sembrato trasformarsi in una sorta di ring. Toni alti nel corso di un lungo dibattito interessante, fortemente voluto dalla città. Da una parte il neonato comitato civico «Villa Fondi Bene Comune» coordinato da Mariella Nica, dall’altra l’amministrazione comunale, con in testa il sindaco Giovanni Ruggiero. Tante personalità fra il pubblico. Fra cui Giandomenico Lepore, ex procuratore capo di Napoli, e l’ex ingegnere capo del Comune di Piano di Sorrento, Antonio Elefante. Presente al completo l’opposizione, qualche defezione nelle fila della maggioranza (assenti l’assessore Rossella Russo, il vicesindaco Salvatore Cappiello e l’ex delegato al bilancio Maurizio Gargiulo). Tante perplessità, tante ombre sull’ipotesi di project financing. Si inizia con un «monito» preciso di Cecilia Coppola, presidente dell’associazione culturale Cypraea: «E’ fondamentale tutelare il patrimonio della memoria.
Villa Fondi è un monumento della storia della penisola sorrentina ». Un messaggio chiaro, rilanciato dalla leader del comitato anti-privatizzazione, Mariella Nica: «E’ un incontro storico perché stavolta la città ha convocato la politica. La nascita del nostro movimento è stata autonoma, scaturita dai forti dubbi che nutriamo sull’affidamento a soggetti privati di Villa Fondi. Non c’è pubblica utilità per il progetto valutato dalla giunta. Villa Fondi deve produrre cultura. Fa male constatare che quest’amministrazione non abbia un assessore con una delega al ramo». Il consigliere di minoranza Anna Iaccarino, invece, inizialmente ha ripercorso le tappe della vicenda focalizzando l’attenzione sugli interventi di riqualificazione del complesso: «I lavori di restyling sono già previsti dal piano triennale delle opere pubbliche con un costo di circa 300mila euro. Il canone annuo di 12mila euro è troppo basso e non garantisce al Comune un introito all’altezza della situazione». E’ stato poi il turno di Giovanni Ruggiero. Il sindaco non si è sottratto al confronto con chi ha bocciato apertamente il suo operato: «Non è un reato ammettere che c’è della tensione su quest’argomento. Di solito, tutte le buone ragioni vanno incontro a intoppi quando si passa dalla teoria alla pratica. La proposta che ci è arrivata alcuni mesi fa, sia chiaro, non ci soddisfa appieno. Questo è un argomento su cui volevamo già confronto con la città. Sono con le associazioni e c’è disponibilità ad ascoltare tutte le parti in causa. Villa Fondi è un simbolo di Piano di Sorrento e non sarà svenduta». Dura l’analisi di Giovanni Iaccarino, leader della minoranza: «Villa Fondi è un elemento d’identità della città, tutte le amministrazioni comunali degli ultimi anni hanno fatto diventare Piano di Sorrento l’autentica capitale della cultura della penisola. Adesso è il momento della verità per Ruggiero. In consiglio comunale, sulla proposta, ci opporremo duramente. Il sindaco deve fermarsi un attimo e riflettere, magari dando vita a un comitato che esamini la faccenda per assumere una decisione».
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