Francesca Esposito (Archeoclub d’Italia): «Il mare insegna le regole e offre ai giovani una seconda possibilità di riscatto e di lavoro attraverso la tutela dell'ambiente»
Vico Equense / Napoli - Una barca confiscata agli scafisti che si trasforma in un simbolo di rinascita e legalità. Lunedì 18 maggio la motovela MareNostrum Dike salperà dal Molosiglio di Napoli per dare il via a un lungo viaggio itinerante che toccherà la Sicilia e la Calabria. A bordo ci saranno i ragazzi dell’Area Penale Minorile di Napoli, protagonisti di un percorso di reinserimento sociale e lavorativo basato sul rispetto delle regole e dell'ambiente marino. A spiegare il valore profondo dell'iniziativa, ribattezzata per l'occasione "MareGalità", è Francesca Esposito, Referente per le Attività Sociali di Archeoclub d’Italia - MareNostrum. «La vita di tutti è un dono, così come lo è l’ambiente», esordisce la referente di Archeoclub. «Il mare è un ecosistema che ospita la vita e, grazie al protocollo siglato con il Dipartimento di Giustizia Minorile, il nostro progetto è diventato nazionale, abbracciando ormai tutte le regioni italiane e non più solo Napoli». Il percorso formativo offerto ai giovani dell'area penale unisce strettamente teoria e pratica, portando a risultati concreti e tangibili. «Questi ragazzi sono diventati sub», continua Esposito. «In un solo anno sono ben 20 i giovani che hanno acquisito il brevetto.
Oltre ad avvicinarsi alle tematiche ambientali, hanno potuto scoprire da vicino il nostro patrimonio geologico e archeologico subacqueo». Un traguardo che si ispira direttamente alla figura storica di Giulia Civita Franceschi, l'educatrice che tra il 1913 e il 1928 diresse la nave-asilo Caracciolo per recuperare i ragazzi di strada napoletani, meritando il titolo di Montessori del mare. «Stiamo mettendo in pratica il suo sogno», sottolinea Esposito, «ovvero vedere il mare non solo come fonte di lavoro, ma come strada di recupero e reinserimento sano nella società». Il rientro nei contesti di provenienza rappresenta spesso la sfida più complessa per i minori che hanno commesso reati. Secondo Francesca Esposito, l'esperienza a bordo e in immersione fornisce loro gli strumenti culturali e civici necessari per affrontare il futuro. «Questi ragazzi dovranno ritornare nei loro contesti di appartenenza e mettere in pratica quanto appreso. È un percorso complicato, ma rappresenta una porticina su altre possibilità. In questo modo comprendono che esiste un altro mondo e contesti differenti. Il mare è fatto di regole: un concetto che per noi può sembrare scontato, ma che non lo era affatto per questi giovani che, in una vita precedente, hanno commesso anche illeciti importanti. Attraverso il rispetto di queste regole, oggi stanno scoprendo la vera libertà». Il riscatto sociale dei ragazzi passa anche attraverso la tutela attiva del territorio. Durante il viaggio, l'equipaggio testimonierà i risultati del programma europeo "SalvaMare", volto a contrastare l'inquinamento da plastica partendo dall'origine del problema: i corsi d'acqua interni. «Con i ragazzi stiamo seguendo tutto il percorso dell’inquinamento che spesso parte dal fiume e arriva in mare, intervenendo direttamente su fiumi e laghi», spiega la referente. «Nei laghi abbiamo trovato di tutto, persino pneumatici di trattori e camion abbandonati dai cittadini. Nei fiumi, invece, l'inquinamento proviene soprattutto dall’agricoltura, con taniche di benzina, buste di fertilizzanti e contenitori vari. Con i ragazzi dell’Area Penale andremo a pulire la foce di un fiume per ogni regione del Sud Italia. Si sono impegnati moltissimo in questa progettualità, dimostrando come il mare possa essere un formidabile riabilitatore, rieducatore e, al tempo stesso, una concreta fonte di occupazione». Mostra meno

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