Oggi è la Giornata Mondiale del Gioco
Vico Equense - L'animazione di strada, i laboratori creativi e i giochi giganti sono, per definizione, strumenti di inclusione, gioia e aggregazione. Eppure, a Vico Equense, rischiano di trasformarsi nell'ennesimo motivo di frizione e distanza sociale. Quando le iniziative dedicate alle famiglie e ai più piccoli vengono sistematicamente relegate all'interno del perimetro del centro cittadino, non si sta solo organizzando un evento: si sta tracciando una linea di demarcazione tra cittadini di serie A e cittadini di serie B. A sollevare il caso è l’ex consigliere comunale Luigi Savarese, che dà voce a un malessere diffuso e radicato nelle storiche frazioni collinari. Il focus, questa volta, si stringe attorno al borgo di Sant'Andrea, teatro dell'ennesimo appuntamento a "zero coinvolgimento" per il territorio. Un'esclusione che brucia, soprattutto perché colpisce la fascia più sensibile della popolazione: i bambini e le loro famiglie.
Vico Equense non è una metropoli concentrata, ma un mosaico di identità, una realtà geograficamente vasta e strutturalmente frammentata. Pensare di amministrare la cultura e l'intrattenimento applicando una logica centralista significa ignorare la natura stessa del territorio. Per una famiglia che risiede nei borghi più distanti, raggiungere il centro non è sempre una passeggiata. Significa fare i conti con trasporti non sempre agevoli, traffico e barriere logistiche che, di fatto, scoraggiano la partecipazione.
Organizzare eventi esclusivamente nel nucleo urbano principale si traduce in una discriminazione geografica silenziosa ma sistematica.
La proposta di Savarese è tanto semplice quanto rivoluzionaria nella sua applicazione: perché non portare un Ludobus o un laboratorio direttamente nelle piazze delle frazioni? Il concetto di "evento diffuso" non è un'utopia, ma una scelta politica precisa. Significa investire sulla mobilità della cultura. Un Ludobus che sale verso le frazioni non porta solo giochi; porta la presenza delle istituzioni, dimostra attenzione e restituisce vita a piazze che altrimenti rischiano lo spopolamento e l'isolamento sociale. Il gioco ha il compito nativo di unire, abbattere i muri e creare ponti; usarlo in modo centralizzato significa tradire la sua stessa missione, alzando nuove barriere tra il centro e la periferia.
La sfida per il futuro della governance locale è chiara. Non si può continuare a guardare a Vico Equense solo attraverso la lente della sua piazza principale. Un Comune vive se vivono tutte le sue anime, dal centro storico al borgo più isolato. L'auspicio lanciato dall'ex consigliere Savarese non è un semplice attacco politico, ma un invito costruttivo a cambiare prospettiva. La speranza è che l'amministrazione impari finalmente a guardare il territorio nella sua interezza, pianificando il domani non per compartimenti stagni, ma come un'unica, grande comunità diffusa. Perché la cultura e il divertimento dei bambini non possono avere confini di serie.

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