lunedì 20 luglio 2026

Il commento. I partiti aiutino i sindaci onesti chi lavora bene non va isolato

di Guido Trombetti - Il Mattino

Napoli - Gli scioglimenti dei consigli comunali in Campania rappresentano purtroppo un fenomeno allarmante ma non sospendente. Ed in qualche maniera sono figli di una tendenza, già molte volte e da molte persone sottolineata, della politica a ridurre la sua azione esclusivamente alla ricerca del consenso. Il consenso, cioè i voti, uber alles. Insomma invece di considerare i voti da raccogliere come il frutto della qualità di obiettivi strategici posti a base della campagna elettorale si considera la raccolta dei voti come un valore a sé. E, per inciso, il tourbillon delle scadenze elettorali continue favorisce l'affermarsi di questa logica. Ed impedisce sostanzialmente di guardare ad obiettivi di medio lungo termine. Un fenomeno la cui responsabilità francamente è impossibile assegnare soltanto a destra o a sinistra, comprese le ali estreme. La proliferazione delle liste civiche, per esempio, è diventato uno strumento atto alla bisogna. In linea astratta dovrebbe essere la testimonianza che pezzi importanti della cosiddetta società civile vogliono dare un loro contributo al governo del territorio. In pratica spesso diventa la boscaglia nella quale si annidano soggetti inquinanti. Ma chi dovrebbe esercitare il controllo su ogni singolo afferente a una lista elettorale? La risposta è semplice. Dovrebbero esercitarlo i partiti che nella sostanza però non hanno più una organizzazione né l'autorevolezza per farlo. E in alcuni casi sono i primi responsabili del degrado. Per esempio quando accolgono e facilitano disinvolti cambi di casacca accompagnati dall'unica referenza di controllare un congruo numero di voti. Ma allora con quale forza morale possono intervenire i partiti sulle proprie liste o sulle liste civiche apparentate?

 

Purtroppo alla fine, il prezzo lo pagano i territori, i comuni, insomma i cittadini che in perfetta buona fede sono andati a votare pensando magari che era la volta buona per cambiare registro. E poiché mi piace dare concretezza ai miei ragionamenti faccio un esempio. Quello della candidatura di Luigi Vicinanza a sindaco di Castellammare. Un uomo dalla caratura etica indiscutibile. Convinto assertore del ruolo centrale della cultura. Con una storia personale esemplare. Anche nella coerenza dell'appartenenza nel tempo alla stessa parte politica. E gli però, avendo per una vita intera fatto ad alto livello il giornalista, non poteva avere gli strumenti operativi per vagliare caso per caso il profilo dei candidati di ogni singola lista schierata a suo favore. Magari conosceva bene il capolista. E si è fidato di lui. O avrà fatto ricorso a informazioni di carattere generale tramite i suoi rapporti con il territorio. E null’altro poteva fare. Non avendo, ripetiamolo, a disposizione personalmente strumenti efficaci per distinguere il grano dall’oglio. Fuor di ogni retorica egli ha messo a disposizione la sua immagine specchiata. Il suo tratto signorile. La sua determinazione, che dal punto di vista immaginifico cozzava con la sua esile figura, a tentare di dare una svolta alla storia amministrativa di Castellammare. Terra che sentiva e sente sua e alla quale lo legava un cordone ombelicale impossibile da tagliare. E mi rattrista molto osservare tentativi più o meno velati di scaricare su di lui le responsabilità del fallimento di un progetto che risiedono altrove con tutta evidenza. La sensazione che ne deriva è francamente sconfortante. Se nemmeno Gigi ce l’ha fatta può voler dire che la situazione è molto più compromessa di quanto si potesse immaginare? Nel qual caso che cosa si può e si deve fare? E chiudo così con un interrogativo al quale non so dare risposta questo mio breve intervento.

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