Oltre cinquanta film da più di venti Paesi, nove giorni di cinema, arte, natura e partecipazione sul Monte Faito. Premiati i migliori documentari di un'edizione che ha trasformato la montagna in un laboratorio internazionale di incontro e condivisione Vico Equense - Si è conclusa con la proclamazione dei vincitori e una grande partecipazione di pubblico la diciannovesima edizione del Faito Doc Festival, che dal 18 al 26 luglio ha trasformato il Monte Faito in un laboratorio internazionale di cinema del reale, confermandosi uno degli appuntamenti più originali e partecipati dedicati al documentario in Italia.
Per nove giorni il tema della "Comunità" ha attraversato ogni appuntamento del festival: dalle proiezioni agli incontri con gli autori, dai laboratori alle mostre, fino alle passeggiate nella natura e ai concerti, costruendo un'esperienza collettiva in cui il cinema è diventato occasione di dialogo, confronto e partecipazione.
Ad aggiudicarsi il Grand Prix della Giuria Internazionale dei Magnifici è stato "Al Oeste, en Zapata", mentre il Premio Ottica Sacco è andato a "Blue Heart". La stessa giuria ha assegnato il premio per il miglior cortometraggio a "As the Crow Flies", già vincitore anche del riconoscimento della Giuria Giovani, confermando il consenso unanime raccolto dall'opera. Le menzioni speciali sono andate a "Sea Graves" per i cortometraggi e "Les Recommencements" per i lungometraggi.
La Giuria Giovani ha inoltre premiato come miglior lungometraggio "Rashid, l'enfant de Sinjar", intenso racconto dedicato a un giovane yazida sopravvissuto all'ISIS, assegnando una menzione speciale a "#SainteJulie". Per i cortometraggi, oltre al premio ad "As the Crow Flies", la menzione è andata ad "Al Basateen".
Il Premio del Pubblico ha confermato il forte coinvolgimento degli spettatori premiando "Mamá" come miglior lungometraggio e "No veía los colores" come miglior cortometraggio.
Tra i riconoscimenti speciali, il Premio Il Camino, assegnato dalla giuria composta dai residenti del centro terapeutico-riabilitativo, è stato attribuito a "Rien ne dort", con una menzione speciale per "Buda", mentre il Premio Doc Camp, espresso dalla comunità del campeggio del festival, è andato a "Confession". Presenti alla cerimonia anche il sindaco di Vico Equense Giuseppe Aiello e il vicesindaco Annalisa Donnarumma.
L'edizione 2026 ha proposto oltre 50 documentari provenienti da più di 20 Paesi, raccontando guerre, migrazioni, memoria, diritti umani, ambiente, inclusione e resistenza attraverso lo sguardo di autori provenienti da tutto il mondo. Accanto alla competizione internazionale hanno trovato spazio anche importanti produzioni italiane dedicate ai temi della maternità, dell'inclusione sociale, del teatro civile e della rigenerazione culturale delle periferie.
Quasi la metà delle proiezioni è stata accompagnata dalla presenza di registi, produttori e protagonisti, trasformando ogni visione in un'occasione di confronto diretto con il pubblico.
Grande partecipazione anche per il V Pitching Faito Doc – "Ali per la Creazione", realizzato con SABAM, SCAM e ZaLab con il patrocinio della SIAE, che ha visto sei autori sviluppare i propri progetti documentari affiancati da professionisti internazionali, confermando la vocazione del festival come luogo di formazione e crescita per il nuovo cinema del reale. Gli operatori del settore hanno inoltre preso parte all'incontro professionale con Noël Magis, direttore di screen.brussels, dedicato alle opportunità internazionali per il documentario.
Ampio spazio è stato riservato anche alle attività dedicate alle famiglie con Docs for Kids, alle proiezioni di cinema muto accompagnate dalla musica dal vivo e alla collaborazione con il Centro terapeutico-riabilitativo Il Camino, protagonista della scenografia collettiva "Una Comunità in Cartapesta", simbolo concreto del dialogo tra creatività, inclusione e partecipazione.
Il festival ha coinvolto il pubblico anche attraverso un ricco programma di mostre fotografiche e artistiche, con le esposizioni di Salvatore De Stefano, Thérèse Di Campo, Alessia Capasso, Franco Massa, Sophie Veys, Max Hermosillo, Dom Cuomo e Nayla Martinez, affiancate da incontri con associazioni impegnate nel sociale come SOS Mediterranee, Spartak Napoli, Oltre il Guscio e Una e Centomila.
Attorno alla Casa del Cinema è tornato inoltre il Faito Doc Camp, spazio di condivisione dove artisti, studenti, volontari e spettatori hanno vissuto insieme un'esperienza fatta di laboratori, yoga, meditazione, confronto e vita comunitaria. Le passeggiate naturalistiche, i concerti e gli eventi diffusi hanno accompagnato il pubblico fino alla giornata conclusiva, culminata nella camminata dal Monte Faito a Pimonte, tra musica e valorizzazione delle eccellenze gastronomiche del territorio.
«Ogni edizione del Faito Doc Festival - dichiarano Nathalie Rossetti e Turi Finocchiaro, direttori artistici festival - ci ricorda che il documentario non è soltanto uno strumento di racconto, ma un luogo di incontro. In questi giorni il Monte Faito è diventato uno spazio condiviso in cui autori, spettatori, artisti, studenti e cittadini hanno costruito una comunità attraverso il cinema, il dialogo, le mostre e le tante esperienze che hanno animato il festival. È questa la nostra idea di cultura: creare connessioni, favorire l'ascolto, dare voce a storie capaci di superare confini geografici e culturali. Siamo profondamente grati a tutti coloro che hanno reso possibile questa edizione, dagli ospiti ai volontari, dai partner al pubblico che, con la sua partecipazione, ha confermato come esista un bisogno autentico di luoghi in cui confrontarsi e crescere insieme. Il Faito Doc Festival si conclude, ma il senso di questa comunità continua a vivere nelle relazioni nate in questi nove giorni e nelle immagini che porteremo con noi».
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