Vico Equense - Il dibattito sulla gestione delle spiagge e sul diritto al libero accesso al mare a Vico Equense solleva interrogativi profondi che vanno ben oltre la tutela del bene pubblico, investendo lo stato di salute della politica locale e il ruolo del Partito Democratico. Tra proteste contro le spiagge blindate al Pezzolo, ordinanze contestate e la recente adozione del Piano Attuativo di Utilizzazione delle Aree del Demanio Marittimo, la tensione sociale è ormai evidente a tutti. Eppure, a colpire maggiormente in questa complessa vicenda non è tanto il merito tecnico del piano coste, quanto il paradosso politico che si sta consumando sul territorio. Mentre la discussione pubblica viene cavalcata da sigle politiche quasi inesistenti a livello locale o si riduce a denunce virtuali, ci si chiede dove siano finite le forze strutturate della sinistra. Il Partito Democratico, che a Vico Equense ha un circolo territoriale storico e rapporti stretti con consiglieri regionali e parlamentari, sembra aver ceduto il passo, rendendo necessaria una riflessione seria e un'autocritica profonda. Nelle scorse settimane le bacheche social dei cittadini e dei rappresentanti istituzionali si sono riempite di denunce su cancelli chiusi, borse frigo vietate e privatizzazioni surrettizie. Se da un lato lo scontento online ha il merito di accendere i riflessi su storture inaccettabili, come l'impossibilità di accedere liberamente alla battigia dopo una certa ora, dall'altro l'affidarsi esclusivamente a un post su Facebook o Instagram svilisce l'azione politica.
La tutela del territorio non può esaurirsi in un mi piace o in una diretta streaming, perché richiede lo studio delle carte, la presenza fisica nelle piazze e l'attivazione di canali istituzionali formali. Quando la politica abdica alla complessità per inseguire l'algoritmo, perde inevitabilmente la sua funzione di guida. Il dato più grave della vicenda resta l'anomalia della rappresentanza, con il territorio che assiste alla mobilitazione di sigle e movimenti che a Vico Equense non hanno una base reale o sezioni aperte. Al contrario, il Partito Democratico locale possiede tutti gli strumenti per incidere, a partire da un circolo territoriale che dovrebbe essere il punto di riferimento per le istanze dei cittadini. A questo si aggiungono i rapporti diretti con i consiglieri della Regione Campania, l'ente che ha competenza sul demanio, e una filiera parlamentare in grado di portare la questione delle concessioni all'attenzione nazionale. Che in questo scenario il partito non riesca a imporre la propria linea, a farsi portavoce unico della protesta o a dialogare in modo incisivo con l'Amministrazione rappresenta un cortocircuito strutturale. Lasciare il campo aperto a chi sul territorio neanche esiste significa certificare una preoccupante paralisi organizzativa.

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