mercoledì 27 maggio 2026

Vico Equense. "Ci vorrebbe un sindaco come Vincenzo De Luca"

Vico Equense - Nel dibattito politico vicano, spesso asfittico e schiacciato su logiche di puro posizionamento personale, si fa largo periodicamente una suggestione quasi mitologica: "Ci vorrebbe un sindaco come Vincenzo De Luca". Un’affermazione che non è solo una provocazione da bar, ma il sintomo profondo di un malessere diffuso, un grido d'aiuto di una cittadinanza che percepisce la macchina amministrativa come lenta, burocratica e talvolta priva di una visione strategica a lungo termine. Chi invoca la figura dello "sceriffo" – sul modello della Salerno degli anni '90 e Duemila – cerca soprattutto tre cose: decisionismo, pragmatismo e capacità di imporre l'autorità pubblica. Vico Equense è un comune immenso per estensione geografica, frammentato in tredici storiche frazioni che spesso si sentono isolate e distanti dal centro cittadino. In un contesto simile, un leader forte, accentratore, capace di bypassare le lungaggini burocratiche per sbloccare le grandi opere esercita un fascino indiscutibile. L'idea di un amministratore che finalmente "fa le cose" diventa così la risposta emotiva e politica all'immobilismo. Cinque elezioni vinte a Salerno non sono un incidente della storia, né il frutto di una congiuntura fortunata. In democrazia, cinque mandati consecutivi, diretti o attraverso storici delfini, rappresentano il più alto sigillo di legittimità popolare. Significano che i cittadini hanno visto la propria città trasformarsi da provincia grigia a polo urbanistico, turistico e culturale di rilievo nazionale, e hanno scelto di rinnovare quel patto di fiducia oltre ogni barriera ideologica. A Vico Equense, dove le giunte si muovono spesso sul filo del rasoio di equilibri precari, un sindaco con la forza politica di De Luca porterebbe una rivoluzione copernicana. Significherebbe blindare l'azione amministrativa per un decennio, dando alle grandi opere il tempo biologico di nascere, essere finanziate e venire completate.

 

Chi sostiene la necessità di un profilo "deluchiano" a Vico Equense guarda alle grandi paralisi storiche del territorio. Un comune morfologicamente difficile, spaccato tra un centro costiero e tredici frazioni collinari, richiede un sindaco che sappia imporre una visione unica e centralizzata, spezzando i micro-interessi locali che spesso bloccano lo sviluppo. Un "De Luca vicano" affronterebbe i nodi storici con il piglio del commissario d'opera. La piaga del traffico e la gestione della mobilità sulla Statale Sorrentina verrebbero affrontate con pugno di ferro e soluzioni infrastrutturali drastiche, senza farsi frenare dalle infinite mediazioni con i comuni limitrofi o con le categorie. Per il rilancio del Faito e delle periferie, invece di interventi a macchia di leopardo volti ad accontentare questo o quel bacino elettorale, si applicherebbe il modello dei grandi piani urbanistici salernitani, dove la periferia viene integrata nel motore economico del centro attraverso investimenti strutturali e trasporti efficienti. Infine, sul fronte del decoro urbano e del turismo, la trasformazione del lungomare e delle spiagge di Vico non sarebbe più un eterno cantiere di idee, ma un programma con scadenze perentorie, applicando il principio cardine deluchiano per cui lo spazio pubblico deve essere impeccabile per attrarre economia. La storia politica insegna che le chiacchiere e i tavoli programmatici infiniti producono solo immobilismo. Cinque vittorie sul campo dimostrano che il pragmatismo paga e che i cittadini, quando vedono i cantieri aprirsi e i problemi risolversi, premiano la continuità. Vico Equense si trova davanti a sfide epocali per la gestione del territorio e del turismo del futuro. Continuare a governare con la logica del bilancino e della mediazione continua potrebbe essere un lusso che la città non può più permettersi. Forse, per voltare pagina, serve davvero un "sindaco-sceriffo" che metta i risultati davanti alle simpatie.

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