martedì 26 maggio 2026

Porti turistici e demanio, la Campania a una svolta: il commento di Mario Calabrese su La Repubblica

Napoli - La gestione della portualità turistica in Campania si trova di fronte a un bivio decisivo, sospesa tra la necessità di attrarre investimenti privati e l'obbligo di garantire trasparenza e concorrenza. A tracciare un bilancio lucido e severo su questo tema è l'ingegnere e accademico Mario Calabrese, in un editoriale pubblicato oggi sulle pagine di La Repubblica Napoli. Il dibattito prende le mosse dal recente convegno promosso dall'Acen (Associazione Costruttori Edili di Napoli) a Vico Equense, focalizzato sul futuro del project financing e della gestione costiera all'indomani della storica sentenza europea C-810/24. Il fulcro della riflessione di Calabrese risiede nell'impatto della pronuncia della Corte di Giustizia Europea. La sentenza non cancella lo strumento della finanza di progetto, ma ne scardina la versione "protetta". Viene infatti eliminato quel diritto di prelazione o vantaggio competitivo che, di fatto, blindava la posizione del promotore privato iniziale, scoraggiando la partecipazione di altri concorrenti. Da questo momento in poi, i progetti per la realizzazione e la gestione delle infrastrutture marittime dovranno essere pubblici e realmente contendibili, aprendo il mercato a una concorrenza effettiva. Calabrese propone un parallelismo storico per comprendere l'attuale stallo della regione, ricordando l'età dell'oro dei primi anni Duemila, quando la Campania aveva sviluppato una pianificazione costiera tra le più avanzate d'Italia. A quel tempo la costa non era vista come una somma di singoli approdi, ma come un sistema integrato mare-terra diviso in dieci ambiti, sostenuto da infrastrutture di rete come il Metrò del Mare. Successivamente si è verificata una grave interruzione della continuità e per quasi un ventennio la portualità ha smesso di essere trattata come una politica di sistema.

 

Si è proceduto per iniziative isolate, definite dall'autore come semplici episodi, con una carenza di regia pubblica che ha di fatto bloccato i cantieri, portando pochissimi interventi di project financing alle effettive opere a mare. Solo recentemente, nel 2025, la Regione ha riaperto il dossier aggiornando le linee guida di vent'anni prima, un atto che suona come la necessaria ammissione di un metodo che non andava abbandonato. L'ambito costiero napoletano rappresenta il fulcro delle contraddizioni attuali poiché concentra la domanda turistica più alta della regione, ma è contemporaneamente l'area dove si è costruito e investito meno negli ultimi due decenni. Questo stallo è dovuto alla complessa coesistenza burocratica tra Comuni, Regione, Autorità di Sistema Portuale e stringenti vincoli paesaggistici. In un contesto simile la pubblica amministrazione non può permettersi scorciatoie né può abdicare al proprio ruolo. Secondo Calabrese il vero nodo non è normativo, ma di puro governo del territorio. Le amministrazioni locali devono sviluppare con urgenza la competenza tecnica necessaria per valutare l'interesse pubblico delle proposte private, analizzarne a fondo i piani economico-finanziari e negoziare da pari a pari con gli investitori. Senza questa capacità le istituzioni rischiano di non programmare né controllare, riducendosi a meri uffici di ratifica delle decisioni dei privati. La scelta dello strumento giuridico è essa stessa un atto di governo. Se per l'uso ordinario del bene basta la concessione regolata dal vecchio D.P.R. 509/1997, quando subentrano investimenti rilevanti, gestione pluriennale e rischio operativo, ricorrere al project financing diventa un dovere istituzionale. Il focus finale dell'articolo di Calabrese si concentra sul concetto di bene comune, ricordando che il demanio resta sempre pubblico nel titolo, ma deve restarlo soprattutto nella sua funzione strategica. Se l'amministrazione programma e controlla, la finanza di progetto si traduce in governo del territorio, mentre se recepisce passivamente l'iniziativa privata si rischia la privatizzazione della rendita demaniale. La sfida per la Campania è riprendere in mano la propria visione strategica originaria, perché il mare non si governa per episodi isolati, ma si governa solo con una vera politica di sistema.

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