domenica 26 luglio 2026

Moiano. L’uomo che sfidò la roccia: la storia di Cosimo Di Martino e di quella Via Paradiso nata dal sacrificio

Vico Equense - Ci sono strade che nascono da freddi calcoli ingegneristici, finanziamenti milionari e grandi cantieri pubblici. E poi ci sono strade che nascono dal cuore, dall’ostinazione e dal sogno visionario di un uomo solo. Via Paradiso, oggi arteria vitale della frazione collinare di Moiano a Vico Equense, appartiene a questa seconda, straordinaria categoria. Se oggi centinaia di persone vivono in questa zona, lo devono a una targa in pietra che si staglia sulla roccia e al nome impresso sopra: Cosimo Di Martino. La sua è una storia d’altri tempi, fatta di debiti, sacrifici immensi e di una promessa d'amore autentico verso la propria terra. Alla fine degli anni Sessanta, la zona alta di Moiano viveva in un isolamento quasi totale. Dove oggi si muovono le auto e scorre la vita quotidiana, un tempo c’erano solo boschi, terreni scoscesi e pareti di roccia viva. Fu in questo contesto che Cosimo Di Martino ebbe un’intuizione che molti, all'epoca, bollarono come pura follia: tracciare una strada carrabile per collegare quella fetta di territorio dimenticata al resto del mondo. I lavori iniziarono tra il 1968 e il 1969. Senza i mezzi dei colossi edilizi, ma con la sola forza delle proprie braccia, della propria famiglia e di pochissimi collaboratori fidati, Cosimo aprì il cantiere. Il tracciato si rivelò subito un percorso a ostacoli: pendenze da correggere, confini di proprietà da negoziare con trattative estenuanti e la dura roccia da picconare e far saltare con l’esplosivo. Per superare i primi insormontabili blocchi burocratici e cercare di intercettare i contributi per le infrastrutture rurali, venne fondata la cooperativa agricola "Capodanaro".

 

Cosimo ne assunse la presidenza, investendo non solo il proprio tempo ma prosciugando i risparmi di una vita. Ogni metro conquistato alla montagna significava nuove spese tra indennizzi, materiali e muri di contenimento. Nonostante le promesse della politica locale del tempo – che intravedeva nella strada anche un prezioso collegamento per il cimitero di Moiano – gli impegni istituzionali sfumarono nel nulla. La famiglia Di Martino, però, non si perse d’animo: nel 1972 la strada venne asfaltata interamente a proprie spese e nel 1973 l'opera fu completata. Oltre al danno, arrivò la beffa. Al momento del collaudo, i tecnici negarono il finanziamento pubblico a causa della mancanza di alcune opere accessorie, come i parapetti e i sistemi di raccolta delle acque. La famiglia si ritrovò così esposta a pesanti debiti, aggravati dagli altissimi tassi d’interesse degli anni Settanta. La storia, tuttavia, ha dato ragione alla lungimiranza di Cosimo. Quella via, nata tra lo scetticismo generale, è diventata il motore trainante dello sviluppo di Moiano. Dietro l'asfalto sono arrivati l'acquedotto, le fogne, l'illuminazione, il gas e le case. Un intero quartiere è fiorito attorno al coraggio di un singolo cittadino. Ciò che lo Stato aveva negato cinquant'anni fa, la giustizia storica e l'impegno istituzionale lo hanno restituito oggi. A riaccendere i riflettori su questa vicenda è stato Vincenzo Cioffi, consigliere e già assessore del Comune di Vico Equense. Raccogliendo l'eredità di questo lungo percorso burocratico e morale, Cioffi ha promosso l'iter che ha sancito una svolta epocale per la frazione: il riconoscimento della natura pubblica di Via Paradiso e Via Capolavigna, decretando il loro passaggio ufficiale nel demanio comunale. Questo storico provvedimento non solo cancella l'amarezza di quel collaudo negato nel 1973, ma garantisce d'ora in avanti manutenzione, sicurezza e dignità a una via fondamentale. "Non più terra degli ultimi", come sottolineato dal consigliere, ma un territorio ufficialmente integrato e tutelato. Oggi, guardando quella targa posta da "chi gli volle bene" in memoria di quel 15 marzo 1996 in cui Cosimo ha lasciato la vita terrena, il messaggio appare nitido. Via Paradiso non è solo un nome su una mappa: è il monumento a un uomo che ha cambiato il destino di una comunità. Perché, come ricorda la saggezza popolare, gli uomini passano, ma le opere restano. E l'opera di Cosimo Di Martino resterà per sempre.

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