lunedì 26 dicembre 2016

Vuoi mettere Natale a Milano?

di Filomena Baratto

Vico Equense - Milano a Natale è una città calda e intensa. E’ stato piacevole girare per i mercatini al Duomo, con le luci e tutte le leccornie in bellavista sulle bancarelle, i rivenditori a richiamare l’attenzione, la calca davanti al banco del pane, dei dolci e delle cioccolate. E mentre passeggiavo ho pensato a come è cambiata la nostra vita tanto da perdere la serenità anche in questi giorni di festa con la paura degli attentati. E a sentire quello che è accaduto a Berlino, mi viene ancor di più la paura. L’ansia è stata tale che mi sono allontanata guardando da lontano il piazzale con le sue manifestazioni, col passeggio di turisti, con le sue luci, le degustazioni di buon cibo e la vendita di ogni sorta di chincaglieria. Abbiamo girato per le strade intorno al Duomo, la Galleria Re Vittorio Emanuele II, Col suo bell’albero al centro, piazza Leonardo da Vinci davanti alla Scala, accanto il locale di Luini, un pugliese che prepara un calzone coi fiocchi e che all’ora di punta ha una fila interminabile. Il Natale a Milano è come una fiaba, tutto avvolto nel velo della nebbia e delle luci che incantano e fanno brillare gli occhi. Quando in mattinata siamo arrivati in metro in Piazza del Duomo, salendo le scale mi sono trovata le guglie sulla mia testa a destra, con tutto il loro splendore. E non era la prima volta che vedevo il Duomo. Ogni volta mi lascia senza parole. Arrivare al centro con la metro è un vero piacere: non c’è calca, nessuno spinge, tutti in fila aspettando il proprio turno per fare il biglietto, per andare ai binari, per salire, per scendere. Una mamma è salita con il suo bimbo nel passeggino senza doversi preoccupare dove sistemarsi, restando vicino alle porte per la folla. Nessuno la spinge, né tocca o sposta il carrozzino, tutto si svolge con calma e regolarità. La gente non mostra fretta, né ansia, le persone salgono continuando tranquillamente a parlare a telefono, tra di loro, a giocare col telefonino o a leggere il giornale.
 
Si è cortesi, silenziosi, rispettosi di chi sta a lato o chi è seduto. L’uscita disciplinata, tutti attenti a dove vanno, senza distrarsi. Davanti al Duomo ci si perde tra i piccioni e la gente che scatta foto, gruppi in attesa di unirsi o dividersi per visitare la città. C’è un grande albero pubblicitario, ma la mia attenzione va ai palazzi d’epoca rivestiti di luci. Ci si incammina per lo shopping tra le belle vetrine, come quella della Rinascente con i suoi sette piani con ogni genere di bene. E’ bello prendere un caffè al bar di fronte al Duomo dove anche andare alla toilette è un grande affare. Il custode ai bagni prende 50 centesimi a persona ed entri se inserisci la moneta, altrimenti non passi. Una coda fino a fuori aspetta devotamente il proprio turno senza insorgere. Girando in macchina per arrivare alla stazione, guardavo i viali pieni di alberi spogli con i rami protesi al cielo, come braccia alzate in una danza per ottenere un raggio di sole in un cielo fumoso. A terra tappeti di foglie secche, auto ben allineate lungo le strisce e ai lati tanti bei palazzi d’epoca, con colonne, colonnine, stucchi, davanzali artistici, terrazzi squadrati e ricchi di verde. La maestosità degli edifici alleggerisce o distoglie da un cielo plumbeo con la sua coltre di nuvole scure, di un blu e grigio mescolate sul pezzo di cielo che emerge in piazza. Alzando lo sguardo la nebbia copre in lontananza la statua di Giuseppe Verdi sul podio. Il cielo di Milano assomiglia a quello di Londra, solo a tratti fa capolino un po’ di luce a dare un po’ di speranza. L’ordine e il da farsi rende tutti un po’ distratti, tutti sono presi dagli impegni e così la città diventa un luogo per accogliere e smistare. I semafori sono i veri signori della città coi loro gialli, rossi e verdi strizzano l’occhiolino ad ogni metro di strada. Le auto, come tanti soldati che partono per il fronte, avanzando a plotoni, si fermano ad ogni dieci metri. Tutto regolato: flussi di persone, di auto, di merci, il verde dei parchi, gli animali, i parcheggi, la velocità, anche i fuori controllo sono tenuti sotto controllo. E poi le varie etnie presenti sono perfettamente integrate, come i cinesi che sembrano nati lì, parlano correntemente la lingua italiana, sono efficienti, puntuali, precisi. I loro locali sono sempre stracolmi, mentre loro sono instancabili, da ammirare per la perseveranza che mettono nelle cose. C’è molto da imparare da un popolo che sa eseguire, che si comporta rispettando le regole e sa relazionarsi col prossimo. Noi la chiamiamo freddezza ma è più organizzazione di vita, controllo ed efficienza. Milano, ricca di storia, di arte, dovunque ci si gira parlano i secoli, i personaggi, i fatti. Una delle più importanti metropoli europee: grande per estensione, popolosa, ricca, industriale, dove arriva tutto prima, dove girano soldi, mezzi, idee, progetti, futuro prossimo. Milano a Natale è ancora più bella, acquista un abito a festa, elegante, altera. L’aria di Natale è effervescente, lei una vecchia signora per niente imbellettata, sempre uguale a se stessa per stile e abitudini, ricca di spunti. Quando arrivo alla stazione è un perdersi tra l’architettura dell’edificio, che da sempre mi incanta, e i tanti binari, il flusso di persone che avanza da ogni parte. L’altoparlante annuncia continuamente gli arrivi e le partenze e mentre noi ci sistemiamo mi ricordo di non aver visto le tante cose che volevo, che il tempo è così poco, che ero giunta per altri motivi ma vado via con tante cose ancora da visitare. Milano, una città di grande fascino anche nel profondo nord e col suo grigiore. Mi vengono in mente i Longobardi, Federico Barbarossa, la battaglia di Legnano, Napoleone e la Repubblica Cisalpina, Piazzale Loreto, gli Austriaci…La storia mi assale con le sue date e i suoi percorsi e, ogni volta che arrivo qui, vedo tutto quello che è stato prima di oggi, proprio come le persone. Ognuno si porta la sua storia addosso e chi ci vede per la prima volta non può conoscersi. Così le città e Milano a Natale accende anche quello che è la sua storia prima di oggi.

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