di Marco Demarco - Il Corriere del Mezzogiorno
Davvero si può spiegare tutto con il cinico narcisismo di Luigi Vicinanza? Il modo in cui il Pd spera di archiviare il caso Castellammare, dopo aver già sepolto con frettoloso imbarazzo quello di Torre Annunziata, é a dir poco indicativo dell'aria che tira al suo interno e degli attriti tra le correnti che ne logorano da tempo le fondamenta. Ma lasciamo parlare i fatti. Vicinanza è ormai l'ex sindaco di un Comune disgraziato la cui amministrazione, ancora una volta, è stata sciolta dal Consiglio dei ministri per «accertati condizionamenti della criminalità organizzata». Ecco cosa dice: «Esco di scena a testa alta e con le mani pulite. Non ho mai frequentato personaggi ambigui, non ho in agenda numeri di faccendieri e camorristi, non accetto passaggi su barche o gommoni da personaggi discutibili. Posso aver sbagliato, ma non bazzico ristoranti poco raccomandabili». Con chi ce l'ha? La polemica politica é esplicita. Ce l'ha col Pd che prima lo ha sollecitato a scendere in campo e poi lo ha lasciato solo con i suoi assessori. Nei casi specifici, invece, sarà lui a chiarire, se e quando vorrà. Ma è a questo punto che, per pura suggestione, viene in mente il caso Ranucci. Non perché le due vicende siano assimilabili - non lo sono né sul piano giuridico né su quello istituzionale - ma per il diverso atteggiamento assunto dal Pd.
Nel caso del responsabile di Report, il Pd ha rivendicato, giustamente, il principio della presunzione di correttezza personale, pur in presenza di inquietanti elementi emersi da un'inchiesta giudiziaria. In quello di Castellammare e dell'ex sindaco, invece, il Pd ha preso immediatamente le distanze, benché, anche in questo caso, nessuna contestazione abbia mai riguardato né lui personalmente né i componenti della sua giunta. E ora, anzi, il Pd addirittura rincara la dose. Lo fa per bocca di Nicola Corrado, della direzione nazionale: «Vicinanza ha deciso di pagare un prezzo altissimo pur di ottenere la candidatura a sindaco; ha accettato, conoscendo storie private e politiche, l'apparentamento imposto da diversi consiglieri regionali con liste civiche finte , funzionali esclusivamente ad alimentare il consenso elettorale in vista delle elezioni regionali». Per questo - continua Corrado - «quando abbiamo capito che, in nome di un realismo politico cinico e narcisista, aveva deciso di vincere a tutti i costi, abbiamo chiesto a Sandro Ruotolo di candidarsi al Consiglio comunale». Si punta l'indice contro Vicinanza, ma il ragionamento conduce altrove: se qualcuno sapeva tutto fin dall'inizio, quel qualcuno era il Pd. Il riferimento ai consiglieri regionali, la nomina di Ruotolo a commissario controllore: tutto era chiaro. Eppure di questo, prima del voto, l'elettore ha saputo ben poco. Alla trasparenza ex ante si è preferita la palude delle correnti, la contrattazione sulle candidature, il dai a me che io do a te. E intanto Vicinanza avrebbe dovuto vincere per tutti e reggere la baracca fin quando possibile, ma non oltre le prime voci relative a inchieste in corso. Di chi allora il cinismo? Tutto questo la dice lunga sul modo di concepire la politica e il rapporto con gli elettori, in particolare in quella parte della provincia napoletana. Ed è impossibile non notare, in proposito, come tutto accada a soli quattro anni dal precedente scioglimento del Comune di Castellammare, quando a governare era il centrodestra. A sole poche settimane dallo scioglimento del vicino Comune di Torre Annunziata. E a poche ore dai fatti di Ercolano, altro Comune amministrato dal centrosinistra, dove il segretario del Partito democratico - lo documenta un video di cui parlano le cronache - ha festeggiato l'elezione di due consiglieri comunali assieme a un pregiudicato per traffico internazionale di stupefacenti. Qui la lista non era «finta»: non era civica e, per ciò stesso, «criminogena». Era la lista del Pd. La sanzione è arrivata, ma solo dopo. Non prima. Quanti pesi e quante misure in un unico partito, per giunta nascosto dietro un Narciso di comodo

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