lunedì 20 luglio 2026

Perché per svegliare le coscienze di noi cittadini Vicani sulla legalità c'è bisogno di un riflettore esterno?​

Luigi Savarese
di Luigi Savarese

Vico Equense - C’è qualcosa di profondamente mortificante nel modo in cui noi cittadini vicani stiamo reagendo — o meglio, non stiamo reagendo — ai soprusi sulla gestione del nostro demanio. Ed è un problema che va ben oltre la politica: è una questione sociale e culturale. ​Siamo scivolati, quasi senza rendercene conto, in una forma pericolosa di assuefazione. Ci siamo abituati all'idea che l'interesse privato possa calpestare il bene pubblico con la benedizione, o il silenzio assenso, delle istituzioni. Abbiamo normalizzato l'anormalità, accettando che i nostri diritti diventassero concessioni o favori. ​Ma l'aspetto più amaro di questa vicenda è un altro: la nostra indignazione è diventata delegata. ​Per risvegliare gli animi, per ricordarci cos'è la legalità e per renderci conto di quanto sia compromessa la gestione del nostro territorio, abbiamo bisogno che arrivi qualcuno da lontano. Abbiamo bisogno del "creator" di turno, del video social o della denuncia mediatica esterna che ci sbatta in faccia la realtà e ci mostri quanto siamo caduti in basso. Questo è umiliante! ​ È mortificante dover ammettere che serve uno schermo e un punto di vista estraneo per farci dire "Basta". Perché quella rabbia non parte da dentro? Perché aspettiamo che sia un riflettore esterno a illuminare il buio in cui abbiamo scelto di vivere? ​Un'amministrazione che tutela i privati a discapito della collettività fa il suo gioco, ma una cittadinanza che si sveglia solo quando viene ripresa da una telecamera straniera ha già perso in partenza. Il vero riscatto di Vico Equense non partirà da un video virale, ma dal momento in cui decideremo di smettere di essere spettatori rassegnati a Casa Nostra!

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