giovedì 30 luglio 2026

Se il rimpasto diventa resa dei conti

Vico Equense - I rimpasti di giunta, nella storia della politica locale, appartengono a quella categoria di atti amministrativi che tutti si aspettano ma che nessuno giustifica mai per quello che sono realmente. La grammatica istituzionale impone formule di rito: "rilancio dell’azione amministrativa", "necessità di una verifica politica", "ottimizzazione delle competenze". Ma la verità, quasi sempre, abita altrove, ben nascosta dietro il paravento dei comunicati ufficiali. Ciò che sta consumandosi in queste ore nelle stanze del palazzo comunale ha però il sapore amaro di una svolta radicale, una lettura a caldo che – pur con il beneficio del dubbio imposto dall'assenza di ulteriori dettagli – assomiglia terribilmente a una resa dei conti interna all’esecutivo. Il detonatore di questa crisi ha un nome e un cognome precisi: l'arrivo di Borrelli. Un ingresso che non si è limitato a spostare gli equilibri geopolitici della maggioranza, ma ha scoperto un vero e proprio nervo scoperto. Il "caso demanio" non è più solo una questione tecnica da confinare negli uffici, ma è diventato un argomento politico di prima grandezza, capace di incrinare visibilmente la leadership del sindaco. Borrelli ha agito da grimaldello, forzando i tempi di una verifica che forse era già nell'aria, ma che si sperava di poter gestire con modalità e tempi differenti. La vera differenza rispetto al passato, tuttavia, non sta nelle motivazioni occulte, bensì nella durezza della forma. Chi ha memoria delle passate fibrillazioni ricorderà che i precedenti aggiustamenti di tiro si erano risolti con il classico "gioco delle tre carte" delle deleghe: un assessore perdeva l'urbanistica per prendere i lavori pubblici, ma restava saldamente seduto sulla poltrona della giunta.

 

C'era una continuità giuridica, un salvacondotto politico. Stavolta no. Stavolta il taglio è stato netto, chirurgico, quasi punitivo. Da domani mattina si assiste a un vero e proprio "anno zero" amministrativo. Chi fino a ieri mattina frequentava i cantieri per supervisionare le opere pubbliche, da domani non avrà più alcun titolo formale per varcare quella soglia. Chi gestiva dossier scottanti come l'ecologia o lo stesso demanio si ritrova improvvisamente privato di ogni funzione. Questo azzeramento totale apre uno scenario di profonda incertezza. Bloccare la macchina assessorile significa, di fatto, congelare l'indirizzo politico della città proprio mentre ci sono partite aperte e scadenze da rispettare. Resta da capire se questa mossa del sindaco sia un atto di forza disperato per riprendere in mano le redini del comando o se sia l'inizio di una transizione verso una maggioranza del tutto diversa. I motivi profondi, forse, li scopriremo solo nei prossimi giorni. Ma il dato politico immediato è inequivocabile: la stagione del compromesso al ribasso è finita. Da domani, per l'amministrazione, inizia un viaggio al buio. E i cantieri, metaforici e reali, attendono risposte.

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