Vico Equense - Ventiquattro ore. Un tempo infinitamente breve per cambiare una consuetudine radicata, ma sufficiente per misurare il peso specifico della politica spettacolo. La venuta del deputato Francesco Emilio Borrelli a Vico Equense, con il suo carico di dirette smartphone e denunce al millimetro sulle spiagge negate, ha scosso il demanio marittimo locale come un fulmine a ciel sereno. Eppure oggi, svanito l'eco dei passi del parlamentare e dei rappresentanti di Europa Verde, il panorama balneare della penisola è identico a ieri. Stessi cancelli, stesse limitazioni, stessa caccia al centimetro di spiaggia libera. Ben venga, sia chiaro, chi scoperchia il vaso di Pandora. Il merito indiscusso di queste incursioni mediatiche è l'aver squarciato il velo di rassegnazione dei cittadini, portando alla ribalta nazionale le storture della gestione costiera. Ma se la denuncia si esaurisce nel rito del "blitz", il rischio è che tutto si riduca a un format web, lasciando la realtà immutata. Il botta e risposta tra lo sdegno social e la replica istituzionale del sindaco, che invita a "evitare teatrini", fotografa perfettamente il corto circuito in atto. Da un lato c'è la politica urlata che accende i riflettori ma non ha il potere esecutivo di fare sanzioni immediate; dall'altro c'è un'amministrazione locale che si difende arroccandosi sulle competenze territoriali. Nel mezzo restano i bagnanti e i residenti, spettatori di una commedia estiva in cui i diritti faticano a trovare spazio tra un'ordinanza e un post su Facebook.
Scoperchiare il vaso è solo il primo passo. Senza decreti, senza controlli sistematici della Guardia Costiera e senza una reale volontà politica di ripensare le concessioni balneari, le 24 ore diventeranno settimane, e poi mesi. La provocazione del parlamentare ha fatto il suo lavoro; ora spetta alla burocrazia e alle istituzioni locali dimostrare che la legalità sulle spiagge non è solo un contenuto virale da scrollare sullo schermo, ma un diritto accessibile a tutti, ogni giorno.

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