Il cortocircuito digitale che oscura i problemi reali del territorio
A Vico Equense il dibattito sul futuro dello sport ha abbandonato i campi di gioco e le aule consiliari per trasferirsi, drammaticamente, sulle bacheche dei social network. Da un lato, le associazioni locali e le famiglie denunciano la cronica carenza di strutture e i sacrifici necessari a mantenere vive le attività; dall'altro, la risposta istituzionale si perde nei meandri dell'arena digitale. La scelta sistematica di assessori ed esponenti politici di replicare pubblicamente alle provocazioni di profili anonimi ha acceso una polemica sterile. Questo cortocircuito non solo abbassa il livello del confronto democratico, ma distoglie l'attenzione dalle emergenze che colpiscono la comunità. Questo scontro non nasce affatto dalla volontà di sminuire l’immenso lavoro dei volontari, dei tecnici e dei genitori. Al contrario, il loro instancabile impegno quotidiano è la prova più limpida di quanto il tessuto sociale vicano ami lo sport e creda nei suoi valori educativi. Il punto critico non sono le persone, ma le condizioni precarie in cui sono costrette a operare. Evidenziare le attuali criticità significa accendere un faro su problemi concreti: la mancanza di impianti polifunzionali adeguati, l'impennata dei costi e le pesanti lungaggini burocratiche che i privati e i club calcistici o polivalenti si trovano ad affrontare spesso in totale solitudine. Il movimento sportivo locale sopravvive grazie al cuore dei cittadini, ma per fiorire e garantire il diritto al gioco a tutti i giovani ha bisogno di ben altro.
Servono investimenti strutturali a lungo termine, una programmazione trasparente e la manutenzione di spazi moderni e sicuri. Sollevare pubblicamente tali problematiche non deve essere interpretato come un attacco gratuito, bensì come un invito urgente a fare di più e meglio. Non è più tollerabile che l'intero peso del sistema gravi esclusivamente sulle spalle e sulle tasche delle famiglie. Per rilanciare il settore non servono post al veleno, lunghi flussi di commenti o risposte piccate ai "troll" del web. La politica deve riappropriarsi del proprio ruolo e dare risposte concrete nelle sedi deputate. La comunità vicana, stanca di assistere a una sterile caccia al "like", non chiede click o giustificazioni virtuali, ma palazzetti aperti, efficienti e fruibili da tutti.

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