martedì 21 luglio 2026

Vico Equense. Demanio, serve un cambio di passo alla guida della delega

Vico Equense - Resta sospeso nel vuoto l’annunciato chiarimento istituzionale tra il sindaco di Vico Equense, Giuseppe Aiello, e il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Francesco Emilio Borrelli. I due leader politici sono reduci da un infuocato dibattito a distanza che ha surriscaldato i social e le cronache locali. Al momento, tuttavia, non è ancora stata fissata una data ufficiale per l'incontro in Comune. La miccia che ha fatto esplodere il caso è un video, diventato rapidamente virale, registrato venerdì scorso dal giovane esponente di Più Europa, Giorgio Hallissey, insieme al giornalista Ivan Grieco. Le immagini documentano una scena ordinaria di ordinaria follia estiva all'ingresso dello storico stabilimento balneare Scrajo. Hallissey viene bloccato e pesantemente insultato da un parcheggiatore: «Qui è proprietà privata, tu non scendi», seguito da minacce e intimazioni ad andarsene. Solo dopo aver superato il muro di ostilità, il politico riesce a raggiungere le casse, dove ad attenderlo c'è un cartello perentorio: "Vietato scendere con borsa frigo". A difesa della struttura sono intervenute le titolari del lido, le cugine Scala, impegnate a giustificare i divieti e le modalità di accoglienza. Domenica, sulla scia dell'indignazione collettiva generata dal video, è scattato il blitz del parlamentare Borrelli, che ha riacceso i riflettori sui diritti dei bagnanti e sui limiti delle concessioni. Il sindaco Aiello ha replicato stizzito, rivendicando il rispetto delle istituzioni e accusando il deputato di aver cercato la ribalta delle dirette social prima ancora di un confronto formale con l’amministrazione.


Al di là della cronaca e senza entrare nel merito della spettacolarizzazione della visita di Borrelli, emerge un dato oggettivo e inconfutabile: il modo in cui viene gestito il demanio pubblico a Vico Equense si è rivelato del tutto fallimentare. Il litorale campano, e in particolare la porta della Penisola Sorrentina, non può trasformarsi in un far west di "proprietà private" di fatto, dove l'accesso al mare – diritto universale garantito dalla legge – viene subordinato al superamento di sbarramenti fisici, insulti o balzelli d'ingresso. Il divieto di introdurre cibo proprio o borse frigo rappresenta l'apice di un sistema che mira a privatizzare un bene collettivo, soffocando la libertà del cittadino. Di fronte a questa paralisi, l'esperienza insegna che l'indignazione estiva svanisce con l'arrivo dell'autunno. Con l'assoluta certezza che, continuando così, non sarà fatto nulla e tutto rimarrà esattamente com'è, diventa necessario spostare l'obiettivo della discussione. Non si tratta più solo di sanzionare il singolo parcheggiatore o di rimuovere un cartello abusivo. Se il modello attuale produce barriere e soprusi, la vera svolta strutturale risiede alla radice: è giunto il momento di cambiare radicalmente chi gestisce e pianifica il demanio pubblico. Servono amministratori e regole nuove capaci di far rispettare i diritti dei cittadini, ripristinando la legalità e la trasparenza su spiagge che appartengono a tutti, e non a pochi privilegiati.

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