martedì 26 maggio 2026

Vico Equense. L’illusione del demanio: quando la burocrazia affoga e il cittadino deve rimboccarsi le maniche

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Vico Equense - Mentre i tavoli della politica si riempiono di parole altisonanti — si dibatte di piani di utilizzo delle aree demaniali (PAD), di concessioni balneari e di riforme europee — la realtà delle nostre spiagge libere racconta una storia del tutto diversa. Una storia fatta di micro-abusi, abbandono e di un vuoto istituzionale che lascia disorientati. L'immagine è emblematica: un muretto pubblico, storicamente utilizzato da residenti e bagnanti per sedersi e godersi il mare, si ritrova improvvisamente sommerso da una barriera di massi. Qualcuno ha deciso autonomamente di spianare un tratto di spiaggia e accumulare lì quelle pietre, cancellando di fatto un piccolo spazio di socialità e di sosta. All'atto pratico, sul demanio marittimo sembra valere la legge del più forte o, peggio, dell'arbitrio individuale. Il paradosso più frustrante per un cittadino non è solo l'atto in sé, ma il muro di gomma che si trova davanti quando decide di segnalarlo. A chi bisogna rivolgersi? Alla Capitaneria di Porto? All'Ufficio Demanio del Comune? Alla Polizia Locale? La frammentazione delle competenze trasforma una richiesta di ripristino in un labirinto kafkiano, dove le responsabilità rimbalzano da un ufficio all'altro e i tempi di intervento si dilatano all'infinito. In questo vuoto pneumatico delle istituzioni, la risposta non arriva dai decreti, ma dalla resilienza civica. Sono i cittadini stessi che, giorno dopo giorno, armati di pazienza, spostano manualmente un masso alla volta per restituire al muretto la sua funzione originale.

È un'azione lodevole che dimostra un forte senso della comunità, ma che al contempo certifica il fallimento del controllo pubblico. I cittadini non dovrebbero essere costretti a farsi carico della manutenzione ordinaria e della vigilanza del territorio per colmare le lacune dello Stato. Se si vuole davvero parlare di tutela delle spiagge e del bene comune, bisogna partire dalle piccole cose. Grandi riforme e piani di gestione restano lettere morte se non si è in grado di garantire l'ordinaria legalità e la fruibilità degli spazi pubblici. Il demanio appartiene a tutti, e difenderlo significa impedire che il privato ne disponga a proprio piacimento, lasciando alla comunità l'onere di rimediare.

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